«Per i mutui è l’ora del tasso fisso»

Per quasi tutto il 2008 i sottoscrittori di mutui a tasso variabile hanno sperimentato l’incubo ricorrente delle rate in rialzo. Tanto da ricorrere in massa a rinegoziazioni della rata, rottamazioni, e via di seguito (circa 50mila i clienti che hanno deciso di sfruttare le opportunità di rinegoziazione della convenzione tra il ministero dell’Economia e l’Associazione bancaria, cui vanno aggiunte le circa 130mila operazioni di rinegoziazione individuale effettuate a partire dal 2007 e le oltre 15mila operazioni di portabilità realizzate da giugno 2008). Ora la situazione è capovolta e a soffrire, per l’occasione mancata, rischia di essere chi ha sottoscritto il tasso fisso.
Negli Stati Uniti i tassi ufficiali sono praticamente a zero. In Europa la Banca centrale ha tagliato i tassi al 2,5% all’inizio di dicembre, ma secondo gli esperti potrebbe tagliarli ancora a gennaio se le aspettative di inflazione dovessero restare al di sotto del 2%. L’Euribor, il tasso preso a riferimento dalle banche per erogare i mutui variabili, sulla scadenza tre mesi (una delle più diffuse) è sceso nei giorni scorsi sotto la soglia del 3%, per la prima volta dal giugno 2006. È naturale che chi vuole sottoscrivere un mutuo oggi si trovi un po’ disorientato.
Per cercare di fare un po’ di chiarezza il Giornale ha interpellato Sergio Merisio (nella foto), presidente di Capital Money, società (partecipata dal gruppo Ubi Banca) che si occupa di intermediazione creditizia (320 milioni di volumi mediati nel 2008), offrendo, tra l’altro, i mutui di sei banche: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ucb, Barclay’s, Ubi, Carige e Cariparma.
Come sta cambiando lo scenario per chi deve sottoscrivere un mutuo?
«La situazione si è capovolta rispetto a qualche mese fa e secondo me non è ancora finita la corsa al ribasso dei tassi. Mi aspetto un altro mezzo punto percentuale di ribasso dei tassi ufficiali».
Registrate molte richieste di rifinanziamenti da parte di mutuatari insoddisfatti?
«Nell’ultima parte dell’anno quello della rottamazione del debito è stato per noi il mercato trainante».
Ora è più conveniente il tasso fisso o variabile?
«Assolutamente il fisso. Ma proprio per il fatto che ci sono ancora margini di ribasso, è meglio aspettare gennaio-febbraio. Inoltre, se è vero che i tassi ufficiali sono calati molto ed è sceso anche l’Euribor, gli spread (maggiorazione percentuale applicata sul tasso di riferimento, ndr) applicati dalle banche ora sono alti, perché risentono delle difficoltà del settore del credito. Se una volta lo spread medio era tra lo 0,70% e lo 0,90% ora si va mediamente dall’1,30% all’1,70%. Bisogna anche dire che, di questi tempi, le banche i mutui a tasso fisso li concedono con più difficoltà, perché per loro rappresentano un grosso rischio».


A che livello sono ora i tassi dei mutui a tasso fisso fatti da voi?
«Ora per i nostri finanziamenti immobiliari a rata fissa i tassi praticati sono tra il 4,20% e il 4,50%. Nonostante l’innalzamento degli spread, si tratta di un punto percentuale in meno rispetto a tre mesi fa».

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