Leggi il settimanale

Il messaggio di morte del fantasma Mojtaba. "Vendetta per i martiri. Hormuz non riapre"

Il primo comunicato della Guida Suprema. Giallo sulla sua salute: in coma o solo ferito?

Il messaggio di morte del fantasma Mojtaba. "Vendetta per i martiri. Hormuz non riapre"
00:00 00:00

Mojtaba Khamenei è una foto con un messaggio letto da qualcun altro. La sua voce non si sente, la Guida Suprema non appare in video se non attraverso una recente immagine scelta dalla tv di Stato per accompagnarne il proclama. Minaccia vendetta, promette resistenza, lancia appelli ai Paesi del Golfo e insiste sulla chiusura dello Stretto di Hormuz. Ma Mojtaba resta un fantasma. Per conto suo, è una conduttrice tv a rilanciare quello che in apparenza viene venduto come il primo annuncio del leader assoluto dell'Iran. Eppure il messaggio recapitato all'emittente di regime è solamente una nota scritta. Troppo poco per spegnere le indiscrezioni che, dopo un silenzio assordante fino a ieri, nel quarto giorno successivo alla travagliata elezione del nuovo dittatore e a due settimane dall'inizio del conflitto con Stati Uniti e Israele, raccontano Mojtaba ferito, amputato o persino in stato comatoso, anche se in serata l'ambasciatore dell'Iran in Tunisia, Mir Masoud Hosseinian, in un'intervista spiega che Mojtaba avrebbe riportato lievi ferite nello stesso attacco in cui è stato ucciso il padre Ali Khamenei: «Non si tratta di una ferita grave e sta guarendo». Secondo una fonte dall'Iran, che ha comunicato con un dissidente in esilio a Londra ed è stata rilanciata dal britannico Sun, in quel bombardamento durato meno di un minuto, Mojtaba Khamenei avrebbe invece perso almeno una gamba, forse due, e si troverebbe in terapia intensiva all'ospedale universitario Sina, nel quartiere storico di Teheran, circondato da agenti e curato dal ministro della Sanità, il più prestigioso chirurgo traumatologo del Paese, Mohammad Reza Zafarghandi.

Che Khamenei sia in coma o ferito, il messaggio resta un manifesto rilevante sulla direzione che la Repubblica islamica intende prendere nel conflitto, oggi al suo quattordicesimo giorno e che ieri ha visto Usa e Israele prendere di mira anche la centrale nucleare di Taleghan, a sud di Teheran. Nessuna resa, resistenza a oltranza, è la sintesi del comunicato di Mojtaba. Nel testo letto in tv, il presunto Khamenei - che il premier israeliano Benjamin Netanyahu definisce «burattino nelle mani delle Guardie della Rivoluzione» - promette: «Non ci ritireremo mai. Vendicheremo il sangue dei nostri martiri, di tutti i nostri cittadini, in particolare di donne e bambini». Esplicito il riferimento al bombardamento sulla scuola elementare di Minab, che secondo indagini preliminari dell'esercito statunitense sarebbe stata colpita per errore da un missile Tomahawk americano, provocando la morte di 175 persone, tra cui 165 studentesse. Il fantasma Mojtaba chiede unità nazionale contro «il Grande Satana», annuncia ai Paesi del Golfo, che definisce «amici», di voler continuare ad attaccare le basi americane finché non chiuderanno, annuncia che lo stretto di Hormuz resterà chiuso «come strumento di pressione contro i nemici dell'Iran». Poi avverte di voler aprire nuovi fronti di guerra e che la Repubblica islamica «cercherà di avere un risarcimento per i danni subiti», minacciando il sequestro o la distruzione di beni americani, se Washington rifiutasse.

Più tardi è un altro esponente della teocrazia a farsi beffa dei nemici e rilanciare le minacce. Ali Larijani, segretario del Supremo Consiglio di sicurezza, spiega che «avviare una guerra è facile, ma non vi si pone fine con qualche tweet. Non vi lasceremo andare finché non ammetterete il vostro errore e pagherete il prezzo».

Da Israele, Uzi Rabi, accademico dell'Università di Tel Aviv e massimo esperto di geopolitica del Medioriente e dell'Iran, a capo del programma di cooperazione regionale del think tank israeliano Moshe Dayan, ci conferma che «il nome di Khamenei è ormai solo la facciata di un potere detenuto di fatto dalle Guardie della Rivoluzione, che sono ormai informalmente il sovrano supremo della Repubblica islamica».

Rabi ipotizza che l'Iran possa avviarsi verso un regime con caratteristiche diverse da quello attuale. «I Pasdaran non sono meno crudeli e barbari degli ayatollah e con loro potremmo assistere alla trasformazione del Paese in una dittatura militare, con cui non è escluso che gli Stati Uniti possano trovare un accordo».

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica