Leggi il settimanale

Tutto inizia e passa per la rete, anche la guerra

La vita come la morte, la guerra come la pace, non c’è nulla che non possa essere socializzato e condiviso con le proprie community

Tutto inizia e passa per la rete, anche la guerra
00:00 00:00

Oramai tutto passa per la rete. Anzi, per dirla meglio, tutto inizia in rete e sui social media, che sono diventati il solo e unico gate keeping dell’informazione mondiale. La vita come la morte, la guerra come la pace, non c’è nulla che non possa essere socializzato e condiviso con le proprie community. Non ci sono più gli ambasciatori che un tempo dovevano consegnare gli ultimatum dei loro governi, prima che le armi mettevano a tacere le parole. Adesso, la guerra si annuncia con un post su X, con un reel su Instagram o un video su Truth. Come quello che ha pubblicato ieri mattina, quando in Europa avevamo appena finito di pranzare e a Washington erano le 8.44, dal presidente americano Donald Trump. Otto minuti e sei secondi in cui Trump ha chiarito al mondo intero, mettendo sullo stesso piano i suoi follower con i governi nazionali, le istituzioni mondiali e l’opinione pubblica digitale, che “l'esercito degli Stati Uniti sta portando avanti un'operazione massiccia e continua per impedire a questa dittatura radicale e malvagia di minacciare l'America e i nostri interessi fondamentali per la sicurezza nazionale”. È bastato quel post, insieme alle condivisioni, che sono arrivate a numeri straordinari, per accendere come un fiammifero l’interesse degli utenti, negli Stati Uniti come in Europa, nei paesi del Medio Oriente e del Golfo così come in India, Giappone e Australia. Quell’innesco ha poi dato vita a un’eruzione di polarizzazioni che rimbalzavano da una piattaforma all’altra, da un autore agli altri che via via hanno iniziato a scrivere sui loro feed e account, che hanno fatto segnare, in un calcolo già superato nel momento in cui proviamo a fissarlo su carta, numeri considerevoli. Adesso per provare a circoscrivere la profondità di questa polarizzazione è possibile censire il numero di menzioni che le parole Iran e Khamenei, quest’ultima monitorata anche in lingua farsi, araba e urdu, hanno totalizzato da ieri mattina a questo pomeriggio. Allacciamoci le cinture: 237 milioni di interazioni. In questo ribollire di attivismo digitale ci sono anche due altri dati da non tralasciare, a conferma del ruolo centrale dei social media nella costruzione e nel condizionamento dell’opinione pubblica online. L’account Instagram del presidente Trump, che contava già 43.382.641 follower ha aumentato la sua platea di iscritti di altri 211 mila nuovi follower. Così, sempre da ieri a oggi, due degli account attivi su X dell’ex Guida suprema dell’Iran Khamenei, sono cresciuti di 142 nuovi follower, quello in lingua farsi, e di 90 mila nuovi follower in lingua inglese. Ma, se ci soffermiamo a osservare quella che gli analisti chiamano la mappa di calore del parlato digitale, cioè il risultato della distribuzione geografica di queste interazioni, è possibile comprendere quanto i regimi dittatoriali e teocratici vedano la libertà che le piattaforme di social media offrono agli utenti peggio del diavolo o degli infedeli. Infatti, la mappa dell’Iran presenta diverse zone dove emerge il bianco a riprova che in quelle specifiche aree, pur in presenza di menzioni digitali, non c’è stata alcuna polarizzazione solo perché i cittadini sono privati della connessione. Nello specifico della ricerca, inoltre, è emblematico che pur in presenza di un discreto numero di menzioni digitali, circa 3 milioni – lo stesso raccolto ad esempio nei confini israeliani - queste a loro volta non abbiano generato un volume minimo di polarizzazioni.

Le menzioni per lo più sono state generate dagli organi di informazione legate al regime che hanno fornito informazioni sugli attacchi, ma non si sono innescate conversazioni proprio per lo sbarramento alla rete e alla censura ancora attivo che impedisce agli iraniani di accedere liberamente alle piattaforme.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica