Internet è ormai una presenza costante nella vita quotidiana: lavoro, scuola, streaming, servizi pubblici, acquisti, comunicazione. In Italia oltre l'86% delle famiglie ha una connessione domestica e la domanda di connettività continua a crescere. Ma dietro la corsa del digitale c'è un tema spesso assente dal dibattito pubblico: il consumo energetico delle infrastrutture che rendono possibile tutto questo.
Le reti di accesso fisse, cioè quelle che collegano abitazioni e imprese alla rete, in Italia assorbono oltre 550 GWh di energia all'anno. Una quota rilevante di questi consumi è ancora legata alle tecnologie in rame, che continuano a pesare molto sul fabbisogno energetico pur offrendo prestazioni inferiori rispetto alla fibra ottica. È uno squilibrio sempre meno sostenibile.
Se l'accesso fosse interamente basato sulla fibra FTTH, il consumo complessivo potrebbe scendere a circa 77 GWh l'anno, con una riduzione dell'86% rispetto alla situazione attuale. Parallelamente, lo spegnimento completo del rame consentirebbe di evitare circa 125 mila tonnellate di CO equivalente all'anno.
Numeri che spiegano perché la partita non riguardi soltanto la velocità della connessione. Come osserva Michela Meo, professoressa di Telecomunicazioni al Politecnico di Torino, «ogni anno perso nel completamento della migrazione non rappresenta solo un freno all'innovazione digitale». Il ritardo, infatti, pesa anche sui consumi e sulla capacità del sistema di diventare più efficiente. Il tema, però, non è solo energetico. Come sottolinea l'ad di Open Fiber Giuseppe Gola, «la fibra ottica genera impatti concreti dal punto di vista economico, sociale e ambientale». Il punto è che l'ammodernamento della rete non incide soltanto sulla qualità dei collegamenti, ma anche sulla competitività del Paese e sulla sostenibilità complessiva del sistema.
La ragione tecnica è semplice: la fibra richiede meno apparati sul territorio, utilizza tecnologie più efficienti e in diversi tratti può contare su componenti passivi, che non hanno bisogno di alimentazione elettrica. Il rame, invece, si regge su una struttura più energivora e costosa da mantenere.
Ma il vero nodo è un altro. I risparmi non arrivano automaticamente con la sola crescita delle linee in fibra. Finché le vecchie reti restano attive, molti apparati devono continuare a funzionare anche se servono pochi utenti. Per questo la migrazione graduale non basta: il beneficio pieno si realizza solo quando il rame viene spento fisicamente.
Lo chiarisce ancora Michela Meo quando sottolinea che il ritardo «si traduce in un costo energetico e ambientale diretto per il mantenimento in vita di tecnologie obsolete ed energivore». Ed è in questo quadro che, secondo Gola, «è il momento di cogliere appieno questa opportunità».
Il passaggio decisivo è dunque quello dell'adozione e dello switch-off. Senza una diffusione ampia della fibra, i vantaggi restano parziali. Per questo l'ad di Open Fiber osserva che «un'adozione massiccia della fibra avrebbe un effetto moltiplicatore». Più efficienza, meno consumi, maggiore competitività.
La conclusione va quindi oltre la dimensione tecnica.
Come ricorda Michela Meo, «accelerare lo switch-off del rame non è dunque solo un'opportunità tecnologica, ma un imperativo di sostenibilità». E, nelle parole di Gola, «è una scelta industriale, non solo tecnologica, strategica per il futuro dell'italia».