"High Fidelity" per nulla fedele a Nick Hornby

Le istruzioni per massacrare un libro di culto sono bene esplicitate nella serie High Fidelity prodotta da Hulu e ora in onda sulla piattaforma Rakuten.

Le istruzioni per massacrare un libro di culto sono bene esplicitate nella serie High Fidelity prodotta da Hulu e ora in onda sulla piattaforma Rakuten. Stiamo parlando di uno dei romanzi più significativi degli anni '90 che, insieme a Fever Pitch (Febbre a 90º) ha attribuito al suo autore Nick Hornby fama e popolarità. Ma il simpatico inglese non è mai più riuscito a raggiungere quei vertici creativi anche se ora lo conoscono tutti; High Fidelity, peraltro, non è al primo tentativo di riduzione cinematografica, ci provò Steven Frears venticinque anni fa con John Cusak e i risultati furono appena sufficienti.

Dedicato agli amanti del pop-rock talmente immersi nelle loro passioni, tra playlist, citazioni, curiosità, da vivere un'esistenza pressoché irreale, High Fidelity è una storia che non si può non declinare al maschile, visto che quei tipi sfigati, brufolosi, mal vestiti e nerd, maniaci del vinile non possono che essere uomini.

Invece, per correttezza politica o non si sa cosa, nella serie la protagonista è diventata una donna. E che donna, la meravigliosa Zoe Kravitz, una che buca lo schermo al solo sguardo, che qualsiasi cosa indossi risulta uno schianto. E secondo voi una così potrebbe mai fare la parte della sfigata? Potrebbe mai avere problemi con i ragazzi (e le ragazze, visto che una storia lesbica gli sciagurati autori della serie comunque ce la rifilano, altra scemenza del presente)?

Altro errore grave, l'ambientazione. Per quanto New York sia un posto meraviglioso, non raggiungerà mai la coolness di Londra, soprattutto ai tempi del Brit Pop. Il negozio di dischi a Brooklyn diretto da Zoe con due commessi (un gay e una nera di molto sovrappeso, ovvio) risulta scialbo, inutile, potrebbe essere una profumeria o un verduriere, mentre nel romanzo di Hornby era una specie di mecca necessaria, capace di radunare non solo gli hipster del quartiere, ma anche i veri appassionati di musica, del tutto indifferenti a Spotify e che non usano Shazam.

E così, invece di commentare i suoni o discutere sui migliori album dell'anno, il leitmotiv di queste dieci puntate sta nelle vicende amorose e sessuali dei personaggi. È proprio vero, nel mondo di oggi non c'è più nulla da fare tranne che arrovellarsi sul minimalismo dei sentimenti. Noia assoluta, si può sopportare in testi come Normal People, ma se tocchi un libro sacro come High Fidelity dovresti stare più attento, molto più attento. È una delle serie che più mi ha fatto innervosire, anche se mi rendo conto che tale fastidio deriva dalla distanza generazionale di chi ha attraversato gli anni '90, forse l'ultimo decennio in cui la musica riuscì a entrare prepotentemente nella società e nel costume.

Ora che tale funzione manca, non ci resta che fare il tifo per la stupenda Zoe, sperando di incontrarla nella serata giusta. Certo però, che nostalgia di quando Hornby scriveva «non potrei mai uscire con una cui piacciono i Simply Red».

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