Khan Yunis, raid in ospedale in cerca dei corpi degli ostaggi

L’irruzione delle forze speciali israeliane anche nel reparto maternità: "Hamas ha tenuto nella clinica Nasser i prigionieri". Ong in fuga: "Arresti, morti e feriti"

Khan Yunis, raid in ospedale in cerca dei corpi degli ostaggi
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Bambini, donne, civili in genere e ospedali, sono da sempre bersagli da non colpire in una qualsiasi guerra. Quello che sta succedendo in questi mesi a Gaza ha ribaltato ogni convenzione forse, anche perché una guerra come questa, più simile a uno scenario da fiction che a un conflitto reale, non c’è mai stata. E allora, se dopo due mesi di conflitto l’opinione pubblica e molti governi mondiali criticano Israele per le operazioni contro i civili, ecco che gli ospedali diventano giocoforza obiettivi. Un po’ per la natura della guerra, un po’ per l’assenza di remore ma in buona parte perché è stato dimostrato che Hamas utilizza gli ospedali della Striscia come centri di comando e rifugi e prigioni per gli ostaggi.

Per questo l’esercito israeliano ha organizzato un blitz all’interno dell’ospedale Nasser di Khan Yunis, il più grande del Sud della Striscia e uno dei pochi ancora funzionanti. Con gli occhi di tutti addosso, l’esercito è stato preparato ad hoc per l’operazione. Prima è arrivato l’ordine di evacuazione per i civili che avevano trovato rifugio e per i pazienti non gravi. Poi, quelli che non potevano essere spostati sono stati radunati in un unico edificio. Infine, ieri mattina, il blitz vero e proprio. Dopo aver sfondato il muro sul lato Sud del complesso, anche con un carro armato, con droni e armi leggere, sono entrati dentro alla struttura. Almeno una persona è comunque rimasta uccisa mentre l’esercito rivendica l’arresto di diversi palestinesi, tra cui uno che lavora per Medici senza frontiere. La principale ragione dell’operazione era la ricerca di ostaggi ancora in vita, oltre che del recupero di alcuni corpi di quelli uccisi dai terroristi. Ricerca finora infruttuosa ma l’Idf è certa che all’interno siano stati tenuti prigionieri.

«Un’azione precisa e limitata. Avevamo informazioni precise per cui esponenti di Hamas si nascondono e hanno tenuto ostaggi nell’ospedale», ha detto il portavoce dell’esercito Daniel Hagari.
«I terroristi di Hamas si nascondono dietro i civili. Israele intende garantire che l’ospedale Nasser continui la sua importante funzione di curare i pazienti di Gaza», ha aggiunto, ribadendo che lo scopo delle truppe è «trovare gli ostaggi e riportarli a casa e dare la caccia ai terroristi di Hamas ovunque si nascondano». Israele sostiene che «oltre l’85% delle principali strutture mediche di Gaza sono state utilizzate da Hamas per operazioni terroristiche».

L’esercito israeliano ha anche annunciato che in un’altra operazione ha ucciso Ahmed Ghoul, comandante nel Battaglione Shati di Hamas, che aveva preso parte al massacro del 7 ottobre. Ghoul aveva anche preso in ostaggio la soldatessa Noa Marciano, poi uccisa nell’ospedale Shifa. Di contro, il direttore dell’ospedale Nahed Abu-Teima parla di «situazione catastrofica» all’interno della struttura e Medici senza Frontiere racconta un’altra versione dell’accaduto. «Il personale medico è stato costretto ad abbandonare l’ospedale, e soprattutto i pazienti al suo interno. Un numero imprecisato di morti e feriti si registrano dopo l’attacco e un membro dello staff di Medici senza frontiere risulta ancora irreperibile. Chiediamo alle forze israeliane di interrompere immediatamente questo attacco, poiché mette in pericolo il personale medico e i pazienti».

Operazione mirata o caos, poco cambia per i civili nella Striscia la cui situazione è sempre più drammatica. Se il segretario alla Difesa americano Lloyd J. Austin, durante una telefonata con il ministro della Difesa Yoav Gallant (nella foto) ha sottolineato l’importanza di proteggere i civili e garantire aiuti umanitari prima di qualsiasi operazione, l’Organizzazione mondiale per la sanità avverte dei rischi di un’offensiva militare a Rafah: «Sarebbe una catastrofe umanitaria oltre ogni immaginazione».

Il rappresentante dell’Oms nei territori palestinesi Rik Peeperkorn, parla di ospedali «completamente sovraccarichi e sull’orlo del collasso, con almeno 1,5 milioni di abitanti che sono ora stipati in tende di fortuna e rifugi dappertutto». Inoltre, l’Oms richiede con urgenza corridoi umanitari per i civili a prescindere da un eventuale cessate il fuoco. Che ogni giorno che passa sembra sempre più complicato realizzare.

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