Il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti ha compiuto un salto di scala che sta ridefinendo gli equilibri mediorientali. Washington ha denominato la propria offensiva “Epic Fury”, mentre Gerusalemme ha battezzato la propria come “Roaring Lion”, in una sequenza coordinata di attacchi che ha colpito obiettivi strategici sul territorio iraniano, con l’intento dichiarato di ridurre le capacità missilistiche e di comando della Repubblica islamica.
Attacchi in tutto il Paese. Oltre ai luoghi del potere a Teheran, colpite anche Ilam, Qom, Karaj, Kermanshah, Tabriz e Khorramabad. Le esplosioni hanno colpito anche Isfahan, sede del sito nucleare con l'uranio arricchito al 60%. Presa di mira anche Bushehr, città portuale nel sud. Attacchi congiunti Usa-Israele anche contro la base delle IRGC di Damavand, nel nord dell'Iran. Oltre cento persone sono state uccise, invece, in una scuola elementare femminile dopo un attacco nella contea meridionale di Minab, nella provincia di Hormozgan, nell'Iran meridionale.
La notizia più dirompente, confermata ormai anche dai media di Stato di Teheran, è la morte della Guida suprema Ali Khamenei. Un evento che non solo scuote il sistema politico iraniano, ma rischia di trasformare una crisi militare in una fase di instabilità istituzionale dagli esiti imprevedibili. Parallelamente, la risposta iraniana non si è fatta attendere, con lanci di missili e droni verso Israele e verso obiettivi nel Golfo, alimentando il timore di un allargamento regionale del conflitto.
Epic Fury: la strategia americana e la decapitazione del vertice
Secondo il US Central Command, l’operazione Epic Fury è stata concepita per colpire nodi chiave della struttura militare iraniana, in particolare centri di comando, sistemi di difesa aerea e infrastrutture legate ai programmi missilistici e ai droni. L’obiettivo dichiarato era ridurre la capacità offensiva di Teheran e ristabilire una deterrenza che, nelle ultime settimane, appariva indebolita.
Fonti citate dalla stampa internazionale parlano di un’azione calibrata su una finestra di intelligence ritenuta cruciale, con l’intento di colpire la leadership riunita in un momento strategico. In questo quadro si inserisce la morte di Khamenei, evento che rappresenta il colpo politico più significativo dalla fondazione della Repubblica islamica nel 1979.
Trump ha affermato che ci sono "alcuni buoni candidati" per guidare l'Iran da qui in poi. Alla domanda della CBS News su chi pensasse fosse al comando, Trump ha risposto: "So esattamente chi, ma non posso dirvelo". Il presidente americano ha affermato che l'attacco degli Stati Uniti continuerà con pesanti bombardamenti per tutta la settimana.
Roaring Lion: il ruolo di Israele e il coordinamento con Washington
L’operazione Roaring Lion sarebbe stata pianificata da mesi e sincronizzata con gli Stati Uniti. Israele ha puntato in particolare a degradare le capacità operative delle Guardie Rivoluzionarie, architrave militare e ideologica del sistema iraniano.
Le autorità israeliane hanno presentato l’offensiva come un’azione preventiva contro una minaccia ritenuta imminente. Nelle ore successive ai raid, sirene e intercettazioni antimissile sono tornate a scandire la vita quotidiana a Tel Aviv, mentre il governo ha ribadito la volontà di proseguire le operazioni qualora Teheran continui con le ritorsioni. Il coordinamento con Washington segnala una convergenza strategica che rafforza l’asse bilaterale.
La risposta iraniana e il rischio di un conflitto regionale
La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Missili e droni sono stati lanciati verso Israele e verso obiettivi nel Golfo, con esplosioni e intercettazioni nei cieli di Dubai, Doha, Abu Dhabi. Le autorità locali hanno rafforzato le misure di sicurezza negli aeroporti e nei porti, mentre diverse compagnie aeree internazionali hanno sospeso o deviato i voli nell’area, segno tangibile della tensione crescente. Colpito lo scalo di Dubai: l'aeroporto è uno degli aeroporti più trafficati al mondo e rappresenta un importante snodo aereo in Medio Oriente. Hanno fatto, invece, il giro del mondo le immagini dei suoi luoghi simboli in fiamme.
Il celebre hotel di lusso Burj Al Arab, simbolo architettonico della città, ha subito danni sull’esterno della sua facciata dopo l’impatto di detriti di un drone intercettato, che ha anche innescato un piccolo incendio poi domato dai vigili del fuoco. La zona della Palm Jumeirah, l’isola artificiale a forma di palma famosa per resort e ville: qui un missile o i detriti di un attacco hanno centrato il Fairmont The Palm hotel, provocando un incendio e alcune persone ferite, secondo le autorità locali e testimonianze. Altri danni minori o incendi in aree urbane e portuali come Jebel Ali sono stati segnalati, causati da detriti di intercettazioni o esplosioni nei cieli della città, aggravando la situazione generale di emergenza.
Gli attacchi all'Iran sollevano ora timori sul fatto che eventuali ritorsioni possano interrompere il commercio di petrolio, che dipende fortemente dallo Stretto di Hormuz. L'Iran, che controlla lo stretto, controlla anche la terza riserva petrolifera accertata al mondo. La rappresaglia sta ora scuotendo aree densamente popolate che solitamente non sono direttamente colpite dal conflitto regionale, e hanno interrotto il traffico aereo.
L’Iran si spacca tra lutto e liberazione
I media statali iraniani hanno intanto confermato che il generale di grado più alto del Paese, il maggiore generale Mohammad Pakpour, e un consigliere chiave della Guida Suprema, Ali Shamkhani, sono stati uccisi nei raid.
Sabato sera, in alcune zone dell'Iran si sono uditi applausi e festeggiamenti, mentre filtrava la notizia dell'uccisione della Guida Suprema. I video condivisi dagli account degli attivisti anti-regime e geolocalizzati mostrano alcune strade di Teheran e di altre città piene di auto che suonano il clacson, fuochi d'artificio che vengono sparati e forti applausi da parte della folla di persone scesa in piazza. In un video dalla provincia di Fars, si vedono persone che abbattono un monumento mentre gli incendi divampano intorno a loro. In un'altra clip, dalla città di Isfahan, nell'Iran centrale, si vedono persone che esultano e accendono bengala per le strade.
All'alba di oggi, tuttavia, l’Iran veste anche i colori del lutto. Folle pro-regime si sono radunate a Teheran per piangere la morte di Khamenei.
In un video pubblicato dai media statali iraniani si possono vedere centinaia di fedeli in Piazza della Rivoluzione e di fronte all'Università di Teheran. La prova tangibile che, al di là delle operazioni militari in corso, ora vi sarà un’intera nazione da ricucire.