"L'Occidente ci vuole invadere". Lukashenko contro la Nato

Il presidente bielorusso ha giustificato la decisione di Mosca di piazzare armi atomiche nel proprio territorio per via di "minacce senza precedenti" da parte dell'Occidente contro Minsk

"L'Occidente ci vuole invadere". Lukashenko contro la Nato

Non armi per minacciare l'Europa, bensì per difendersi dall'occidente. Il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, ha così motivato la scelta di Mosca, annunciata nei giorni scorsi, di piazzare in Bielorussia una parte del proprio arsenale atomico. Secondo il numero uno di Minsk, le minacce esterne al proprio Paese sono tali da giustificare il dispiegamento di armi non convenzionali russe. Il tutto secondo l'ottica degli accordi di difesa tra Russia e Bielorussia in vigore già da diversi anni.

Le parole di Lukashenko

Il presidente bielorusso è tornato sull'argomento nelle scorse ore. Lo ha fatto in un discorso alla nazione in cui ha parlato di minacce da parte dell'Occidente. "Il dispiegamento di testate nucleari tattiche in Bielorussia - ha dichiarato Lukashenko - forniscono la possibilità di proteggere il Paese dalle minacce dell'Occidente".

Chiara quindi la linea di Minsk: di fronte alla possibilità, considerata concreta, di un'invasione da ovest la Russia è chiamata a difendere la Bielorussia anche piazzando ordigni nucleari a pochi passi dai confini con la Polonia. "I Paesi occidentali rafforzano la loro presenza militare in Polonia, ai confini con la Bielorussia - ha infatti dichiarato, proseguendo su questa linea, Lukashenko - e pianificano di invadere e distruggere il Paese".

"Mai nella nostra storia contemporanea - ha concluso Lukashenko - abbiamo dovuto affrontare una situazione tanto pericolosa in cui dobbiamo prestare attenzione a preservare la sovranità e l'indipendenza del nostro Paese". Per la verità, il presidente bielorusso non ha indicato prove specifiche e né ha parlato nel dettaglio di possibili piani di invasione della Bielorussia.

Consapevole di una popolarità interna poco elevata, Lukashenko prova a compattare l'opinione pubblica attorno al tema della minaccia esterna. E, al tempo stesso, ha così giustificato la mossa di Mosca di piazzare armi nucleari nel proprio territorio. Non è la prima volta del resto che Lukashenko parla di possibile invasione. Nei mesi scorsi lo ha fatto a proposito di presunti piani ucraini per attaccare Minsk. Circostanza che ha determinato uno schieramento di forze russe e bielorusse lungo i confini.

Il perché della mossa russa

In realtà, la futura presenza di ordigni atomici in Bielorussia è da rapportare alla strategia di Mosca volta a rispondere al recente allargamento della Nato. In questi giorni la Finlandia ha ultimato il processo di adesione all'interno dell'Alleanza Atlantica, circostanza vista dal Cremlino come una minaccia.

Per tutta risposta quindi, Vladimir Putin ha deciso di piazzare nel Paese alleato parte del proprio arsenale. "Addestreremo i militari - ha dichiarato infatti il capo del Cremlino subito dopo l'annuncio delle armi da destinare a Minsk - proprio come gli Usa fanno in Europa". La scelta di Putin ha generato critiche e apprensioni. Anche se armi atomiche russe sono già presenti da anni nell'enclave di Kaliningrad, molto più a ovest rispetto alla Bielorussia.

Minsk propone tregua, Mosca rifiuta

C'è poi un altro importante passaggio del discorso di Lukashenko, riferito sempre alle armi atomiche. "Se il Cremlino - ha detto - capisce di essere vicino al collasso, è probabile che le armi atomiche verranno utilizzate". Da qui, la proposta di una tregua da parte del presidente bielorusso e l'appello per l'avvio di negoziati in grado di fermare subito il conflitto ed evitare altre conseguenze.

Dal Cremlino però non sono arrivate aperture in tal senso.

"Niente è cambiato nel contesto dell'Ucraina - ha replicato poche ore fa il portavoce della presidenza russa, Dmitri Peskov - l'operazione speciale militare continua, dal momento che è l'unico modo per raggiungere gli obiettivi che abbiamo oggi".

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