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I nemici della libertà? La uccidono con "filosofia"

Da Platone ai postmoderni ecco i pensatori "dittatoriali"

I nemici della libertà? La uccidono con "filosofia"
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Difficile trovare qualcuno che se la prenda, apertis verbis, con la libertà. Anche nelle peggiori dittature, che continuano a prosperare anche nel XXI secolo, si dirà che i limiti alla libertà in realtà sono imposti per il bene del cittadino/suddito. Ma mettiamo per un attimo da parte tiranni, despoti, autocrati et similia. Anche in ambito filosofico possiamo trovarci ad avere a che fare con dei nemici della libertà, almeno come la intende l'Occidente contemporaneo e la nostra democrazia, che dovrebbe sempre mettere al centro i diritti dell'individuo. Questo, ovviamente, è più stupefacente ed è un tema meno ragionato di quanto lo sia l'espressione di stigma per gli Stalin o gli Hitler di turno.

Allora vale la pena di compulsare La libertà e i suoi nemici (pagg. 398, euro 16), a cura di Nicola Iannello, appena pubblicato da IBL Libri.

Questo saggio miscellaneo - il cui titolo riecheggia con evidenza quello di un basilare testo di Karl Popper: La società aperta e i suoi nemici - evidenzia bene come il filosofo, a volte senza accorgersene: "immagina comunità politiche totalmente altre, talmente perfette da non trovare posto per l'uomo in carne e ossa. Il perfettismo è uno dei più insidiosi nemici della libertà. Molti pensatori non sanno accontentarsi dell'imperfezione delle società sulla terra e finiscono per non comprendere che la perfezione non è di questo mondo".

Quest'errore è così diffuso che colpisce anche giganti del pensiero. In questo senso all'interno del volume è illuminante il saggio di Roberta Adelaide Modugno intitolato: Gli utopisti. Prendiamo un grande classico del pensiero politico antico: La Repubblica di Platone (428 a.C. -348 a.C.) in cui il filosofo greco descrive la sua polis ideale, ovviamente molto diversa da qualsiasi città reale, Atene compresa. Il terrore di Platone era il decadimento, una forza che allontana l'uomo dall'idea. Per porvi fine niente di meglio che congelare la società, far sì che la felicità del cittadino sia niente di più che la felicità collettiva. Il risultato? Rinuncia alla proprietà privata per i filosofi che governano la città, delle caste inferiori che obbediscono ai filosofi, il tutto regolato da una separazione permanente dei ceti governata con l'eugenetica. Solo le classi superiori possono portare armi o ricevere un'educazione completa. Insomma non è strano che Karl Popper abbia definito Platone un totalitario.

Questo è solo un esempio ma rende bene lo spirito del volume che va ad analizzare come le migliori intenzioni filosofiche spesso generino mostri. Ad esempio Serena Sileoni, professore associato in diritto costituzionale, affronta uno dei giganti del pensiero giuridico, ovvero Hans Kelsen (1881-1973). Kelsen è un pensatore cardine del Novecento che ha affrontato i traumi prodotti dalle guerre mondiali e dai totalitarismi. Proprio per proteggere il diritto dalle ingerenze trasforma il diritto in dottrina pura, slegata dalla società, dalla teoria politica.

Di nuovo un nobile scopo ma con il risultato di creare un oggetto intangibile e che sovrasta gli individui, restringendo spazi di libertà. Nel libro ovviamente c'è anche un pelo e contropelo alla teoria marxista a firma di Nicola Iannello e una serrata critica all'uso delle teorie di Sigmund Freud di Roberto Festa. Atipico, e proprio per questo intellettualmente divertente, l'intervento di Alberto Mingardi che si occupa delle distopie di H.G. Wells. Mingardi rintraccia nei suoi classici della fantascienza, come La macchina del tempo, una vena pessimista per la quale il progresso sociale è un affare troppo serio per lasciarlo alla libera interazione tra gli uomini. Di nuovo spuntano i migliori e un socialismo non egualitario.

Se invece volete sapere come tutto questo filone ideologico sia arrivato al presente leggete il capitolo

"i benicomunisti" scritto da Carlo Lottieri. Non resta allora che lavorare sempre di senso critico, anche rispetto alle idee dei giganti del pensiero. Sulle spalle dei giganti bisogna arrampicarsi, non farsi schiacciare.

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