Tra i palazzi proibiti l'habitat naturale delle specie a rischio

Cosa succederebbe se improvvisamente l'uomo scomparisse e le città restassero deserte? Se lo è chiesto Alan Weisman nel libro Il mondo senza di noi

Tra i palazzi proibiti l'habitat naturale delle specie a rischio

Cosa succederebbe se improvvisamente l'uomo scomparisse e le città restassero deserte? Se lo è chiesto Alan Weisman nel libro Il mondo senza di noi. La risposta è in un'immagine post apocalittica: metropoli riconquistate dalla natura, nelle quali specie di ogni tipo vivono in totale libertà. L'immaginazione dell'autore è stata confermata dai fatti: nel mondo esiste una città senza uomini nella quale gli unici abitanti, oggi, sono proprio gli animali.

La città in questione è Prypyat, il comune ucraino più vicino a Chernobyl, dove sorgeva la centrale nucleare esplosa nel 1986. Qui, fra palazzoni disabitati, piazze fantasma e strade deserte proliferano specie selvatiche mai osservate in precedenza da queste parti. Tutte hanno trovato l'habitat ideale nella cosiddetta «zona di esclusione», un'area all'interno di un raggio di circa trenta chilometri dalla centrale, grande approssimativamente 2.600 chilometri quadrati.

A scoprire il fenomeno è stata una ricerca condotta da un team dell'università della Georgia ad Athens, negli Stati Uniti. Gli scienziati hanno fotografato dieci specie di mammiferi e cinque di uccelli. Grazie all'uso di speciali esche, i ricercatori hanno confermato la presenza dell'aquila di mare coda bianca, del visone americano e della lontra di fiume. Ma ci sono anche di lupi grigi, alci, caprioli, corvi imperiali, donnole, martore eurasiatiche, cani procione, volpi rosse, uccelli ghiandaia, gazze europee e allocchi. In totale, gli autori hanno registrato più di 232 osservazioni di questi animali durante un mese di indagine.

Lo studio dimostra che un ambiente invivibile per l'uomo può trasformarsi in una fonte di cibo e protezione per le specie selvatiche che qui sono protette da bracconieri, inquinamento e in genere dai pericoli legati all'urbanizzazione. Lo stesso fenomeno è stato osservato a Fukushima, in Giappone, teatro di un altro disastro nucleare nel 2011. Qui è stata provata la presenza di macachi, cavalli selvatici, fagiani, volpi, procioni e altre 20 specie che con il ritorno alla normalità rischiano di entrare in conflitto con l'uomo.

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