I film sull'arte non sono mai dei capolavori...

S i prova di tutto per salvare il cinema di qualità e ambizione culturale. L'ultima idea è limitare la programmazione di film «scelti» a pochi giorni nelle sale e poi trasferirli in tv. Sembra funzionare, in particolare, il documentario d'arte, genere difficile da affrontare perché si porta dietro regole troppo paludate su strutture narrative piuttosto rigide. Proprio in questa settimana è uscito nelle sale italiane Salvador Dalì. La ricerca dell'immortalità di David Pujol: di rara bruttezza, nonostante sia stato prodotto dalla Fondazione di Figueres che cura le opere del maestro catalano, pieno di inesattezze e omissioni (ad esempio l'ambiguo rapporto tra il pittore e il dittatore franco) che sfiorano la censura.

Era uscito in marzo e ora programmato su Sky Arte, Hitler contro Picasso e gli altri, diretto da Claudio Poli. Il titolo, ottimo per incuriosire il pubblico, promette ma non mantiene: se qualcuno immaginava uno scontro all'arma bianca tra due titani del '900, resterà deluso, proprio come accade per quelle mostre in cui si strombazzano i maestri dell'Impressionismo e poi ti ritrovi i dipinti dei minori. Picasso, che fu inserito nella celeberrima mostra sull'arte degenerata nel 1937, oltre alla battuta su Guernica («È opera vostra», disse ai militari nazisti che gli fecero visita a Parigi) è attore non protagonista di un film peraltro documentatissimo su un aspetto che si conosceva meno, ovvero l'ossessione di Hitler e Göring per l'arte. Si direbbe un ossimoro per individui che si occupavano di ben altro, criminali efferati che di fronte a tele e tavole ritrovavano persino una certa nobiltà di spirito. Il Führer e il suo vice si contendevano capolavori classici (e qualche opera moderna) saccheggiandoli ai musei di mezza Europa e ai ricchi collezionisti ebrei, mandati nei campi di sterminio. Furti e razzie ricostruiti con filologica attenzione da studiosi e storici dell'arte che, insieme all'attività dei leggendari «Monument's Men», ha permesso almeno in parte di restituire il maltolto alle collezioni originarie e agli eredi dei legittimi proprietari.

Rispetto all'efficace utilizzo propagandistico dell'arte visiva da parte del fascismo, i nazisti non hanno mostrato una strategia particolare. Agli alti vertici interessava accumulare tesori personali senza alcuna opera di proselitismo; persino la Grande Esposizione Germanica, proposta in alternativa alle «brutture» dell'avanguardia degenerata, fu una pessima operazione mediatica, perché lo stucchevole classicismo non poté certo competere con i capolavori moderni.

Didatticamente utile, Hitler contro Picasso e gli altri mostra però i consueti limiti del documentario d'arte. Tutto è estremamente serioso, la musica, le voci fuori campo, l'eccesso di specialismo, la quasi completa rinuncia alla spettacolarizzazione. Persino Toni Servillo vagola incerto nell'ora e mezzo di film: testimonial celebre o volto di raccordo, avrebbe potuto essere utilizzato meglio. Ricchi invece i materiali d'archivio, i filmati d'epoca, che suggeriscono una versione caricaturale degli alti vertici del partito nazista, a cominciare da Göring, ridicola maschera corpulenta a cui non si capisce come un popolo abbia potuto dar credito.

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