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Maduro in tribunale: "Sono un uomo perbene". Trump: "In Venezuela siamo noi al comando". E minaccia azioni in Colombia e Messico

L'ex presidente venezuelano davanti al giudice di Manhattan in camicia blu sopra la tuta arancione. Tajani: "Intervento legittimo, emergerà dal processo". Il segretario Onu: "Non rispettato il diritto internazionale"

Maduro in tribunale: "Sono un uomo perbene". Trump: "In Venezuela siamo noi al comando". E minaccia azioni in Colombia e Messico
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A due giorni dalla cattura, Nicolàs Maduro è comparso in tribunale federale di Manhattan davanti al giudice Alvin Hellerstein. "Sono io il presidente, sono un uomo perbene", ha detto. Intanto il presidente americano Donald Trump ha ribadito alla leader ad interim del Paese, Dercy Rodriguez, che gli Usa sono fermamente al comando della situazione in Venezuela.

Ha anche alluso alla possibilità di azioni simili a quella effettuata a Caracas anche in Messico - "Bisogna fare qualcosa" - e in Colombia - "Governata da un uomo malato a cui piace produrre cocaina e venderla agli Stati Uniti. Non lo farà per molto tempo". Oggi il Consiglio di Sicurezza Onu, Gutteres: "Non rispettato il diritto internazionale"

Finita l'udienza, Maduro lascia l'aula del tribunale con i piedi incatenati: "Sono un prigioniero di guerra"

Nicolas Maduro lascia l'aula di tribunale al termine della sua prima apparizione davanti alla giustizia americana. L'udienza si è conclusa con il giudice che ha fissato il prossimo appuntamento per il 17 marzo. "Sono un prigioniero di guerra", ha detto in spagnolo lasciando l'aula di tribunale, dove aveva i piedi incatenati e indossava una camicia blu a maniche corte sopra una tuta arancione da detenuto. Lo riportano i media americani. 

Legale di Maduro, "Non chiediamo libertà su cauzione, forse in futuro"

 Barry Pollack, il legale di Nicolas Maduro, ha dichiarato che al momento non chiederà la libertà su cauzione per il suo assistito, ma potrebbe farlo in futuro. "Ha problemi di salute", ha aggiunto aggiungendo che anche la moglie di Maduro ha dei problemi medici, potrebbe avere una frattura in seguito all'operazione militare americana. 

Maduro parla in spagnolo: "Sono io il presidente, sono un uomo perbene"

Nicolas Maduro si identifica al giudice Alvin Hellerstein in spagnolo: conferma di essere Maduro e di essere il presidente del Venezuela. Poi aggiunge di trovarsi in aula "rapito". "Sono stato catturato nella mia casa a Caracas", ha detto secondo i media americani. "Sono innocente, non sono colpevole", ha aggiunto, dichiarandosi non colpevole delle accuse a suo carico e definendosi "un uomo perbene"

Maduro in tribunale a Manhattan, iniziata l'udienza

Nicolas Maduro è all'interno dell'aula della Daniel Patrick Moynihan courthouse, il tribunale federale di Manhattan, per la sua prima apparizione davanti al giudice Alvin Hellerstein. Il deposto presidente venezuelano indossa una camicia blu a maniche corte sopra la tuta arancione del carcere e ha degli auricolari e sta prendendo appunti. L'udienza, durante la quale verranno formalmente presentate le accuse a suo carico, dovrebbe essere breve. Maduro, tra l'altro, è accusato di cospirazione per narcotraffico e terrorismo e di cospirazione per l'importazione di cocaina negli Stati Uniti. Con tutta probabilità si dichiarerà non colpevole.

Guterres, diritto internazionale non rispettato in blitz Venezuela

Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres è "profondamente preoccupato dal fatto che le norme del diritto internazionale non siano state rispettate nell' azione militare del 3 gennaio" in Venezuela, e ricorda che "la Carta Onu sancisce il divieto della minaccia o dell'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato". "Il potere della legge deve prevalere", ha detto nella riunione del Consiglio di Sicurezza, nel discorso pronunciato a suo nome dalla capa degli affari politici Rosemary DiCarlo.  DiCarlo ha sottolineato poi la "profonda preoccupazione per la possibile intensificazione dell'instabilità nel Paese, l'impatto sulla regione, e il precedente che potrebbe creare per le relazioni tra gli Stati". "Ho costantemente sottolineato l'imperativo del pieno rispetto, da parte di tutti, del diritto internazionale, compresa la Carta Onu, che costituisce il fondamento per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali", ha detto ancora Guterres nel discorso, ribadendo che "la situazione è critica, ma è ancora possibile prevenire una conflagrazione più ampia e distruttiva", e ha invitato "tutti gli attori venezuelani a impegnarsi in un dialogo inclusivo e democratico in cui tutti i settori della società possano determinare il proprio futuro". Per il segretario generale Onu il "diritto internazionale offre gli strumenti per affrontare questioni quali il traffico illecito di stupefacenti, le controversie relative alle risorse e le violazioni dei diritti umani. Questa è la strada che dobbiamo percorrere".

Sheinbaum: "L'America non appartiene a una dottrina o a una potenza"

"Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei paesi che lo compongono". Lo afferma la presidente del Messico Claudia Sheinbaum, in una conferenza stampa ribadendo che la storia dell'America Latina "è chiara e convincente" nel sostenere che "l'intervento militare non ha mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura".

Il piano di Trump per il petrolio venezuelano può costare oltre 100 miliardi

Il piano di Donald Trump per ricostruire l'industria petrolifera venezuelana potrebbe costare fino a oltre 100 miliardi di dollari e richiedere anni: riportare il settore del greggio venezuelano ai picchi degli anni 1970 richiederebbe infatti investimenti per 10 miliardi l'anno per i prossimi 10 anni. A fare i calcoli è l'agenzia Bloomberg. Nell'impegnarsi a rilanciare il settore il presidente americano ha trascurato molti dettagli, fra i quali come convincerà le aziende petrolifere americane a investire somme significative in un paese temporaneamente guidato da un governo sostenuto dagli Stati Uniti e senza norme legali e fiscali.

Maduro arrivato in tribunale a New York

Nicolas Maduro è arrivato in tribunale a New York, dove è stato trasferito dal carcere di Brooklyn. Per lo spostamento sono state attivate rigide misure di sicurezza intorno al tribunale di Manhattan. Il corteo di auto con a bordo Maduro ha lasciato il carcere di Brooklyn intorno alle 7.15 del mattino ora locale, le 13.15 circa ora italiana e i veicoli si sono diretti verso un campo sportivo nelle vicinanze, dove li attendeva un elicottero. Le riprese televisive dall'alto hanno mostrato Maduro mentre scendeva da un suv e si dirigeva lentamente verso l'elicottero sotto la scorta di guardie armate. Dopo un breve volo, l'elicottero che trasportava Maduro è atterrato in un eliporto di Manhattan vicino al tribunale. Dal velivolo è sceso zoppicando leggermente. Il viaggio da Lower Manhattan al tribunale è poi stato rapido e il veicolo con a bordo Maduro è entrato in un garage della Corte intorno alle 7.40 del mattino ora locale. Maduro e la moglie Cilia Flores sono attesi davanti a un giudice a mezzogiorno ora locale, le 18 in Italia.

Il Brasile rafforza i controlli al confine col Venezuela

Militari e polizia brasiliani hanno rafforzato i controlli sui veicoli in arrivo dal Venezuela nella città di Pacaraima, nello stato settentrionale di Roraima, dopo che Caracas ha ordinato la riapertura del confine tra i due Paesi, chiuso dopo l'operazione degli Stati Uniti che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro. Secondo le autorità, non si è registrato un aumento significativo del flusso di persone provenienti dalla nazione caraibica. La maggior parte dei venezuelani che hanno attraversato il confine è entrata in Brasile per procurarsi cibo e beni di prima necessità, dato il rischio di carenze. Il ministro della Difesa, José Múcio Monteiro, ha assicurato che lungo gli oltre 2.000 chilometri di confine tra Brasile e Venezuela si registra uno scenario di "tranquillità" e che non vi è stato alcun rinforzo del personale militare nel Roraima, dove si trovano circa 2.000 uomini di Esercito, Marina e Aeronautica. Nel frattempo, il ministro della Salute, Alexandre Padilha, ha dichiarato che il governo è "pronto" ad accogliere un possibile aumento del numero di rifugiati venezuelani, oltre ad avere a disposizione medicinali e materiale ospedaliero da inviare in Venezuela, "qualora ci fosse una richiesta da parte dell'Oms".

Petro: "Per il bene del mio Paese sono pronto a riprendere le armi"

"Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e la clandestinità. Ho giurato di non toccare mai più un'arma dopo gli accordi di pace del 1989 ma, per il bene del mio Paese, sono pronto a riprendere le armi che non amo". Lo scrive su X il presidente colombiano Gustavo Petro. "Non sono né illegittimo né un narcotrafficante. Il mio unico bene è la casa di famiglia, che continuo a pagare con il mio stipendio. I miei estratti conto sono pubblici. Nessuno può dire che ho speso di più del mio stipendio, Non sono avido. Ho un'immensa fiducia nel mio popolo, ed è per questo che ho chiesto loro di difendere il presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo. Il modo per difendermi è prendere il potere in ogni comune del Paese. L'ordine alle forze di sicurezza non è di sparare sulla gente, ma di sparare sugli invasori. Non parlo a vanvera; ho fiducia nel popolo e nella storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Ho fiducia nel soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore. Sappiate quindi che si trova di fronte a un comandante del popolo. Colombia libera per sempre! Ufficiali di Bolívar, rompete i ranghi e marciate con il passo dei vincitori!", conclude Petro.

Governo svizzero congela i beni di Maduro per evitare fuga capitali

Il governo svizzero ha ordinato che tutti i beni appartenenti al deposto presidente venezuelano Nicolas Maduro vengano congelati "con effetto immediato" al fine di "impedire qualsiasi fuga di capitali". Anche "altre persone a lui legate" sono interessate da questa misura, ma "nessun membro dell'attuale governo venezuelano è interessato", ha dichiarato il governo in un comunicato stampa.

Maduro trasferito dal carcere al tribunale

Nicolas Maduro ha lasciato il centro di detenzione Metropolitan Detention Center di Brooklyn per essere portato a bordo di auto blindate in tribunale, dove dovrebbe comparire più tardi presso la corte federale di Manhattan. Lo scrive Sky News.

Media, Trump sta valutando la riapertura dell'ambasciata Usa a Caracas

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta valutando la possibilità di riaprire l'ambasciata statunitense in Venezuela, ha riferito l'agenzia di stampa EFE, senza fornire ulteriori dettagli.

Starmer non condanna il blitz di Trump in Venezuela, polemica in Gb

Montano le accuse nel Regno Unito, nel giorno della ripresa delle attività parlamentari dopo la pausa di Natale e Capodanno, contro il "doppio standard" imputato al primo ministro laburista Keir Starmer in relazione alla mancata condanna del blitz militare Usa in Venezuela. A cavalcarle sono dall'opposizione sia i Verdi di Zack Polanski (sinistra radicale) sia i centristi Liberaldemocratici di Ed Davey. Ma anche diversi deputati dell'ala più progressista dello stesso Labour: tutti d'accordo nel sollecitare una chiara presa di distanza dal grande alleato americano e una denuncia della "violazione del diritto internazionale" compiuta da Washington nel Paese sudamericano. Il richiamo al rischio di un "doppio standard" rispetto all'atteggiamento tenuto nei confronti dell'invasione russa dell'Ucraina - già emerso in riferimento alla rappresaglia d'Israele nella Striscia di Gaza palestinese - non è nuovo da parte delle voci critiche a Londra. E si ripropone in queste ore dopo che Starmer, archiviata l'iniziale reazione di cautela all'azione militare Usa a Caracas, ha precisato con una seconda dichiarazione di non aver intenzione di "versare alcuna lacrima" per la cattura del presidente Nicolas Maduro, bollato come leader "illegittimo", evitando ancora una volta qualsiasi strappo esplicito da Trump.

Caracas rende omaggio a cubani uccisi in raid Usa

"La Repubblica Bolivariana del Venezuela rende omaggio ai 32 combattenti cubani che hanno sacrificato la propria vita nell'adempimento del proprio dovere, nell'ambito di missioni di cooperazione e difesa, a seguito del criminale e infame attacco perpetrato dal governo degli Stati Uniti contro il territorio venezuelano nelle prime ore del mattino del 3 gennaio 2026". È quanto si legge in una nota del governo del Venezuela dopo la notizia della morte di 32 militari e ufficiali di polizia cubani morti sabato nel raid degli Stati Uniti in Venezuela.

Ungheria: crisi della politica estera Ue, sul Venezuela non ha nulla da dire

La dichiarazione rilasciata ieri dall'Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas sulla situazione in Venezuela "mette in luce la grave crisi in cui versa la politica estera comune dell'Ue. L'Ue non ha nulla da dire sulla situazione e sulla regione, se non esprimere vaghi desideri". Lo scrive in un post su Facebook il ministro degli Affari europei dell'Ungheria, János Bóka. "Nella nuova era della politica delle grandi potenze - aggiunge - non è in grado di definire i propri interessi nella regione. E a causa della mancanza di mezzi, non è stata finora in grado di diventare un attore significativo e questa situazione difficilmente cambierà". "La dichiarazione di Kaja Kallas - sottolinea - è un segno di debolezza e di una totale incomprensione della trasformazione delle relazioni internazionali. Se l'Ue vuole essere un vero attore globale, dovrebbe iniziare a non rilasciare dichiarazioni simili in futuro". "Il governo ungherese - conclude - sta facendo il suo lavoro: sta adottando tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza dei cittadini ungheresi in Venezuela e per garantire l'approvvigionamento energetico dell'Ungheria, e sta monitorando attentamente gli eventi".

Madrid: no all'imposizione della legge del più forte in Venezuela

"Non ci rassegniamo all'uso della forza e a che si imponga la legge della giungla nell'ordine internazionale". E' quanto ha affermato il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, nel commentare in un'intervista radiofonica alla Cadena Ser "l'azione degli Stati Uniti in Venezuela" che "è chiaramente contraria al diritto internazionale" e costituisce "un precedente pericoloso per il futuro". Un'azione esterna che "non porta stabilità ma solo caos", come ha dimostrato il precedente intervento spinto dagli Stati Uniti in Irak, ha ricordato. "Non è il momento di abbassare le braccia e rassegnarsi. Dobbiamo riarmarci moralmente e difendere un ordine mondiale basato sulle regole", ha esortato Albares, nel ribadire che ci sono "principi di sovranità e di risoluzione pacifica fra gli Stati che devono essere rispettati". Il capo della diplomazia spagnola ha segnalato che l'Unione europea sta lavorando "perché sia mantenuto l'ordine" e perché "non si imponga la legge del più forte e di chi usa la coercizione. Né in Venezuela, né in Ucraina, né a Gaza". Ha sostenuto che gli "sarebbe piaciuto un comunicato più duro" dell'Ue di condanna dell'azione degli Stati Uniti in Venezuela. Secondo Albares, "qualunque soluzione per il Venezuela non deve essere imposta dall'estero e ancora meno con la forza". Madrid ha lavorato e lavora "per favorire il dialogo" e "l'unità dei venezuelani per evitare qualunque scontro civile". Alla domanda se tema eventuali ritorsioni per la condanna dell'intervento Usa nel Paese latinoamericano, il ministro degli Esteri ha replicato: "Non temo né mi aspetto nulla. Spagna è un paese sovrano e questa è la posizione del governo spagnolo. Spero che nessuno si sorprenda che difenda il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite, il rifiuto dell'uso della forza come strumento di politica estera. Noi difendiamo la democrazia come sistema che deve reggere anche le relazioni fra Stati", ha concluso.

Tajani: "Per Trentini stiamo tentando il possibile e l'impossibile"

Sulla liberazione di Alberto Trentini "fino a ieri sera ho parlato con il nostro ambasciatore a Caracas, stiamo lavorando e stiamo tentando il possibile e l'impossibile. Speriamo che con Rodriguez il dialogo sia più facile per riportare a casa una persona che non ha fatto del male". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervistato da Rtl 102.5. "Dobbiamo garantire la nostra comunità e la liberazione dei prigionieri politici italiani, che sono una ventina, e quella di Trentini che è stato l'ultimo. Siamo fortemente impegnati per riportarli a casa. Anche gli altri sono detenuti politici - ha sottolineato il ministro - Non perché abbiano commesso alcun male".

Tajani: "Intervento in Venezuela legittimo, emergerà dal processo"

"Riteniamo che gli interventi militari non siano idonei a risolvere le questioni ma è legittimo l'intervento Usa in Venezuela vista la minaccia che loro intravedevano, e questo emergerà nel processo a Maduro visto anche il supertestimone dei servizi venezuelani". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervistato da Rtl 102.5. "Il narcotraffico - ha detto ancora - è anche uno strumento per attaccare altri Paesi. Da questo punto di vista per tutelare la propria sicurezza l'intervento è legittimo. Ora si lavori per una transizione democratica, per lo stato di diritto. Sono stati pochi quelli in questi anni che hanno denunciato la dittatura di Maduro. Noi l'abbiamo sempre fatto. Altri hanno sottovalutato il regime di Maduro, oggi il Venezuela è più libero".

L'Iran chiede il rilascio di Maduro: "Rapito illegalmente"

"Il rapimento del presidente di un altro Paese non è un onore ed è illegale, quindi l'Iran chiede il rilascio del presidente venezuelano Nicolas Maduro". Lo ha affermato il portavoce del Ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, invitando le Nazioni Unite a "salvaguardare l'Onu, poiché non prendere una reazione esplicita sulla questione danneggerebbe la comunità internazionale". Riferendosi alle accuse degli Stati Uniti contro Maduro, Baghaei, citato dall'Irna, ha affermato che le accuse degli Stati Uniti servono solo a giustificare il loro atto illegale, poiché le leggi nazionali dei Paesi non possono essere una base per la violazione dell'immunità di altri Paesi.

Cina, nostri interessi in Venezuela saranno protetti dalla legge

La Cina ha assicurato che i suoi "interessi" in Venezuela "saranno protetti dalla legge", in merito al robusto export di petrolio dal Paese caraibico verso il Dragone dopo il blitz militare Usa che nel weekend ha portato all'arresto del presidente Nicolas Maduro. el briefing quotidiano, il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian ha ribadito la contrarietà di Pechino "all'uso della forza nelle relazioni internazionali" da parte degli Usa che allo stato rischia di minare la pace in America Latina. Lin ha inoltre espresso il pieno sostegno cinese alla riunione odierna del Consiglio di Sicurezza dell'Onu dedicata al Venezuela.

Petro, "Io narcotrafficante? Da Trump accusa falsa"

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha respinto le parole del suo omologo americano Donald Trump, che lo aveva avvertito di "guardarsi le spalle" dopo l'operazione militare a Caracas con la quale è stato catturato Nicolás Maduro. "La sua punizione è quella di accusarmi falsamente di essere un narcotrafficante e di possedere fabbriche di cocaina", ha scritto Petro su X, in un messaggio in cui afferma di non essere mai stato menzionato in alcuna indagine giudiziaria relativa al narcotraffico.

Petro è stato uno dei primi leader della regione a parlare dopo l'operazione a Caracas. Il presidente progressista colombiano ha dichiarato che il suo governo "respinge l'aggressione alla sovranità del Venezuela e dell'America Latina" e ha chiesto pace e dialogo. "I conflitti interni tra i popoli vengono risolti dai popoli stessi in pace", ha aggiunto.

 

Petro: "Da Trump minacce illegittime, non sono un narcos"

"Oggi vedrò se le parole di Trump in inglese vengono tradotte come dice la stampa nazionale. Pertanto, risponderò più tardi, quando saprò cosa significa realmente la minaccia illegittima di Trump". È quanto scrive in un post su X i presidente della Colombia Gustavo Petro, dopo che il presidente degli Stati Uniti ha definito il Paese sudamericano "governato da un uomo malato a cui piace produrre cocaina e venderla agli Stati Uniti". "Non sono illegittimo, né sono un narcotrafficante, ho solo come bene la mia casa di famiglia che sto ancora pagando con il mio stipendio. I miei estratti conto bancari sono stati resi pubblici. Nessuno può dire che abbia speso più del mio stipendio. Non sono avido", ha replicato Petro, "ho enorme fiducia nel mio popolo e per questo ho chiesto al popolo di difendere il presidente da qualsiasi atto violento illegittimo contro di lui. Il modo per difendermi è prendere il potere in tutti i comuni del Paese. L'ordine alle forze dell'ordine è di non sparare al popolo, ma all'invasore".

Rodriguez a Trump: "Lavoriamo insieme per la pace e il dialogo"

Nel suo primo messaggio da presidente ad interim del Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro, Delcy Rodríguez si è rivolta al presidente degli Stati Uniti Donald Trump invitandolo a "lavorare insieme" e invocando un rapporto rispettoso tra i due Paesi, caratterizzato da "pace e dialogo, non guerra". Rodríguez ha lanciato questo appello dopo aver presieduto la sua prima riunione di gabinetto.

"Presidente Donald Trump - ha affermato Rodríguez nel suo messaggio, trasmesso sul suo canale Telegram ufficiale - il nostro popolo e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra. Questa è sempre stata la posizione del presidente Nicolás Maduro, ed è la posizione di tutto il Venezuela in questo momento". "Il nostro Paese aspira a vivere senza minacce esterne, in un clima di rispetto e cooperazione internazionale - ha detto ancora - Crediamo che la pace globale si costruisca garantendo innanzitutto la pace di ogni nazione. Invitiamo il governo degli Stati Uniti a lavorare insieme su un programma di cooperazione, orientato allo sviluppo condiviso, nel quadro del diritto internazionale, e a rafforzare una duratura convivenza comunitaria", ha dichiarato la presidente ad interim.

Trump: "Ripristinare ordine prima di pensare alle elezioni"

Il presidente americano Donald Trump ha affermato che in Venezuela devono essere ripristinati "l'ordine pubblico" e la disciplina economica prima di qualsiasi discussione sulle elezioni, in seguito alla drammatica operazione statunitense conclusasi con l'arresto del leader Nicolas Maduro.Parlando al New York Post domenica, Trump ha liquidato le domande sul sostegno a figure dell'opposizione – tra cui la leader e Premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado – affermando che attualmente nessuno di loro gode del sostegno necessario per guidare il Paese. "Non credo che abbia il sostegno del popolo di cui ha bisogno", ha detto Trump. "Tutto qui". Incalzato sulla possibilità di sostenere Machado in caso di vittoria elettorale, Trump non si è pronunciato, sostenendo che il collasso del Venezuela rende le elezioni una preoccupazione secondaria. "Dobbiamo governare il Paese come si deve", ha detto Trump. Riguardo a Machado, ha detto: "Potrebbe vincere le elezioni solo se la sostenessi. Ma mi piace molto".

Trump: "Compagnie petrolifere interverranno e ricostruiranno sistema"

Parlando con i giornalisti sull'Air Force One domenica, il presidente americano Donald Trump ha affermato che le compagnie petrolifere "interverranno e ricostruiranno il sistema" petrolifero in Venezuela. L'industria petrolifera venezuelana è in rovina dopo anni di abbandono e sanzioni internazionali, quindi secondo le compagnie petrolifere le infrastrutture necessitano di investimenti significativi prima che la produzione possa aumentare drasticamente.

Prezzi petrolio in calo dell'1%, borse asiatiche in salita

Lunedì i prezzi del petrolio sono scesi di oltre l'1%, mentre i prezzi dei metalli preziosi sono aumentati, mentre i mercati hanno registrato reazioni contrastanti alla cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro da parte degli Stati Uniti, avvenuta durante un raid nel fine settimana.I prezzi delle azioni hanno aperto in rialzo, con i benchmark di Corea del Sud e Giappone che hanno nuovamente stabilito nuovi record. I futures statunitensi sono rimasti invariati dopo che le azioni hanno registrato piccoli guadagni venerdì a Wall Street.Poco dopo l'inizio delle contrattazioni, il petrolio greggio di riferimento statunitense è leggermente aumentato. In seguito, però, è stato scambiato in ribasso di 23 centesimi, a 57,09 dollari al barile. Il greggio Brent, lo standard internazionale, ha ceduto 17 centesimi, attestandosi a 60,58 dollari al barile. Con i livelli di petrolio già abbondanti, il greggio è stato scambiato al livello più basso degli ultimi sei mesi. In ogni caso, la mossa degli Stati Uniti si è riflessa sui mercati finanziari, mentre gli operatori si sono mossi per tenere conto dell'incertezza causata dall'insolita operazione militare del presidente Donald Trump e dalla sua insistenza sul fatto che gli Stati Uniti governeranno il Venezuela dopo la cacciata di Maduro. Il prezzo dell'oro è salito dell'1,9%, mentre l'argento è balzato del 5,7%. I prezzi delle azioni in Asia sono saliti vertiginosamente. A Tokyo, il Nikkei 225 è balzato del 3% a 51.853,53. L'indice ha chiuso al massimo di fine anno per il 2025 e ha ripreso le contrattazioni solo lunedì.

Presidente ad interim Rodriguez a Trump: "Dobbiamo collaborare"

La leader venezuelana ad interim Delcy Rodríguez ha invitato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump "a collaborare" e ha affermato di voler instaurare "relazioni rispettose" in un messaggio recentemente conciliante pubblicato domenica sera. Dopo aver pronunciato discorsi di feroce sfida all'amministrazione Trump questo fine settimana, la dichiarazione di Rodríguez in inglese sul suo account Instagram ha segnato un drastico cambio di tono."Invitiamo il governo degli Stati Uniti a collaborare con noi su un programma di cooperazione orientato allo sviluppo condiviso nel quadro del diritto internazionale per rafforzare una duratura convivenza comunitaria", ha scritto.Il suo messaggio arriva poco dopo che Trump l'aveva minacciata di "pagare un prezzo molto alto" se non si fosse conformata alle richieste degli Stati Uniti.

Cuba, in attacco Usa morti 32 ufficiali cubani

L'operazione militare americana in Venezuela ha ucciso 32 ufficiali cubani nel fine settimana. Lo ha dichiarato domenica il governo cubano nel primo conteggio ufficiale delle vittime degli attacchi americani nel paese sudamericano.I militari e gli ufficiali di polizia cubani erano impegnati in una missione che l'esercito del paese caraibico stava svolgendo su richiesta del governo venezuelano, secondo una dichiarazione trasmessa domenica sera dalla TV di stato cubana.Non è chiaro a cosa stessero lavorando i cubani nel paese sudamericano, ma Cuba è uno stretto alleato del governo venezuelano e da anni invia forze militari e di polizia per supportare le operazioni. Voci sulle morti sono circolate sull'isola durante il fine settimana. "Sapete, ieri sono stati uccisi molti cubani", ha confermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai giornalisti a bordo dell'Air Force One durante il volo di ritorno domenica sera dalla Florida a Washington. "Ci sono stati molti morti dall'altra parte. Nessun morto da parte nostra", ha aggiunto. Il governo cubano ha annunciato due giorni di lutto per gli ufficiali cubani uccisi, e l'ex presidente e leader rivoluzionario Raúl Castro e il presidente Miguel Díaz-Canel hanno inviato le condoglianze alle loro famiglie. I nomi delle vittime e le posizioni da loro ricoperte non sono stati immediatamente resi noti dalle autorità cubane."Fedeli alle loro responsabilità in materia di sicurezza e difesa, i nostri compatrioti hanno adempiuto al loro dovere con dignità ed eroismo e sono caduti dopo una feroce resistenza nel combattimento diretto contro gli aggressori o a seguito dei bombardamenti delle strutture", si legge nel comunicato ufficiale. Anche il Segretario di Stato americano Marco Rubio, figlio di immigrati cubani, ha sottolineato il coinvolgimento cubano in Venezuela nel fine settimana, affermando che l'apparato di sicurezza interna di Maduro era guidato da cubani e che stavano "sostenendo Maduro". "Tutte le guardie che aiutano a proteggere Maduro - questo è ben noto - tutta la loro agenzia di spionaggio, erano piene di cubani", ha detto Rubio.

Trump avverte Colombia: "Operazione simile? Mi sembra buona idea"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, mentre tornava a Washington domenica sera, ha anche messo in guardia il vicino del Venezuela, la Colombia, e il suo presidente di sinistra, Gustavo Petro.Trump, in un botta e risposta con i giornalisti sull'Air Force One, ha affermato che la Colombia è "governata da un uomo malato a cui piace produrre cocaina e venderla agli Stati Uniti"."Non lo farà per molto tempo", ha detto Trump domenica a proposito di Petro. "Ha fabbriche e fabbriche di cocaina. Non lo farà." Alla domanda se avrebbe ordinato agli Stati Uniti di condurre un'operazione contro la Colombia, Trump ha risposto: "Mi sembra una buona idea".L'amministrazione Trump ha imposto sanzioni a ottobre a Petro, alla sua famiglia e a un membro del suo governo per accuse di coinvolgimento nel traffico globale di droga. La Colombia è considerata l'epicentro del traffico mondiale di cocaina.

Trump a Rodríguez: "Siamo noi al comando"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, parlando dall'Air Force One di ritorno a Washington, ha ribadito domenica sera che in Venezuela "siamo al comando", mentre la leader venezuelana ad interim Delcy Rodríguez ha invitato il presidente repubblicano "a collaborare" in una nuova posizione conciliante.

Trump: "Cuba sta per crollare definitivamente"

Cuba "Sta crollando". Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parlando dall'Air Force On di ritorno a Washington dalla sua residenza di Mar-a-Lago. "Sta crollando definitivamente", ha aggiunto con riferimento alla situazione in Venezuela. Trump ha affermato che l'economia cubana, colpita da anni di embargo statunitense, è a pezzi e che continuerà a peggiorare con la cacciata di Maduro, che forniva petrolio sovvenzionato all'isola caraibica.

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