I conducenti: «Bus snodabili a rischio, ritirateli»

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I conducenti: «Bus snodabili a rischio, ritirateli»

Ogni volta è diverso: il buio, la nebbia, la velocità e quel maledetto telefono cellulare dal quale non si stacca mai lo sguardo. Nemmeno quando si guida. Nell’ultimo anno gli incidenti stradali a Milano rilevati dalla polizia locale sono stati più di ventimila, 23.147 per l’esattezza. E le vittime sono automobilisti, motociclisti ma anche ciclisti e pedoni. Proprio come è successo lunedì scorso all’incrocio tra via Marghera e piazza de Angeli dove una donna di 55 ha perso la vita dopo essere stata travolta da un autobus della linea 67 mentre stava attraversando sulle strisce pedonali. Il conducente del mezzo è stato indagato per omicidio colposo, ora toccherà all’inchiesta accertare la dinamica esatta dell’incidente. «E pensare che quella non è nemmeno tra le zone più a rischio della città» dicono i più esperti.
L’elenco delle vie più pericolose inizia dalle strade a scorrimento veloce. I classici sono quelli di viale Tibaldi, viale Toscana, viale Umbria, Cavalcavia Bacula, Monte Ceneri e viale Certosa dove gli scontri, nella maggioranza dei casi, avvengono perché le macchine vanno troppo forte. Come in viale Abruzzi, dove da gennaio a maggio di incidenti ce ne sono stati 31 con nove feriti gravi. I residenti l’hanno addirittura soprannominato Vav, viale ad alta velocità. Da piazzale Loreto a piazza Ascoli il percorso viene scambiato per un’autostrada: basta prendere il primo verde all’incrocio con via Piccinni per innanellare i successivi, fino allo stop di via Paracelso. «Tutti i vialoni a scorrimento veloce sono pericolosi - spiega Roberto Miglio, delegato Rsu della polizia locale -, soprattutto nelle ore notturne. La tendenza è quella di scivolare via». Senza contare la moda di mezzi pesanti, autobus e camion che quando devono svoltare a destra, tendono a stringere la curva. «Non hanno la visibilità completa - continua Miglio - e molte volte sotto le ruote finiscono le persone che non si vedono, pedoni e ciclisti». Sono loro i più deboli, sono loro che devono prestare la massima attenzione quando attraversano una strada e non fidarsi soltanto di quella altrui, sottolinea Miglio.
«Purtroppo sono aumentate le motivazioni delle distrazioni, prima c’era l’autoradio, poi gli auricolari, ora il cellulare. La verità è che c’è anche una grande “maleducazione” dei conducenti dei mezzi pubblici. E nei loro confronti siamo molto tolleranti, forse troppo». Col fatto che sono quasi colleghi, si chiude un occhio quando li si vede guidare mentre stanno telefonando oppure quando parlano ai passeggeri. O quando tirano sul giallo. «E se ti schiaccia un mezzo pesante, sono dolori...». La lista delle strade da brivido continua con viale Zara, Fulvio Testi, Forze Armate. In via Valassina lo scorso aprile un ciclista venne travolto e ucciso da un’automobile che aveva perso il controllo ed era salita sul marciapiede. Qualche settimana prima una donna straniera era stata investita e aveva perso la vita in viale Tibaldi.
«Non c’è un incrocio più “killer” di altri - conclude Miglio -. Molti anni fa, era quello tra viale Zara e viale Marche, ora un po’ meno, forse perché hanno cambiato la semaforistica».

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