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Navi Usa verso Hormuz per sfidare le mine iraniane: missione ad alto rischio per sbloccare il petrolio

La Uss Tulsa e la Uss Santa Barbara puntano al Golfo per riaprire una rotta vitale sotto la minaccia di droni, missili e barchini esplosivi dei pasdaran

Navi Usa verso Hormuz per sfidare le mine iraniane: missione ad alto rischio per sbloccare il petrolio
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Due navi da guerra della Marina statunitense, le unità classe Independence Uss Tulsa e Uss Santa Barbara, stanno facendo rotta verso il Medio Oriente per entrare nell'area di responsabilità del Centcom e assumere il ruolo di “dragamine”. Potrebbe toccare a loro il delicato compito di liberare lo Stretto di Hormuz dalle mine navali posate dai Guardiani della Rivoluzione Islamica per interdire il traffico marittimo e bloccare le rotte commerciali, costringendo quasi 600 navi – tra petroliere, gassiere e portacontainer – a restare ferme nel Golfo Persico.

Queste due navi da combattimento litoranee, o Lcs, sono configurate per operazioni di dragaggio mine e sono già state impiegate in Medio Oriente, raccogliendo il testimone del gruppo di cacciamine classe Avenger che era di stanza in Bahrein.

Ora che il principale problema dell’escalation con l’Iran è rappresentato dal blocco imposto dai Guardiani della Rivoluzione Islamica sullo stretto strategico di Hormuz, sbocco vitale per l'economia globale attraverso il quale passa circa il 20% del petrolio mondiale e un quarto delle esportazioni globali di gas liquido, le unità capaci di eliminare questa grave minaccia per la navigazione sono essenziali, pur rappresentando un pericolo per le navi che potrebbero trovarsi a scandagliare e dragare uno stretto braccio di mare sotto il tiro dei pasdaran, che nell’ultima settimana hanno già lanciato droni suicidi e droni navali della cosiddetta “Mosquito fleet”, impiegati come battelli esplosivi contro diversi mercantili.

Secondo quanto riportato dagli analisti militari, la Uss Tulsa e la Uss Santa Barbara sono tra le poche navi da combattimento litoranee della classe Independence dotate di un pacchetto di missione per le contromisure antimine, che include sonar trainati per la ricerca di mine, veicoli di superficie senza pilota con attrezzature per lo sminamento e sistemi di rilevamento e neutralizzazione delle mine trasportati da elicotteri Mh-60 Sea Hawk imbarcati.

Queste particolari navi, con scafo trimarano in legno rivestito in fibra di vetro per ridurre la vulnerabilità, in particolare alle mine che rilevano i bersagli tramite la loro firma magnetica, sono lunghe 127 metri, hanno un equipaggio di 40 elementi tra ufficiali e marinai, possono difendersi da diverse minacce nonostante la potenza di fuoco relativamente limitata e dovrebbero essere scortate da altre unità navali per un’adeguata difesa antiaerea. Attraverso il sistema di caccia mine AQS-20 dovrebbero essere in grado di individuare, seppur con qualche criticità, le mine piazzate nelle “acque torbide e soggette a forti correnti” che conducono al Golfo Persico.

Sebbene l’informazione che l'Iran abbia posato o tentato di posare mine nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti non sia stata confermata, lo shock economico causato dal blocco imposto dai Guardiani della Rivoluzione rappresenta attualmente una delle principali difficoltà per gli Stati Uniti, costretti a rispondere a una decisione repentina e, secondo molti analisti, “poco ponderata” in un contesto caratterizzato da variabili decisamente aleatorie a livello geostrategico.

Le rotte commerciali sono attualmente esposte al tiro di missili antinave, droni suicidi e battelli carichi di esplosivo controllati da remoto dagli iraniani, che vogliono impedire il transito di tutte le navi non autorizzate. I funzionari statunitensi, in risposta a chi aveva paventato l’idea di una scorta militare per i convogli, hanno affermato che l’Us Navypuò farlo”, ma non è ancora pronta a fornire una protezione adeguata, che si stima dovrebbe coinvolgere una o due navi militari per ogni petroliera e almeno il doppio di unità per convogli composti da cinque o più mercantili. Una condizione che non rappresenta una soluzione rapida per riportare alla normalità il transito e la sicurezza delle acque di Hormuz.

La minaccia costante dei pasdaran continua a rendere estremamente critica la situazione nello Stretto, con ripercussioni significative sul mercato globale dell’energia e sul commercio internazionale, lasciando ai cacciatori di mine

dell’Us Navy una missione tanto complicata e quanto delicata. Si ritiene che le due navi, che hanno fatto scalo in Malesia, potrebbero raggiungere l’area delle operazioni navali entro una decina di giorni.

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