I peccati dei milanesi: bestemmiare è peggio dell’usura

LE «COLPE» Cattolici 8 su 10, ma i praticanti sono il 22%. I rapporti omosessuali meno gravi dei prematrimoniali

Il peccato più grave? Bestemmiare. Peggio che fare lo strozzino. La convivenza? Una colpa tutto sommato veniale. È più grave discriminare le persone in base all’etnia o alla religione però se i figli si sposano con qualcuno di un altro credo, apriti cielo. È uno spaccato sui milanesi e la fede, quello che emerge da un’indagine condotta da Job, il mensile della Cisl in edicola da venerdì. Gli intervistati si dichiarano cattolici (83,4 per cento) ma vanno poco a messa: solo il 22 per cento frequenta la chiesa regolarmente. Anche se 8 milanesi su 10 non partecipano ai sacramenti la fede è considerata «importante» nella vita: lo è «molto» per il 20,6 per cento, «abbastanza» per il 58,2 per cento. Però si prega. Soprattutto per superare i momenti difficili (65,5 per cento). Tra chi non crede la maggior parte (48,8 per cento) dichiara di essere diventato scettico a causa di esperienze personali, il 9,4 professa un’altra religione e il 7, 2 per cento si dice ateo.
Chiamati a stilare una classifica dei peccati (voto 10 massima condanna, voto 1 massima tolleranza) i milanesi mettono al primo posto le bestemmia (9,1 per cento), al secondo «discriminare le persone in base al sesso, alla razza o alla religione» (8,6 per cento), al terzo «prestare denaro a usura» (8,2 per cento) mentre agli ultimi ci sono tutti quelli che riguardano la sfera sessuale: avere rapporti prematrimoniali (6,3 per cento) o omosessuali (5,8 per cento) e convivere senza essere sposati (4,6 per cento). Sì al rispetto delle culture altrui ma, nel rispetto del vecchio detto («mogli e buoi dei paesi tuoi») gli intervistati sono contrari ai matrimoni con persone di un’altra fede. Dal sondaggio, realizzato da S&G Kaleidos, alla domanda: «Come reagirebbe se suo figlio volesse sposare una persona di un’altra religione?» il 56,1 per cento risponde che cercherebbe «di farlo riflettere sulle possibili implicazioni» e il 25,9 per cento che si opporrebbe decisamente. Soltanto il 18 per cento rispetterebbe la scelta.
Identico l’atteggiamento a proposito delle conversioni. Di fronte all’ipotesi che un figlio voglia convertirsi a un’altra confessione, il 50,4 per cento dice che lo inviterebbe a riflettere e il 18,7 per cento che si opporrebbe con decisione. Per il 22,9 per cento preoccupazione anche sulla presenza di tanti bambini stranieri a scuola. La scuola multietnica è, invece, considerata un’opportunità di crescita dal 39,9 per cento.