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Zelensky, attacco choc all’Europa. Primo trilaterale Kiev-Russia-Usa

Il colloquio con Trump: "Intesa sulle garanzie di sicurezza". Poi l’attacco: "Unione divisa e persa, sugli asset ha vinto Putin. Agite". Oggi vertice negli Emirati

Zelensky, attacco choc all’Europa. Primo trilaterale Kiev-Russia-Usa

L'incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky a Davos è andato «bene». Parola del presidente ucraino. «Molto bene. Non abbiamo discusso di confini, la guerra deve finire», parola di Trump. Nell'immediato del faccia a faccia di giovedì sulle Alpi svizzere, durato circa un'ora, questo è stato il massimo ricavato dai due protagonisti. Nessuna risposta specifica sul raggiungimento di un accordo sul piano di pace americano.

Qualche elemento in più è emerso nel corso della giornata, che per la prima metà ha visto l'attenzione del World Economic Forum concentrarsi sull'interpretazione dell'annuncio di mercoledì di Trump sulla Groenlandia, e poi sull'ufficializzazione del «Board of Peace» per Gaza. I dettagli aggiuntivi Zelensky li affidava a un post sui social media. «Un buon incontro con il Presidente Trump, produttivo e significativo. Abbiamo anche parlato della difesa aerea per l'Ucraina. Ho ringraziato per il precedente pacchetto di missili e ne ho chiesto uno aggiuntivo». Da parte del presidente Usa, degli oltre 25 post diffusi su Truth, non uno era dedicato all'incontro. Un sintomo, forse, di come l'attenzione del presidente americano sia in questi giorni catturata dalle altre partite internazionali che sta giocando. Eppure, la Casa Bianca ha continuato a muovere la propria diplomazia, inviando a Mosca Jared Kushner e Steve Witkoff per un incontro con Vladimir Putin. Il negoziato di pace è ormai ridotto «a una sola questione», dichiarava lo stesso Witkoff prima della partenza. No comment da parte del Cremlino. E poi l'annuncio che oggi, a Abu Dhabi, avrebbero preso il via i negoziati trilaterali Usa-Ucraina-Russia. Per Washington c'è la coppia Witkoff-Kushner, per Kiev il capo dell'ufficio presidenziale Kyrylo Budanov, il segretario del Consiglio per la sicurezza Rustem Umerov e il diplomatico di lungo corso Sergiy Kyslytsya. Per Mosca, il manager e negoziatore di Putin Kirill Dmitriev e il capo dell'intelligence militare. Secondo il Financial Times, Usa e Ucraina intendono proporre alla Russia una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche come primo passo verso una riduzione delle ostilità. L'accordo prevede che Mosca interrompa i raid su centrali elettriche, sistemi di riscaldamento e condotte idriche, e che Kiev smetta di colpire le raffinerie russe e le petroliere della «flotta ombra» del Cremlino. Ma entrambe le parti sarebbero riluttanti a fermare le proprie operazioni militari.

In attesa degli sviluppi, è stato lo stesso Zelensky a imprimere una svolta inedita alla giornata, con un intervento a metà tra il rimprovero e l'esortazione a dotarsi del coraggio necessario ad affrontare la nuova realtà internazionale. Indicativo l'incipit del discorso, una citazione del film «Il giorno della marmotta», in cui il presente si ripete incessantemente. «Nessuno vorrebbe vivere così, ripetendo la stessa cosa per settimane, mesi e, naturalmente, quattro anni. Proprio l'anno scorso, qui a Davos, ho concluso il mio discorso con le parole: l'Europa deve sapere come difendersi. È passato un anno e nulla è cambiato. Siamo ancora in una situazione in cui devo dire le stesse parole». E ancora, «se l'Europa non viene percepita come una forza globale, se le sue azioni non spaventano gli attori malintenzionati, l'Europa sarà sempre costretta a reagire, a rincorrere nuovi e pericolosi attacchi», ha detto il leader ucraino, esortando i leader europei a utilizzare i beni russi congelati e ad adottare misure coraggiose come il sequestro delle petroliere russe, al pari di quanto fatto da Trump nei confronti del Venezuela. Altra bordata, con un richiamo al velleitario «standoff» con Trump: «L'Europa deve imparare a difendersi. Inviare 14 o 40 soldati in Groenlandia, cosa dovrebbe ottenere? Che messaggio invia a Putin? Alla Cina? E forse, soprattutto, che messaggio invia alla Danimarca?». Infine, il richiamo definitivo alla realtà del nascente nuovo ordine mondiale: «Gli europei, anziché stare insieme contro la Russia, invece di diventare una potenza globale, restano un continente bellissimo ma frammentato, un caleidoscopio di piccole e medie potenze.

L'Europa sembra persa nel tentativo di convincere il presidente degli Stati Uniti a cambiare. Ma lui non cambierà. Il presidente Trump è contento di com'è. E dice di amare l'Europa, ma non ascolterà questo tipo di Europa».

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