Non è foriero di buone notizie il generale Eirik Kristoffersen, che nella posizione di capo della difesa norvegese ha affermato che Oslo non può escludere la possibilità di una futura invasione russa del Paese, “suggerendo che Mosca potrebbe intervenire sulla Norvegia per proteggere le sue risorse nucleari dislocate nell'estremo nord”. Se questo accadesse, la Norvegia, tra i 12 paesi fondatori dell’Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, trascinerebbe l’Alleanza Atlantica nella terza guerra mondiale in virtù dell'Articolo 5, che garantisce il principio di difesa collettiva.
"Non escludiamo un'espropriazione di territorio da parte della Russia come parte del loro piano per proteggere le proprie capacità nucleari, che è l'unica cosa che gli è rimasta che minaccia effettivamente gli Stati Uniti", ha dichiarato il generale del Reale esercito norvegese Kristoffersen, allarmando la comunità internazionale con dei gelidi venti di guerra che proverrebbero proprio dalla penisola di Kola, dove Mosca possiede le basi strategiche che ospitano i sottomarini nucleari della Flotta del Nord, e parte dell’arsenale atomico, asset offensivi essenziali in caso di una guerra convenzionale contro la NATO.
Nell’intervista rilasciata al Guardian, il generale norvegese ha dichiarato di non poter “escludere” il rischio di un’invasione perché essa è “ancora un’opzione" per la Federazione Russa che potrebbe voler mettere al sicuro “le sue capacità nucleari, le sue capacità di secondo attacco, siano protette. Questo è più o meno lo scenario che prevediamo nell'estremo nord”. L’affermazione del capo di stato maggiore norvegese, estrapolata da un’intervista più ampia, che ha toccato le mire statunitensi nei confronti della Groenlandia, e l’uscita infelice del presidente Donald Trump, che ha sminuito il ruolo degli alleati nel campo di battaglia dell’Afghanistan, è decisamente preoccupante, ma evoca un’opzione che possiamo considerare comunque “remota”, proprio in virtù di quell’Articolo 5. Capo della difesa norvegese dal 2020, il generale Kristoffersen è anche vertice dei servizi segreti norvegesi, o l’E-tjenesten, l’intelligence militare esterna che opera sotto il controllo del Ministero della Difesa. Per questo possiamo immaginare che l’allarme che è stato lanciato da Oslo possa essere basato su informative dell’intelligence condizionate dalla tensione che le azioni attribuite all’ampia campagna di “guerra ibrida” interessano i confini dell’Alleanza Atlantica, e sono aumentate dopo l'invasione russa dell’Ucraina, un precedente che ha messo in guardia tutti i Paesi europei che confinano con la Federazione Russa, costringendo Paesi Baltici, Polonia, Svezia, Finlandia e Norvegia a riconsiderare ipotesi abbandonate dai tempi della Guerra Fredda e a impegnarsi nell’innalzare i livelli di sicurezza.
La Norvegia ha rafforzato le sue aree di confine con la Russia nell'estremo nord e deve tenere “presente l’ipotesi della minaccia di un'invasione russa tradizionale”, “preparandosi al peggio” per contrastare anche minacce minori, come sabotaggi e le azioni ibride. Riponendo la massima fiducia nei “contatti diretti per le missioni di ricerca e soccorso nel Mare di Barents”, che rappresenta un canale di comunicazione essenziale per “evitare escalation basate su incomprensioni”.
Un telefono rosso che Oslo e Mosca dovrebbero poter usare per scongiurare il rischio di un’invasione e per chiarire le divergenze sulla “militarizzazione occulta delle Svalbard”, che Kristoffersen ritiene essere una semplice “affermazione propagandistica” a cui Mosca non ha mai creduto veramente.