Dentro una stanza delle camere di sicurezza di San Vittore Giorgio Piazzolla, 39 anni, sabato mattina ha affrontato l'interrogatorio di garanzia davanti al gip. Era scosso, con il corpo che portava ancora i residui dell'alcol e delle sostanze stupefacenti che aveva assunto mercoledì sera. Quando, in via Carnia, a Lambrate, alla guida della sua SmartForTwo nera ha investito sulle strisce pedonali due sorelle di 70 e 75 anni, uccidendo la più anziana, Alfonsa Curiale, e ferendo gravemente la minore per poi fuggire senza prestare concorso. È accusato infatti di omicidio stradale, omissione di soccorso e guida in stato di ebbrezza e sotto l'effetto di stupefacenti. Il pm Paolo Filippini aveva chiesto per lui la misura del carcere, il gip ha deciso per i domiciliari.
L'avvocato Paolino Ardia era al suo fianco. Voce bassa, tono misurato, quasi sacerdotale. "Il mio assistito è estremamente provato", ha dichiarato, "perché sente enormemente la responsabilità delle conseguenze delle sue azioni, che hanno coinvolto in maniera fatale delle persone inermi e inconsapevoli". Piazzolla ha risposto al gip "per quel che è il suo ricordo": frammenti confusi, buchi neri, un vuoto chimico che inghiotte quasi tutto. L'avvocato ha continuato: "È consapevole di aver distrutto due esistenze che non gli avevano fatto nulla".
Alfonsa Curiale era a Milano dalla Sicilia per assistere la sorella minore malata. La 75enne aveva speso la sua vita come direttrice della biblioteca comunale di Joppolo Giancaxio, in provincia di Agrigento. Un'esistenza cancellata in un istante. "Il mio assistito sta vivendo un inferno interiore", ha aggiunto Ardia. "Non è un mostro, è una persona distrutta che ha distrutto. Ha scelto di costituirsi su consiglio dei genitori e ha risposto a tutte le domande, nonostante il suo ricordo sia lacunoso". Il tonfo di due corpi sulle strisce pedonali alle 21.35, la fuga, il silenzio dopo l'impatto. Tutto cancellato dall'alcol e dalle droghe, o forse solo rimosso perché insopportabile. L'avvocato ha insistito sul profilo umano del suo cliente: "Sente enormemente la responsabilità di quanto accaduto. È profondamente turbato dalle conseguenze tragiche di quella sera". Due sorelle. Una morta, l'altra ancora ricoverata in ospedale. Una piccola epopea di affetto meridionale finita sotto le ruote di un milanese che aveva già perso il controllo molto prima di piazza Udine. Per quest'uomo, costituitosi qualche ora dopo l'investimento mortale alla polizia locale, il difensore aveva chiesto la scarcerazione, ottenendola dal giudice. Ma tra le mura di San Vittore è andata in scena soprattutto questa narrazione: quella di un uomo schiacciato dal rimorso, fragile, quasi annientato dal peso di ciò che ha fatto.
Fuori dalla stanza, quattro testimoni ricordano perfettamente la vettura che non si è fermata. Dentro, invece, si parla di "inferno interiore" e di responsabilità sentita "enormemente" e della memoria difettosa di un 39enne che, per qualche ora, ha pensato di poter scappare anche da se stesso.