I «furbetti dello scarichino» che speculano sul fiume nero

Gli sciacalli sono una brutta razza. Ma gli eco-sciacalli ancora di più. Gente che considera l’ambiente terra di nessuno o, peggio, qualcosa da distruggere per interessi personali. È accaduto in passato con i piromani al servizio dei boss della speculazione edilizia; sta accadendo oggi con i criminali che - approfittando delle condizioni pietose del Po - hanno pensato di rendere il fiume nero ancora più nero. Come? Sversando nel corso d’acqua ulteriori scarichi tossici.
Il ragionamento vigliacco degli eco-sciacalli deve essere stato, più o meno, il seguente: visto che il Po è stato devastato dagli oli combustibili liberati lunedì scorso dalle cisterne delle Lombardia Petroli di Villasanta (Monza), questo è il momento giusto per sbarazzarci anche delle nostre schifezze... Così qualche ditta senza scrupoli, in Lombardia e Veneto, è passata dalla teoria alla pratica. Detto, fatto. Con esiti devastanti.
Il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, giura che non la passeranno liscia: «Scopriremo al più presto chi ha approfittato dell’emergenza idrocarburi nel Po per liberarsi di altre sostanze inquinanti». Il governatore veneto è determinato: «Nelle analisi delle acque destinate al consumo potabile di alcuni comuni polesani sono stati rinvenuti solventi chimici, i dicloroetani, in quantitativi superiori alla soglia di potabilità pari a 3 microgrammi litro. È stata pertanto emessa, dai sindaci interessati, un’ordinanza di divieto dell’impiego dell’acqua che esce dai rubinetti limitatamente agli usi alimentari».
Galan è per la linea dura: «I dicloroetani non c’entrano con gli idrocarburi. È evidente che qualche sciacallo ne ha approfittato. Ma fin dal primo momento di questa emergenza la Protezione civile ha attivato voli per acquisire foto aeree e consentire analisi agli infrarossi. Sarà quindi possibile risalire ai punti di immissione in Po dei dicloroetani e ricercare i responsabili, che saranno senz’altro trovati. La guardia rimane alta, per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini».
Conferme, in questo senso, vengono anche da Nicola Dell’Acqua, direttore della sezione-rischi della Protezione civile: «È riconducibile all’opera di sciacalli la presenza di sostanze tossiche rilevate nel Po che ha costretto i sindaci di alcuni Comuni polesani (tra cui Porto Tolle, Adria e Corbola) a vietare l’utilizzo di acqua potabile e per scopi alimentari». Secondo il tecnico in acqua sono state riscontrate tracce di «1.2 dicloroetano» o cloruro di etilene, sostanze disinfettanti probabilmente, per Dell’Acqua «liberate da qualche furbetto che ha deciso di approfittare della situazione». «Le sostanze tossiche rilevate - aggiunge Dell’Acqua - non c’entrano per nulla con ciò che si è verificato in Lombardia. Stiamo operando con aerei che fotografano la situazione con macchine a raggi infrarossi e siamo certi di individuare tutti i furbi che stanno scaricando veleni. Si tratta di autentici sciacalli che buttano di tutto nel Po». I provvedimenti di non potabilità dell’acqua emanati dai sindaci polesani riguardano un comprensorio di circa diecimila persone.
Intanto, con le accuse di disastro colposo e avvelenamento di acque a carico di ignoti, anche la Procura di Lodi ha aperto un’inchiesta per l’inquinamento del Lambro provocato dalla fuoriuscita di oli combustibili dai depositi della Lombarda Petroli di Villasanta. Le indagini, coordinate dal procuratore della Repubblica Giovanni Pescarzoli e dal pm Paolo Filippini, sono state avviate venerdì scorso in quanto l’«onda nera» si è propagata anche nel Lodigiano. I due magistrati stanno raccogliendo i rapporti della polizia giudiziaria per capire che tipo di danni all’ambiente e al fiume ha provocato il passaggio della massa oleosa in provincia di Lodi; all’esito di tali accertamenti gli atti verranno trasmessi per competenza alla Procura di Monza, la prima ad aprire un fascicolo sulla vicenda.
Ma ammesso che i «furbetti dello scarichino» vengano individuati, nessun eco-sciacallo finirà in galera: per questo tipo di reati le pene sono infatti troppo blande; bisognerebbe invece renderle molto più severe. A costo di mettersi contro lobby di potere che oggi rischiano solo qualche migliaio di euro di multa.