Nel cyberspazio arrivano le frontiere: il Cremlino crea il suo Web parallelo

Era il giugno dell'anno scorso e per sancire l'accordo si mossero i due leader: furono il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping a benedire personalmente l'alleanza per il 5G tra Mts

Era il giugno dell'anno scorso e per sancire l'accordo si mossero i due leader: furono il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping a benedire personalmente l'alleanza per il 5G tra Mts, uno dei maggiori gruppi telecom dell'ex Unione Sovietica, e Huawei, il colosso con sede a Shenzen. Da allora l'intesa ha dato i suoi primi frutti: nella zona di Mosca le sperimentazioni sono già iniziate.

Da qualche anno i rapporti tecnologici tra i due Paesi nel campo del ciberspazio sono sempre più stretti e con la recente legge sulla regolamentazione di Internet, entrata in vigore nel novembre dell'anno, la Russia sembra aver individuato nella Cina anche un modello. I provvedimenti adottati a Mosca hanno come obbiettivo la creazione di una «frontiera digitale», in grado di separare il web in cirillico da quello del resto del mondo. Le nuove norme creano un meccanismo di sorveglianza sul trasferimento dei dati via Internet e un controllo centralizzato sull'infrastruttura fisica su cui essi viaggiano (reti e apparati tecnici).

All'autorità per le telecomunicazioni, Roskomnadzor, diventata sempre più potente negli ultimi anni, vengono affidati ampi poteri per la disattivazione del Web in caso di emergenza. Sempre in caso di emergenza la Rete potrà essere di fatto staccata da quella internazionale, visto che i «service provider» avranno l'obbligo di evitare l'instradamento dei messaggi attraverso network situati al di fuori del territorio russo. I service provider infine dovranno installare «apparati tecnici per contrastare le minacce alla stabilità, alla sicurezza e all'integrità funzionale di Internet sul territorio della Federazione russa». La formulazione è abbastanza vaga e non si sa bene di che tipo di apparecchiature si tratta, ha commentato Alena Epifanova, analista del German Council on Foreign Relations, ente di ricerca non-profit con sede a Berlino, ma dalla legge si sa che sarà la stessa autorità a fornirle. L'ipotesi è che si tratti di strumenti utilizzabili per controllare il contenuto delle comunicazioni Internet, già previsti in un'altra parte delle nuove norme.

La Russia tenta poi, con la nuova legislazione, un esperimento mai riuscito fino ad ora ad altri: la creazione di un sistema di denominazione dei siti (in termini tecnici Dns, Domain Name System) del tutto indipendente da quello attualmente in uso a livello internazionale. La spiegazione ufficiale è il tentativo di sfuggire all'aggressività americana, che attraverso l'Icann (per altro indipendente dal governo Usa) gestisce l'organizzazione attuale. Al di là delle dichiarazioni di principio contro il colonialismo a stelle e strisce, l'innovazione ha però senso, dice Alana Epifanova, «solo se il Paese opta per un isolamento completo e a lungo termine del proprio web», visto che i siti russi diventerebbero indisponibili negli altri Paesi e viceversa.

La strada, comunque, sembra tracciata, dice Alana Epifanova: «Nel prossimo futuro la Russia dovrà cooperare ancora più strettamente con la Cina per sviluppare tecnologie che le consentano di raggiungere i suoi obiettivi. Dovrà anche coordinare con il Paese asiatico la sua politica di Internet a livello internazionale». Il tema sollevato dai cinesi all'Itu di Ginevra, quello di un nuovo protocollo Internet che sostituisca quello utilizzato negli ultimi decenni (vedi l'articolo a fianco), sembra provare la tesi dell'analista del German Council of Foreign Relation. Tra le adesioni subito raccolte da Pechino c'è anche quella russa.

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