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L'ombra di uno choc petrolifero: cosa può succedere a Hormuz dopo gli attacchi in Iran

Stop alle spedizioni nello Stretto strategico. Fino al 31% del greggio mondiale via mare bloccato. Asia la più esposta, mercati pronti a reagire lunedì con nuovi rialzi

L'ombra di uno choc petrolifero: cosa può succedere a Hormuz dopo gli attacchi in Iran

L'operazione militare “Epic Fury”, l'attacco congiunto Usa-Israele per cercare di decapitare il regime iraniano che ha preso il via questa mattina alle 7:30 circa (ora italiana), sta già facendo sentire i suoi effetti sui flussi di petrolio del Golfo Persico.

Diverse grandi compagnie petrolifere e società commerciali hanno sospeso le spedizioni di petrolio e carburante attraverso lo Stretto di Hormuz a causa del conflitto in corso, secondo fonti di Reuters. La vitale arteria petrolifera è quindi già chiusa, senza bisogno di alcun tipo di intervento militare da parte delle Guardie della Rivoluzione Islamica (i pasdaran), che nel recente passato avevano più volte paventato e messo in atto, sebbene per poche ore, il blocco dello Stretto.

L’importanza di Hormuz per il mercato asiatico degli idrocarburi

Lo scorso 17 febbraio, infatti, l'Iran aveva chiuso parzialmente quel collo di bottiglia marittimo, di importanza strategica, per presunte “precauzioni di sicurezza” mentre i pasdaran stavano conducendo esercitazioni militari nella via d'acqua. Quella è stata la prima volta che l'Iran ha chiuso Hormuz da quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato Teheran di un'azione militare.

Secondo stime ufficiali, attraverso Hormuz transitano circa dai 13 ai 20 milioni di barili di greggio al giorno, per un valore di più di 500 miliardi di dollari, pari a circa il 31% dei flussi globali di greggio via mare. Il greggio che attraversa lo stretto sulle petroliere proviene da Iran, Iraq, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Hormuz ha anche un ruolo cruciale nel commercio di gas naturale liquefatto (Gnl). Nel 2024, circa un quinto delle spedizioni globali di Gnl è transitato attraverso lo Stretto, con il Qatar che faceva sommare la stragrande maggioranza di tali volumi. Attraverso Hormuz passano flussi di Gnl in entrambe le direzioni: Kuwait ed Emirati Arabi Uniti importano forniture provenienti da fonti esterne al Golfo, comprese spedizioni dagli Stati Uniti e dall'Africa occidentale.

Si stima che nel 2024 l'84% delle spedizioni di petrolio greggio e di condensati che sono transitate attraverso lo Stretto erano dirette ai mercati asiatici. Un andamento simile si riscontra nel commercio del gas, con l'83% dei volumi di Gnl destinato all'Asia. Cina, India, Giappone e Corea del Sud hanno assorbito complessivamente il 69% di tutti i flussi di petrolio greggio e condensati attraverso Hormuz lo scorso anno.

Trump spera forse in un rialzo contenuto dei prezzi al barile

Sebbene a risentire maggiormente dell'interruzione dei flussi di idrocarburi dal Golfo Persico sarà l'Asia, India compresa, i mercati sicuramente reagiranno con l'aumento dei prezzi al barile, come già osservato altre volte in caso di crisi che hanno messo a rischio i traffici marittimi, vedasi nel Mar Rosso per via degli attacchi degli Houthi, proxy di Teheran, al naviglio in transito.

Già venerdì, i prezzi del petrolio hanno raggiunto il massimo negli ultimi sette mesi, mentre i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran hanno dimostrato di non raggiungere nessun risultato, e a fronte della crescente presenza militare statunitense nella regione. Con l'attacco di oggi, l'effetto, soprattutto se le operazioni si protrarranno per qualche giorno determinando quindi l'ulteriore prolungamento del fermo imposto dalle compagnie petrolifere, sarà un ulteriore aumento dei prezzi delle contrattazioni alla riapertura dei mercati il prossimo lunedì.

In ogni caso, il mercato petrolifero globale è ben rifornito, con un surplus sufficiente andatosi a produrre dopo lo sblocco del petrolio venezuelano post operazione militare Usa che ha portato alla cattura dell'ex presidente Nicolas Maduro, il che ha forse incoraggiato l'amministrazione Trump a colpire, in quanto evidentemente si aspetta un impatto

minimo sui prezzi del petrolio, e riteniamo non sia un caso che gli Stati Uniti abbiano deciso di colpire il sabato, a mercati chiusi: probabilmente Washington conta di risolvere la situazione in un paio di giorni al massimo.

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