Cosa succederà in Iran? Gli Stati Uniti e Israele hanno sferrato un duro attacco contro Teheran, che a sua volta ha risposto colpendo le basi militari statunitensi in Medio Oriente e Tel Aviv. Impossibile sapere se gli ayatollah resteranno al potere o se questa volta saranno deposti. Anche perché il governo iraniano, da tempo sotto pressione in patria a causa della complessa situazione economica e del crescente numero di proteste civili, si trova in seria difficoltà come forse non accadeva da anni. Donald Trump ha avvertito Pasdaran: “Deponete le armi e avrete un'immunità totale o sarà morte certa”. Non solo: il presidente statunitense ha anche lanciato un appello al popolo iraniano: “Prendete il controllo del vostro governo. Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo, sarà vostro. Probabilmente sarà la vostra unica occasione per generazioni”.
Opposizione frammentata
“L'ora della vostra libertà è a portata di mano”, ha sottolineato ancora lo stesso Trump invitando il popolo iraniano a stare al sicuro, a “non lasciare le case” perché “bombe cadranno ovunque”. Il famigerato regime change, spauracchio degli ayatollah, è dunque plausibile, o quanto meno nell'aria. È però complicato capire chi o che cosa possa sfruttare la situazione per deporre, eventualmente, la Guida Suprema Ali Khamenei.
L'establishment iraniano si trova ad affrontare una pressione crescente da parte di un movimento di opposizione frammentato. Alcuni gruppi e individui del movimento si trovano all'interno dell'Iran, mentre altri esprimono la loro opposizione ai governanti dall'esterno. Di chi parliamo? Si tratta principalmente di leader che vivono in esilio o membri della diaspora iraniana. Come ha spiegato Al Jazeera, l'Iran non ha un gruppo di opposizione uniforme che possa formare un governo.
La mobilitazione attraverso gruppi studenteschi, piattaforme di social media come Discord e reti di quartiere ha portato alla creazione di numerosi gruppi e leader locali, senza però che siano fin qui emersi leader chiari.
I possibili scenari per il post Khamenei
Nel caso in cui dovesse crollare il sistema politico guidato da Khamenei, non è chiaro cosa potrebbe accadere in Iran. Particolarmente attivo è Reza Pahlavi, figlio dello scià deposto, Mohammad Reza Pahlavi, ed erede dell'ex monarchia Pahlavi. Vive in esilio negli Stati Uniti e guida un importante movimento monarchico noto come Consiglio Nazionale dell'Iran. Punterebbe a instaurare a Teheran un sistema laico e democratico, da decidere tramite referendum.
Attenzione però, perché Pahlavi è sostenuto dai membri della diaspora iraniana e dai gruppi che sostengono il ritorno della monarchia, ma di pari passo è fortemente osteggiato da altri gruppi di opposizione, tra cui repubblicani e esponenti della sinistra.
Le altre facce dell'opposizione comprendono Maryam Rajavi e l'Organizzazione dei Mujahideen del Popolo, un potente gruppo di sinistra che negli anni '70 condusse campagne di bombardamenti contro il governo dello scià e obiettivi statunitensi. Questa è la forza principale dietro il Consiglio nazionale della resistenza iraniana, guidato da Rajavi, che ha una presenza attiva in molti paesi occidentali, tra cui Francia e Albania.
Da segnalare anche diversi gruppi, sempre con sede al di fuori dell'Iran, che rivendicano una repubblica democratica, e che si sono uniti per formare la
coalizione politica Solidarietà per una Repubblica Democratica Laica in Iran (Hamgami). Un’altra opzione da non ignorare? La salita al potere dei militari. Nel caos iraniano, al momento, tutto è possibile.