Leggi il settimanale

Sistemi Patriot e Thaad verso il Medio Oriente, così si sgretola lo scudo in Corea: cosa può succedere

Nel caso in cui l’operazione contro l’Iran dovesse protrarsi, Washington valuta di trasferire sistemi antimissile Patriot e Thaad dalla Corea del Sud al Medio Oriente

Sistemi Patriot e Thaad verso il Medio Oriente, così si sgretola lo scudo in Corea: cosa può succedere

Gli Stati Uniti starebbero valutando se spostare o meno parte dei loro sistemi di difesa antimissile dall’Asia orientale al Medio Oriente. Questa opzione è sul tavolo in un momento particolare, ossia mentre l’operazione militare contro l’Iran rischia di protrarsi oltre le previsioni iniziali. L’ipotesi riguarda assetti oggi schierati in Corea del Sud sotto il comando delle forze statunitensi, in particolare le batterie Patriot e il sistema Thaad (Terminal High Altitude Area Defense), elementi chiave dello scudo contro missili balistici. A riaccendere i riflettori è stata la stessa Casa Bianca: in un’intervista al New York Times, il presidente Donald Trump ha stimato che l’operazione Epic Fury potrebbe durare quattro o cinque settimane. Negli ambienti militari si è così fatta strada la convinzione che, in caso di escalation o di conflitto più lungo, Washington possa attingere anche alle risorse dispiegate sulla penisola coreana.

Thaad dall'Asia al Medio Oriente?

Una simile possibilità non è completamente inedita. Già lo scorso anno, prima dell’operazione Midnight Hammer contro infrastrutture nucleari iraniane, tre delle otto batterie Patriot assegnate alle forze Usa in Corea del Sud erano state trasferite temporaneamente in Medio Oriente per rafforzare la difesa contro eventuali ritorsioni di Teheran. Oltre 500 militari erano stati coinvolti nel dispiegamento, rientrando poi in Corea alcuni mesi dopo.

Secondo quanto riportato dal Chosun Daily, tra gli assetti potenzialmente interessati figurano non solo i Patriot ma anche la batteria Thaad stanziata a Seongju, oltre ai droni da ricognizione MQ-9 Reaper di base a Gunsan. Il quotidiano sudcoreano sottolinea come, in caso di prolungamento delle operazioni contro l’Iran, la priorità strategica americana potrebbe spostarsi temporaneamente verso il Golfo, riducendo il margine di deterrenza in Asia nordorientale.

Cosa cambierebbe per la Corea

Non solo: durante la cosiddetta guerra dei 12 giorni dello scorso anno sarebbero stati utilizzati fino a 150 intercettori Thaad, alimentando timori su possibili carenze di scorte qualora il conflitto dovesse intensificarsi.

La questione del trasferimento delle suddetti armi ha inevitabili ripercussioni politiche e strategiche a Seoul. La Corea del Sud è infatti nel mirino costante dei missili balistici nordcoreani e considera la presenza dei sistemi antimissile statunitensi un pilastro della propria sicurezza. Un loro eventuale spostamento in Medio Oriente, anche solo parziale e temporaneo, verrebbe osservato con estrema attenzione dall’opinione pubblica e dai vertici militari sudcoreani.

Fonti governative hanno ribadito che qualsiasi decisione operativa sulle forze Usa dispiegate nel Paese avviene attraverso consultazioni bilaterali e che l’obiettivo condiviso resta quello di non compromettere la postura di difesa congiunta.

Parallelamente, il ministero della Difesa di Seoul ha confermato colloqui ai massimi livelli con il Pentagono per essere aggiornato sull’andamento dell’operazione contro l’Iran e sulle sue possibili implicazioni regionali.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica