Nuova battuta d’arresto negli sforzi diplomatici messi in campo dall’amministrazione americana per fermare la guerra in Ucraina. Poche ore dopo la conclusione degli incontri tra le delegazioni di Kiev e Mosca mediati da Washington negli Emirati Arabi, il ministro degli Esteri della Federazione Sergei Lavrov ha dichiarato che il suo Paese ha accettato la proposta per porre fine al conflitto presentata da Donald Trump ad Anchorage lo scorso agosto ma, a detta del massimo rappresentante della politica estera russa, il presidente Usa avrebbe fatto retromarcia sugli accordi presi non riducendo le sanzioni internazionali. “Resta ancora molta strada da fare”, ha detto Lavrov abbassando così le aspettative per i nuovi colloqui diplomatici previsti la prossima settimana a Miami.
Le parole del ministro degli Esteri russo sembrano malcelare la strategia del Cremlino volta ad avanzare il più possibile nel Donbass per arrivare a trattare al tavolo dei negoziati da una posizione di forza. Lo dimostrano i continui attacchi lanciati da Mosca contro le città ucraine in uno tra gli inverni più freddi degli ultimi anni. Blitz che servono a fiaccare lo spirito dei civili mentre la guerra d’attrito tra i due eserciti rivali prosegue senza sosta.
Come se non bastasse, la situazione per Kiev potrebbe andare incontro ad un ulteriore peggioramento. Secondo osservatori militari ucraini e internazionali citati dal Kyiv Post, la Russia starebbe concentrando truppe e materiale bellico per una massiccia offensiva al fine di sconfiggere l’Ucraina e dettare le condizioni di pace entro la fine dell’estate. Tra coloro che hanno pronunciato tale allarme c’è Roman Pohorily, co-fondatore del gruppo di ricerca militare Deep State Ua, il quale sostiene che Mosca sta accumulando riserve strategiche per un assalto su larga scala che dovrebbe essere lanciato nella tarda primavera prima nel settore orientale e poi in quello meridionale dell’Ucraina.
L’offensiva russa, ha spiegato Pohorily, sarà diretta verso le principali città delle regioni di Donetsk, Sloviansk e Kramatorsk nell’Ucraina orientale con l’intento di richiamare e distruggere la maggior parte delle unità terrestri dell’esercito ucraino che convergeranno sull’area in questione. Un “attacco di supporto” dovrebbe essere poi lanciato ad inizio estate nei territori meridionali dell’Ucraina e mirerebbe alle città di Zaporizhzhia e Orikhiv per “distogliere” le forze ucraine dalle battaglie ad est. Anche il giornalista militare ucraino Andriy Tsaplienko ha dichiarato che la Russia “si sta preparando all’escalation e non alla diplomazia”.
Le previsioni di Pohorily di Tsaplienko trovano conferma in un’analisi pubblicata dall’americano Institute for the Study of War (Isw) secondo il quale il Cremlino starebbe pianificando una grande offensiva per la prossima primavera. La rilevazione di movimenti di truppe e modelli di reclutamento sarebbero i segnali di preparativi di operazioni militari da parte di Mosca. Il think tank afferma che lo scenario di una sconfitta di Kiev è “probabilmente irrealistico” a causa della potenza delle difese ucraine e del calo del reclutamento in Russia.
Anche se lo scenario più catastrofico per l’Ucraina sembra lontano, Kiev attraversa un momento di forte difficoltà. Il New York Times riporta il parere di esperti militari e di osservatori indipendenti secondo i quali la Russia sarebbe vicina alla conquista di tre aree strategiche – la città di Huliaipole nel sud-est e le città di Pokrovsk e Myrnohrad ad un centinaio di chilometri a nord-est - nelle prossime settimane o mesi. La presa di questi territori, sottolinea il quotidiano americano, darebbe alla Federazione un punto d’appoggio in cui basare le truppe e organizzare la logistica per future offensive, oltre ad una nuova leva al tavolo delle trattative.
Per gli esperti consultati dal New York Times è comunque “improbabile” che la Russia, considerata la lentezza dei progressi bellici ottenuti nell’ultimo anno, riesca a convertire rapidamente queste conquiste in un’ulteriore espansione territoriale.
Mosca però potrebbe usare i risultati sul campo per sostenere che la sua avanzata, anche se lenta, sia inevitabile e che Kiev farebbe meglio a fare concessioni adesso sui territori invece di perderli in battaglia successivamente.