La Wagner e la base russa vicina all'Italia: ecco l'hub per destabilizzare l'Africa

Il gruppo Wagner avrebbe utilizzato la Libia come hub per destabilizzare il continente africano. Morto Prigozhin, ora il Cremlino vorrebbe "raccoglierne l'eredità"

La Wagner e la base russa vicina all'Italia: ecco l'hub per destabilizzare l'Africa

Il ruolo occulto di Mosca nello scacchiere africano oramai non è un mistero per nessuno. Tra hard e soft power, il Cremlino negli ultimi anni ha cercato di costruire basi solide nel continente per guadagnarsi degli accessi privilegiati.

Il ruolo della Wagner in Africa e in Libia

Non è un caso che qui sia stata operativa fin dai suoi primi vagiti la PMC Wagner del defunto Evgeny Prigozhin: dalla finanza al mondo edile, dalle forniture alla logistica, ma soprattutto in campo minerario, ove sono state riscontrate almeno sei società controllate dalla Wagner che si occuperebbero di attività estrattive. Accanto a tutto ciò un'ala specifica dell'universo Wagner si è invece dedicata alla sua "specialità": offrire mercenari a chi ne ha bisogno. Nel caso africano, operando a guisa di "agenzia" appaltatrice della sicurezza di interi Stati, governi o specifiche personalità. E poi la propaganda: la Wagner si è da sempre, infatti, impegnata nel cercare di promuovere la reputazione russa demolendo quella europea-e in più in generale europea-soprattutto nella Françafrique.

Se la Wagner ha abituato ai propri riverberi in Sahel, da Washington giunge un nuovo allarme sulle spire del gruppo in Libia. I mercenari del gruppo non avrebbero solo contribuito a destabilizzare la Libia, ma utilizzato il Paese come "una piattaforma per destabilizzare la regione del Sahel e il continente africano". Lo riferisce ad Agenzia Nova un portavoce del dipartimento di Stato Usa, interpellato dopo che il progetto investigativo All Eyes On Wagner ha pubblicato un'inchiesta in cui svela che negli ultimi tre mesi la Russia ha trasferito militari professionisti e combattenti in Libia, dove ci sarebbero oggi almeno 1.800 russi dislocati principalmente in Cirenaica e nel Fezzan, nei territori controllati dall'Esercito nazionale libico del generale Haftar. L'inchiesta, progetto avviato da OpenFacto, organizzazione no profit francese, branca della ONG Inpact, con sede in Svizzera, è stata realizzata in tandem con il sito di informazione indipendente Verstka e con il sostegno di Radio Svoboda, il servizio in lingua russa di Free Europe/Radio Liberty.

L'inchiesta sui movimenti della Wagner in Libia

Oggetto delle investigazioni è soprattutto la base aerea di Al Khadim, hub logistico non solo per il personale russo impiegato nella base, ma anche come ponte di passaggio per il personale civile impiegato nelle attività minerarie in altre zone del continente. La base sembra essere l'anello di congiunzione delle attività Wagner tra Libia e Repubblica Centrafricana. Il sito investigativo aveva già documentato in passato come la base, e il sito logistico associato a essa (siamo a est di Bengasi) venissero utilizzati come sito di trasferimento di armi dalla Libia al Sudan. Ma cosa è accaduto a questi due siti dopo la morte di Prigozhin? Dopo l'agosto del 2023, la Russia ha rilanciato i colloqui con Haftar, invitato a Mosca nel settembre del 2023.

Il portavoce del dipartimento di Stato sostiene che "secondo alcuni funzionari libici, l'ambasciatore russo nel Paese ha detto esplicitamente che le attrezzature e i soldati sono stati trasferiti in Libia per essere impiegati in altre parti dell'Africa". Durante il ritiro da Tripoli nel 2020, il gruppo Wagner avrebbe piazzato mine, trappole esplosive ed altri ordigni, che avrebbero ucciso oltre 300 persone in Libia tra il maggio del 2020 e il marzo del 2022. "Gli Stati Uniti rimangono impegnati a sostenere un processo di unificazione della Libia mediato dalle Nazioni Unite, che venga incontro alle richieste e alle aspirazioni dei cittadini", ha spiegato il portavoce, aggiungendo che questo impegno si traduce anche nella condivisione di buone pratiche in materia di contrasto al terrorismo e sicurezza dei confini. "A differenza di altri, che cercano di sfruttare la Libia come una piattaforma per destabilizzare la regione e promuovere divisioni tra l'Est e l'Ovest del Paese, gli Stati Uniti sono impegnati a sostenere tutti i cittadini libici, nel rispetto degli obblighi stabiliti dalle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite", ha affermato.

La risposta di Mosca: il Cremlino prenderà "il posto" della Wagner?

Secondo All Eyes On Wagner, diversi militari russi sono stati trasferiti in Libia dall'inizio di quest'anno sotto la copertura di un'organizzazione paramilitare. Un'informazione, che conferma quanto più volte riportato da Agenzia Nova nelle scorse settimane. Un funzionario del dipartimento della Difesa Usa ha riferito, infatti, che i numeri riportati dall'inchiesta sono "sostanzialmente in linea con le stime del Comando degli Stati Uniti per l'Africa (Africom)". Il gruppo Wagner, ha aggiunto, ha utilizzato la Libia come "hub logistico per le sue operazioni in Africa, e ora è probabile che la Russia farà lo stesso". Il personale militare russo, ha continuato, ha sostenuto le forze dell'Esercito nazionale libico (Enl), e "ci aspettiamo quindi che sarà dispiegato nelle aree che sono sotto il controllo delle forze del generale Khalifa Haftar".

La risposta, piccata, di Mosca non ha tardato ad arrivare. L'ambasciatore russo in Libia, Aydar Aganin, ha smentito le indiscrezioni dei media sull'intenzione di Mosca di stabilire basi militari in Libia. In un'intervista con Russia Today, Aganin ha dichiarato: "Non abbiamo basi militari in Libia, e non abbiamo intenzione di stabilire una base militare permanente in Libia". Il diplomatico ha aggiunto che il ruolo della Russia nel panorama libico mira a porre fine all'unilateralismo e a rafforzare le relazioni con tutti i partiti politici in Libia senza eccezioni, rafforzando al tempo stesso la cooperazione in vari campi per raggiungere la stabilità desiderata.

Dal canto suo, invece, il direttore del dipartimento per il Medio Oriente e il Nord Africa presso il ministero degli Esteri russo, Aleksander Kinschak, ha ribadito il costante coordinamento di Mosca con le autorità libiche per quanto riguarda l'apertura di un consolato a Bengasi. Kinschak, parlando all'agenzia Ria Novosti, ha ricordato che dopo una lunga interruzione, l'ambasciata russa a Tripoli ha ripreso le sue attività nel 2023.

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