Politica

"I capi dicono di non sapere, ma allora chi pagava le spie?"

Intervista a Nick Davies, il reporter del Guardian che ha smascherato i colleghi del News of the World: "Non credo la redazione fosse fuori controllo. Lì tutti ricevono ordini molto precisi"

Da giovedì scorso, Nick Davies del Guardian è il giornalista più famoso del Regno Unito. Non si è limitato a realizzare uno scoop straordinario, raccontando che migliaia e migliaia di personalità dello sport, dello spettacolo e della politica sono state intercettate illegalmente. Ha anche puntato il dito esplicitamente contro i responsabili del phone-hacking, delle intercettazioni illegali: i suoi colleghi del News of the World, il domenicale da quattro milioni di copie che è la corazzata dell’impero di Rupert Murdoch. C’erano le intercettazioni, ha scritto, dietro gli scoop del giornale di Murdoch. In questo modo - un giornalista che attacca altri giornalisti, rivelandone i metodi di lavoro - Davies ha rotto un vecchio tabù, quello che prevede una sorta di patto di non aggressione tra reporter. Ci si combatte a colpi di esclusive, ma non si raccontano i trucchi del mestiere. Davies ha deciso che al News of the World avevano superato il limite. E ha raccontato tutto.
È insolito per un giornalista occuparsi di altri giornalisti. Ti sei trovato a disagio lavorando a questa inchiesta?
«Sì, in effetti per un giornalista non è abituale occuparsi di altri giornalisti. C’è un vecchio motto di Fleet Street (la strada di Londra dove una volta erano concentrate le redazioni dei giornali, ndr) che dice “dog doesn’t eat dog”, cane non mangia cane. Significa che noi scriviamo di chiunque altro, ma non scriviamo l’uno dell’altro. Io penso che questo sia profondamente sbagliato. La stampa è un potere. Qualche volta abusa del suo potere. Così noi dobbiamo scrivere anche di questo».
Quanto era diffusa la pratica delle intercettazioni illegali all’interno della redazione del «News of the World»?
«Non conosco ancora la reale dimensione delle intercettazioni abusive. Ho una fonte a Scotland Yard, una persona molto in alto, che mi dice che esse coinvolgevano migliaia di obiettivi, e io ho citato questa sua dichiarazione. Ho avuto contatti e conversazioni con persone che hanno lavorato a lungo per il News of the World, e anche loro concordano che la pratica era ampiamente diffusa. Ma il tabloid sostiene che ci stiamo tutti sbagliando. Il problema è che il News of the World non ha alcuna credibilità, perché tutto quello che ci ha detto finora in relazione a questo scandalo si è dimostrato essere falso».
Finora la vicenda è costata il posto solo a un direttore del «News of the World», Andy Coulson. Tutti gli altri membri dello staff del giornale e la casa editrice, ovvero il gruppo Murdoch, hanno proclamato di essere all’oscuro di quanto accadeva. È possibile? Qual è la tua opinione al proposito?
«Questa è una domanda molto importante. Semplicemente, penso sia troppo presto per conoscere la verità su quanto sapessero i direttori e l’editore di quanto accadeva».
L’unico caso emerso fino ad ora era stato quello di Glenn Mulcair, l’investigatore privato che aveva creato una struttura di intelligence parallela per conto del «News» e che due anni fa finì in cella insieme a un reporter del settimanale. Tu sei convinto che Mulcair fosse l’unico «private eye» al servizio del «News of the World»?
«Assolutamente no. Anche altri investigatori hanno lavorato per loro. Il News of the World ha preso l’abitudine di utilizzare investigatori privati per compiere lavori illegali fin dagli anni Novanta. E questo non riguarda solo le intercettazioni abusive, ma anche l’accesso a informazioni riservate come la documentazione bancaria e sanitaria».
Migliaia di obiettivi, è stato scritto. Ma quanti di essi sono stati effettivamente raggiunti e intercettati? La Metropolitan Police afferma che i bersagli davvero colpiti siano stati in realtà piuttosto pochi. Cosa pensi del ruolo svolto dalla Metropolitan Police in questa vicenda?
«Non sappiamo quanti bersagli siano stati raggiunti. La dichiarazione di Scotland Yard è depistante perché si riferisce a un singolo reporter, mentre noi stiamo parlando di un giornale nella sua interezza. Io non so capire perché la polizia non abbia fatto di più. Forse non avevano le risorse per portare l’indagine fino in fondo, oppure c’era qualche timore nell’affrontare il gruppo di Murdoch. In questo contesto, il fatto che Scotland Yard abbia rilasciato una dichiarazione così depistante mi preoccupa».
Qualcuno ha scritto che la redazione del «News of the World» era fuori controllo. È possibile che la caccia allo scoop avesse raggiunto livelli paranoici?
«Non sono così sicuro che la redazione fosse fuori controllo. La gente che ci lavorava parla di un regime molto rigido, dove alla gente non veniva chiesto ma ordinato di fare le cose, e dove c’era uno stretto controllo delle spese. Questo diventa importante, visto che i dirigenti affermano che non sapevano cosa accadeva».

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