"Oltre 19mila bambini rapiti dai russi e mandati al fronte": la denuncia di Olena Zelenska

La moglie del presidente Zelensky torna sul tema dei minori allontanati dalle famiglie e deportati in Russia. Secondo Olena Zelenska Mosca mirerebbe ad arruolare i più grandi

"Oltre 19mila bambini rapiti dai russi e mandati al fronte": la denuncia di Olena Zelenska
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Olena Zelenska, moglie del presidente ucraino, intervenuta a Tg2 Post questa sera, lancia l'allarme sui rapimenti di minori nelle aree occupate dalle forze russe.

La denuncia di Zelenska

"Secondo i nostri dati i bambini deportati in Russia e Bielorussia sono oltre 19mila, ma per i dati russi sono molti di più: queste cifre devono essere verificate e l'Ucraina lo sta facendo attraverso i profili dei bambini ricercati, ma finché questo elenco non sarà chiuso non potremo dare una cifra concreta dei bambini deportati illegalmente nei territori non controllati da Kiev". La delicata questione dei minori delle zone occupate occupa le attività di volontari e organizzazioni internazionali fin dall'inizio del conflitto. "Non possiamo avere riscontri dalla Russia, perché non risponde alle nostre richieste ma sposta i bambini nel proprio territorio e gli cambia documenti e generalità - aggiunge Zelenska, - Quello che raccontano è che non servono più all'Ucraina e che vengono abbandonati, ma questa è una falsità: si sta compiendo un grave crimine verso soggetti che non si possono difendere".

Le storie di Sasha, Ilya e Kira

Ma cosa sappiamo della vicenda ? Secondo la first lady ucraina, i bambini deportati in Russia "crescono, diventano adulti, possono anche essere chiamati alle armi e mandati in Ucraina a combattere. Abbiamo già delle testimonianze". Lo scorso febbraio avevano fatto il giro del mondo le storie di tre bambini ucraini, che avevano potuto raccontare la propria storia di deportazione alle Nazioni Unite. La loro visita negli Stati Uniti era stata coordinata con il governo ucraino e sponsorizzata da Builders Ukraine, un'organizzazione no profit con sede negli Stati Uniti. Sasha, Ilya e Kira, rispettivamente 13, 11 e 14 anni hanno affrontato l'orrore della deportazione.

Sasha, soprattutto, aveva raccontato di quando due anni fa aveva implorato i soldati russi di non separarlo da sua madre in quello che veniva chiamato un "campo di filtraggio" nell'Ucraina orientale controllata dai russi, quando lui e la sua famiglia erano stati reinsediati con la forza, dopo essere stati costretti a lasciare la loro casa nella Mariupol assediata. Il bambino ha raccontato di non aver visto mai più la madre dall'aprile 2022. Ora che ha 13 anni si è ricongiunto alla nonna e attraverso una serie di organizzazioni esorta i leader mondiali a far pressione sulla Russia affinché interrompa le deportazioni.

I "campi dell'amicizia"

Le storie dei tre ragazzi hanno fatto il giro del mondo: sono solo 3 dei 388 casi di minori che si sono riuniti ai propri cari. Ma le stime del governo ucraino sono già da tempo a 3 zeri. La Russia afferma da parte sua che si tratti di salvataggio di bambini, un gesto umanitario. Maria Lvova-Belova, a capo di quello che la Russia ritiene il suo programma per i diritti dell'infanzia, sostiene che circa 700000 bambini siano stati accolti in Russia su base umanitaria. Come sono stati recuperati questi bambini? Le famiglie, in un' intervista alla CBS hanno sostenuto di aver ricevuto aiuto dal governo ucraino, sebbene l'emittente statunitense non ha potuto confermare in modo indipendente questi dettagli. Il governo di Kiev, dal canto proprio, sostiene che si tratti di trattative e dettagli riservati.

Vi sono poi altre testimonianze, che giungono questa volta da Kherson e riportate da Foreign Policy alcuni mesi fa. A sei mesi dall'occupazione russa, ad esempio, agli studenti di un collegio cittadino sarebbe stato intimato di prendere i propri effetti personali e prepararsi per raggiungere un "campo dell'amicizia" in Crimea. Chi si fosse rifiutato sarebbe stato rinchiuso in un seminterrato. Una volta in Crimea, le giornate si sarebbero fatte lunghe e noiose, il cibo di scarsa qualità oltre alle lezioni di "russificazione", ovvero essere costretti a cantare l'inno nazionale russo ossessivamente. Si tratta di racconti raccolti dai media in questi mesi di guerra, che tuttavia-al netto delle testimonianze dirette-non possono essere verificati in maniera indipendente.

Ad ogni modo, organizzazioni, ricercatori e Nazioni Unite hanno documentato, incrociando dati, fonti e testimonianze, uno sforzo "sistematico" da parte di Mosca nel rieducare forzatamente i bambini deportati attraverso un sistema basato su 43 centri di rieducazione sparsi per il Paese. Le cifre, tuttavia, sarebbero ancora impossibili da quantificare.

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