Per i fuorisede l’esame più difficile è trovare una stanza senza svenarsi

(...)in realtà affaccia su un vialone soffocato dal traffico, di giorno e di sera, dove la caccia al parcheggio provoca danni alle coronarie. Abbondano negozi, negozietti e supermercati, incluso - viene assicurato - quando ci si trova ai margini del raccordo. Così orientarsi, per chi non è pratico delle distanze siderali capitoline - metti un giovanotto arrivato fresco fresco da Catanzaro - diventa una mezza impresa.
Il peggio, poi, è che non c’è speranza di esultare nemmeno quando il trucco viene svelato: il prezzo medio di una stanza davvero vicina alle università si assesta in media intorno ai 500-550 euro, con punte che arrivano a toccare i 700 euro. Un posto letto è quotato intorno ai 300-350 euro, con vette di 400, persino 450 euro. Cercare per credere. La morale, grottesca, è una sola: per non dichiarare bancarotta bisogna chiudere tutti e due gli occhi e prendere in considerazione le offerte posticce, i luoghi vicini per finta, dove almeno l’importo della pigione è meno proibitivo.
Facciamo qualche esempio: su Studenti.it una singola a largo Preneste «molto ampia e luminosa in appartamento misto con altre due singole, Fastweb wireless, telefono fisso, lavatrice e balconcino» viene 400 euro più modiche spese. Si presume che chi si ferma in quella zona si iscriva alla Sapienza. Ebbene, per raggiungere l’ateneo bisogna prendere come minimo un autobus fino a Tiburtina e di lì un altro mezzo, o il tram 19 fino a viale Regina Elena. Il tempo di percorrenza, per essere ottimisti, è di 45 minuti abbondanti, traffico e attese incluse. Per chi vuole avvicinarsi tocca sborsare 650 euro «per una camera dotata di ogni comfort». Un salasso in piena regola, se a questa cifra si aggiungono le spese di condominio, le bollette e tutte le varie ed eventuali. Risultato? È difficile cavarsela con meno di 800 euro al mese. Ecco perché è meglio far finta che la stanza a via di Tor Tre Teste, in fondo alla Prenestina, offerta ad «appena 390 euro», non sia poi così male.
Ma i paletti non finiscono qui, di contratto guai a parlarne, sennò il prezzo schizza ancora. Mettici le tasse, più altre rogne, e con la somma che ne viene fuori ci si aspetterebbe di stare perlomeno in centro, magari dalle parti di Trastevere, in un palazzo antico, seppur in un appartamento di dimensioni modeste, e invece no, ti ritrovi a Primavalle, o in qualche altro quartiere analogo, dove il centro se non hai un mezzo privato lo vedi giusto in cartolina. E allora meglio al nero, così almeno uno risparmia, oppure, sempre con la stessa somma, è capace che svolti una stanza a cinque stelle.
Ancora a proposito di paletti, ce ne sono anche di altro genere. I soldi questa volta non c’entrano. Chi cerca una stanza deve prima di tutto rassegnarsi all’idea che le donne vengono prima. E non per una questione di galanteria, ma semplicemente perché la maggior parte dei padroni di casa le ritiene più affidabili. Più attente alla pulizia della casa. Meno chiassose. Insomma, non danno problemi. Quelli che invece sembrano avere più difficoltà di tutti a trovare un posticino dove riporre le proprie cose, a prescindere dal prezzo, sono coloro che hanno animali al seguito. Per quanto li riguarda, la risposta che va per la maggiore è un bel «no grazie».
Infine, c’è da considerare tutta la parte relativa ai divieti. Della serie, non fate come a casa vostra. Sopratutto se ad affittare la camera è un anziano, con il quale poi bisogna condividere l’appartamento. Vietato fumare, vietato invitare amici, vietato ospitare il proprio partner, vietato cucinare fuori dall’orario dei pasti, vietato ascoltare la musica dopo le 23, e così via. Alla fine della fiera, quello che più conta per chi è in cerca di una stanza, è avere pazienza.

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