I «moschettieri» sono rimasti due:

La prima stoccata la porta Aldo Montano. Il secondo affondo, Matteo Tagliariol. Gli olimpionici della scherma azzurra, scesi dal podio di Pechino sbattono i piedi per terra. E tra un attacco alla Federazione e una frecciatina alle società, minacciano di emigrare all’estero.
Non tutti però. C’è chi come Diego Confalonieri, bronzo nella spada a squadre in Cina, non si sogna neppure di notte di abbandonare la sua Milano. «Posso garantire che io e il mio compagno di nazionale Rota continueremo ad allenarci al Piccolo Teatro e a gareggiare per l’Italia». La promessa arriva nel salotto di uno dei templi della scherma milanese, la Società del Giardino, in occasione del tredicesimo trofeo Pellegrino. Non è un caso: proprio nella storica sala di scherma si è formato, sotto la guida tecnica del maestro Angelo Mazzoni, il trio Tagliariol-Confalonieri-Rota.
Eppure qualcosa in quella squadra dei sogni si è rotto. Mazzoni se ne è andato in Svizzera, Tagliariol ha abbandonato la Società del Giardino per accasarsi al Club Scherma Legnano, Rota e Confalonieri si sono spostati al Piccolo Teatro, sull’altra sponda del Naviglio. E ora Tagliariol, medaglia d’oro a Pechino nella prova individuale, minaccia pure di abbandonare la nazionale e raggiungere il maestro al di là delle Alpi perché deluso dal suo addio.
Confalonieri è un po’ preoccupato. «Prima di commentare le parole di Matteo aspetto di avere un chiarimento con lui di persona. Di certo spero non se ne vada in Svizzera. Il nostro è un gruppo affiatato, compatto. L’unione è stata la nostra vera forza. Per questo, in un momento così delicato dopo la partenza di Mazzoni, credo sia giusto rimboccarsi tutti le maniche e scendere in pedana, piuttosto che parlare». Di certo alcune parole di Tagliariol («I senatori del gruppo non si allenano, io sì») non avranno fatto piacere a Confalonieri. Ma lo «spadaccino» di Bresso sa come non scoprire la guardia e sta sulla difensiva. «Ne parlerò con lui quando lo vedrò». Punto e stop. Zero polemiche. Risponde invece al j’accuse di Tagliariol il presidente della sala di scherma della Società del Giardino, Roberto Pinna Berchet. «Sono amareggiato e stupito dalle parole di Matteo. Lui accusa la mia società e la Federazione di non aver fatto abbastanza per trattenere Mazzoni e di aver allontanato gli atleti migliori. Ma dovrebbe sapere che i nostri fondi sono quelli che sono e che a Mazzoni è stata fatta un’offerta sostanziosa in rapporto ai nostri mezzi. Se il maestro ha scelto di andare in Svizzera è stato per una scelta sua e non certo per demeriti nostri. E quanto agli atleti, la nostra volontà era di trattenere tutti i migliori, ma non è stato possibile, con nostro grande rammarico».


Va ricordato che la scuola di scherma della Società del Giardino si regge da anni grazie al volontariato e al contributo appassionato dei soci. Logico non aspettarsi che si comporti come una squadra di calcio in fatto di ingaggi e spese di lusso.

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