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Nave cisterna russa in fiamme nel Mediterraneo: sospetto attacco ucraino con droni navali dalla Libia

Esplosioni e incendio sulla metaniera Arctic Metagaz al largo di Malta. L’equipaggio in salvo mentre cresce la tensione: il conflitto tra Russia e Ucraina potrebbe estendersi alle rotte energetiche del Mediterraneo

Nave cisterna russa in fiamme nel Mediterraneo: sospetto attacco ucraino con droni navali dalla Libia

Una petroliera per il trasporto di Gnl, l'Arctic Metagaz, ha preso fuoco nel Mar Mediterraneo. Reuters ha riferito, citando fonti marittime, che la nave sanzionata da Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito era in fiamme vicino alla costa di Malta, mentre altri organi di stampa hanno localizzato l'incidente più vicino alla costa libica. Il relitto si trova ora a circa 130 miglia nautiche a nord del porto libico di Sirte, in un’area ricadente nella zona di responsabilità libica per la ricerca e il soccorso marittimo. Secondo i dati di tracciamento navale, l’unità aveva segnalato la propria posizione al largo delle coste maltesi il giorno precedente all’incidente.

L'imbarcazione, vecchia di 23 anni, era originariamente di proprietà e gestita dalla compagnia norvegese Bergesen con il nome di Berge Everett. La petroliera è ora di proprietà della Lathyrus Shipping Company, registrata in Liberia. Secondo Equasis, la nave ha cambiato nome quattro volte, bandiera sette volte e gestore otto volte negli ultimi quattro anni.

Il rogo della Arctic Metagaz

I dati di tracciamento della nave indicano che la petroliera ha zigzagato al largo della penisola di Kola prima di dirigersi verso il terminal. Per un certo periodo, è anche andata alla deriva al largo della penisola di Rybachy, a pochi chilometri dal confine norvegese.

Prima dell'incidente, la petroliera aveva caricato GNL nella baia di Ura, nella penisola di Kola, dove era attraccata accanto all'unità di stoccaggio galleggiante di 400 metri Saam FSU . Le immagini satellitari del 18 febbraio mostrano le due navi ormeggiate una accanto all'altra durante le operazioni di trasbordo.

Le foto e i video pubblicati sui social media relativi all'incendio segnalato sembrano mostrare grandi fiamme che si sprigionavano dalla nave nelle prime ore di ieri. Citando le forze armate di Malta, Reuters ha riferito che l'equipaggio è stato trovato sano e salvo a bordo di una scialuppa di salvataggio all'interno della zona di ricerca e soccorso della Libia.

L’ipotesi dei droni

Una fonte ha dichiarato alla Reuters che l'incendio potrebbe essere stato causato da un attacco ucraino. Oggi l’agenzia Tass ha affermato, citando il Ministero dei trasporti russo, che la nave cisterna è stata attaccata da droni marittimi ucraini. Secondo il rapporto, la nave è partita dal porto russo di Murmansk ed è stata attaccata da droni marini lanciati al largo delle coste libiche. Kiev non ha rivendicato ufficialmente l’operazione, ma è notorio come negli ultimi anni ha sviluppato una strategia di guerra asimmetrica in mare basata proprio sull’impiego di droni navali contro infrastrutture e navi legate alla Russia.

Secondo il quotidiano greco Naftemporiki, la petroliera aveva disattivato l’AIS durante gli ultimi chilometri del suo viaggio. Secondo il ministero dei Trasporti russo, inoltre, "La petroliera stata attaccata dalla costa della Libia da imbarcazioni ucraine senza equipaggio. Grazie agli sforzi coordinati dei servizi di soccorso maltesi e russi, tutti i 30 membri dell'equipaggio, tutti cittadini russi, sono stati tratti in salvo. Il ministero dei Trasporti classifica l'attacco come atto di terrorismo internazionale, una grave violazione delle norme fondamentali del diritto marittimo internazionale. Tali atti criminali, commessi con la connivenza delle autorità degli Stati membri dell'Ue, non devono passare inosservati alla comunità internazionale".

Un salto strategico nella guerra marittima?

Se l’ipotesi venisse confermata, si tratterebbe di un passaggio strategico di grande rilievo per Kiev sotto diversi aspetti. In primo luogo segnerebbe un’espansione del teatro di guerra oltre il Mar Nero, dimostrando la capacità ucraina di colpire interessi russi anche a migliaia di chilometri dal proprio territorio e lungo rotte marittime globali. In secondo luogo l’obiettivo potrebbe essere legato alla cosiddetta “flotta ombra” energetica russa, la rete di petroliere e metaniere utilizzata da Mosca per continuare a esportare idrocarburi nonostante le sanzioni occidentali: attacchi di questo tipo aumenterebbero i rischi e i costi per queste operazioni.

Un eventuale lancio dei droni dalla Libia rappresenterebbe inoltre una dimostrazione di capacità tecnologica, logistica e di intelligence, perché l’Ucraina non possiede basi militari nel Paese nordafricano e dovrebbe quindi operare attraverso modalità indirette tipiche della guerra asimmetrica: piccoli team sotto copertura, reti di intelligence, appoggi logistici locali o piattaforme civili modificate in mare. La Libia, caratterizzata da un controllo statale frammentato e dalla presenza di numerose milizie lungo la costa, offre infatti aree portuali e tratti di litorale difficili da monitorare, che potrebbero essere sfruttati per operazioni clandestine.

In questo scenario i droni navali potrebbero essere stati trasportati e assemblati in modo discreto e poi lanciati verso il bersaglio, portando il conflitto russo-ucraino dentro una delle rotte energetiche più sensibili del Mediterraneo.

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