A guardare la programmazione del Franco Parenti, si rimane impressionati per lo spazio che viene dedicato alla nuova drammaturgia, oltre che a una nuova generazione di registi e attori. Andrée Ruth Shammah non ha avuto, certo, bisogno di avvalersi di un direttore artistico junior, è orgogliosa del suo impegno in questa direzione. L'ultima novità che propone è quella di Francesco Toscani: I corpi che non avremo, in scena da oggi al 14 Febbraio, con la regia di Andrea Piazza, protagonisti Fabrizio Calfapietra e Simone Tudda. Il fatto che si dia parecchio spazio ai testi di giovani autori, non vuol dire trovarsi dinanzi a capolavori né dinanzi a "fenomeni", tali sono presentati, spesso, dalla cronaca, che poi scopriamo di essere dei bidoni. Essere un fenomeno, non vuol dire essere un artista capace di esprimere idee, concetti, suscitare emozioni o sublimare il mondo sensibile. Ci vogliono anni di preparazione, magari, accompagnata da un po' di talento. Inseguo, da parecchio tempo, la nuova drammaturgia che, a dire il vero, ha trovato sponda nella nuova teatrologia, quella che si oppone a un teatro testocentrico e che preferisce le "pratiche" teatrali e quel complesso di relazioni che appartengono alla processualità del fare teatro. Agli autori non possiamo chiedere queste distinzioni, anche se, nella loro scrittura, avverto dei processi che non sempre rispettano le regole del palcoscenico, specie quando si tratta di una scrittura frammentata che aspira a fare ridere il pubblico a tutti i costi, con battute fuori posto. C'è ancora da dire che, ormai, sono in tanti gli autori che inventano trame che hanno a che fare con i computer, con l'intelligenza artificiale, con i video, con gli algoritmi, argomenti di sicura attualità che non andrebbero trattati superficialmente.
La novità di Francesco Toscani ha, come argomento, la storia del giovane Mattia che festeggia il suo trentatreesimo compleanno in assoluta solitudine, fino a cantarsi "tanti auguri a te". A dire il vero, non è proprio solo, con lui ci sono Facebook, whatsapp e gli stickers per rispondere, è perciò impegnato a leggere le notifiche che gli arrivano giornalmente. L'autore, però, ha pensato di non abbandonarlo a se stesso e si è inventato: L'Altro, una specie di doppio o di autocoscienza che gli rimprovera di aver scelto una solitudine dorata, ricca di film porno, tema ricorrente nella drammaturgia contemporanea, oltre che di immagini di una umanità perfetta fisicamente che, quasi ossessivamente, egli osserva attraverso i video, mettendo a confronto, con essa, il proprio corpo che ritiene imperfetto e inadeguato e andando in cerca del corpo che non avrà. Anche il rapporto di Mattia con l'Eros è alquanto ambiguo, tanto che preferisce visualizzare, a occhi chiusi, storie di sesso. Insomma, Mattia sta vivendo una specie di "dismorfismo digitale", ossia un disturbo che coinvolge, un corpo, quando non riesce a sottrarsi alla dipendenza del video.
Si tratta di una forma distorta di vedere "il corpo che non si ha", che induce a immaginare dei corpi perfetti inesistenti, motivo per cui egli sceglie di voler vivere al di là del tempo reale, in cerca di una ascesi, non certo di tipo religioso, ma digitale. Questa materia è trattata da Andrea Piazza, con un linguaggio multidisciplinare e con un abile uso di istallazioni che contribuiscono a un finale inatteso.