La rappresaglia annunciata dal Cremlino è piombata sull’Ucraina nel cuore della notte, come un’ondata di fuoco e acciaio che Kiev non vedeva da mesi. Sirene, esplosioni, palazzi sventrati: Mosca ha scatenato uno dei bombardamenti più violenti dell’ultimo periodo, presentandolo al mittente come risposta diretta all’attacco contro il dormitorio studentesco di Starobilsk, dove il bilancio delle vittime è salito a 21 morti e 44 feriti. Un messaggio di sangue, firmato Vladimir Putin, che riporta la guerra a un nuovo livello di escalation. Il Cremlino ha parlato di «raid di rappresaglia», ma sul terreno, ancora una volta, a pagare il prezzo più alto è stata la popolazione.
Per tutta la notte Kiev ha incassato un’ondata combinata di droni, missili balistici e vettori ipersonici. Si sono verificati sei raid in rapida successione, condotti a breve distanza l’uno dall’altro con l’obiettivo di saturare e mettere in difficoltà il sistema di difesa contraerea, mentre migliaia di residenti cercavano riparo nelle stazioni della metropolitana, trasformate per l’occasione in bunker improvvisati. La Russia ha lanciato circa 600 droni e decine di missili di diverso tipo. A segnare un’ulteriore escalation del conflitto è stato soprattutto l’impiego del razzo Oreshnik. Lanciato dal poligono militare russo di Kapustin Yar, a circa 1.400 km di distanza, il missile ha colpito all’1.30 di notte l’area di Bila Tserkva, fermandosi a soli 80 km da Kiev. Resta però da chiarire se si sia trattato di una dimostrazione di forza deliberata o di un errore di traiettoria nel tentativo di raggiungere la capitale ucraina. L’Oreshnik, infatti, è un missile balistico ipersonico di nuova generazione a capacità nucleare, considerato dal Cremlino una delle piattaforme più sofisticate dell’arsenale russo. Grazie alla velocità estrema e alla capacità di modificare la traiettoria durante il volo, il vettore risulta difficile da intercettare e può essere equipaggiato con testate convenzionali e nucleari. Attraverso blogger militari vicini al Cremlino, Mosca ha fatto sapere di avere ancora a disposizione altri nove ordigni «destinati a Kiev». La Polonia, preoccupata, ha messo in stato di allerta l’aviazione militare.
Nel comunicato diffuso dal ministero della Difesa russo, l’operazione viene descritta come attacco «contro obiettivi militari e del complesso industriale della difesa ucraino». Mosca sostiene di avere colpito posti di comando dell’esercito, infrastrutture militari, impianti industriali strategici e sedi dell’intelligence utilizzando Oreshnik, Iskander, Kinzhal e Tsirkon, oltre a sciami di droni. Il ministero russo ha inoltre negato di avere preso di mira infrastrutture civili.
Una versione che contrasta però con le immagini arrivate da Kiev all’alba. Gli ordigni hanno colpito numerosi quartieri della capitale, con danni estesi soprattutto nel distretto di Shevchenkivskyi. Nei pressi della stazione della metropolitana Lukyanivska, il centro commerciale Kvadrat e il vicino mercato Lukyanivsky sono stati devastati dalle esplosioni e dagli incendi. Nel distretto di Podilskyi è crollato l’edificio del Servizio Emergenze di Stato. Nell’area sorge anche l’impianto militare Artem, in passato obiettivo dei raid russi. Il bilancio provvisorio parla di quattro morti e oltre cento feriti nella capitale, tra cui tre bambini.
Tra gli edifici colpiti anche il complesso dell’ambasciata dell’Albania e gli studi delle emittenti tv tedesche Deutsche Welle e Ard. «Putin voleva mostrare forza, ma ha solo confermato la sua debolezza», sostiene il ministro degli Esteri Sybiha. La parte ucraina ha richiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.