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I piani francesi per conquistare la finanza italiana

I piani francesi per conquistare la finanza italiana

C’è anche una piccola guerra tra francesi, a casa nostra, che conviene raccontare. Anche perché riguarda il centro del nostro capitalismo, Mediobanca e Generali, passa per Intesa e Capitalia, tocca la Bnl e coinvolge le velleità internazionali di Enel. Ieri il Giornale ha avuto l’ennesima conferma del fatto che il solo gruppo del finanziere bretone Vincent Bolloré ha in mano più del 20 per cento di Mediobanca. E dunque per quella via controlla il 15 per cento di Generali. «Ma - continua la nostra fonte - bisogna distinguere tra francesi e francesi. E Bolloré non ha personalmente azioni Generali». E riguardo alla consistenza della presenza francese a Piazzetta Cuccia si svela l’arcano. Le quote sono quelle che Bolloré e amici avevano rastrellato prima dell’uscita di scena di Vincenzo Maranghi. Con la tregua trovata, una volta dimissionato Maranghi, Bolloré venne allo scoperto con il suo pacco del 4,99%. Gli amici no. Anzi nel frattempo hanno ritoccato all’insù le quote poco sotto al 2%. Della partita non fa però parte il gruppo assicurativo Groupama, che dunque vede il suo 4,9% sommato a circa il venti in mano a Bolloré & amici. Questi ultimi non sono incappati neanche nelle maglie della Consob. Che l’estate scorsa ha chiesto di rendere pubbliche tutte le quote di Mediobanca anche in variazioni infinitesimali, ma solo, ovviamente, a patto che fossero superiori al 2 per cento. Si tratta di una superminoranza di blocco, francese, che solo al momento buono verrà resa pubblica. Fino ad oggi non ce ne è stata necessità. E soprattutto visti i prezzi di Borsa, tutti stanno incamerando lautissime plusvalenze.
Ma dicevamo c’è francese e francese. In effetti, proprio nelle settimane scorse questa minoranza di blocco ha vissuto momenti decisivi. Il piano del presidente di Banca Intesa, Gianni Bazoli, il cui primo azionista sono i francesi cooperatori del Crédit Agricole, era quello di portarsi a casa Capitalia. La banca romana ha infatti un assetto azionario in evoluzione. L’idea di Bazoli era tutto sommato semplice nella sua linearità. Con la conquista di Capitalia, Intesa avrebbe messo un’ipoteca sul controllo di Mediobanca (di cui appunto la banca romana è azionista fondamentale) e di conseguenza avrebbe portato a casa un solido controllo delle Generali. Intesa, più la Fondazione Cariplo, più le quote dirette di Capitalia, più le azioni in pancia a Mediobanca, facevano sì che si raggruppasse il 22 per cento circa del Leone triestino: blindata. Il punto è che gli azionisti francesi di Bazoli non avevano nessuna voglia di procedere ad una fusione con Capitalia che li avrebbe diluiti: piuttosto avrebbero finanziato una Opa sulla banca romana. Condizione difficile da digerire per Bazoli che in questa maniera avrebbe visto rientrare dalla finestra il ruolo dei francesi che nel suo disegno si sarebbe invece alleggerito attraverso una loro diluizione. In questo tourbillon di progetti la minoranza di blocco di Bolloré in Mediobanca avrebbe visto con il fumo negli occhi «le zampe» del Crédit Agricole in Mediobanca e dunque Generali.
L’operazione (ha avuto buon gioco nel dire inoltre il presidente di Intesa) è stata indebolita a fine gennaio dall’improvviso blitz di altri francesi, questa volta Paribas, nel conquistare Bnl. Insomma era difficile raccontare a poche settimane dalle elezioni che oltre a Bnl, anche un conglomerato così forte come quello pensato da Bazoli, ma realizzato in chiave francese, si stava realizzando.
Ma anche la vicenda Enel sta sortendo i suoi effetti. Nonostante quanto è emerso negli ultimi giorni, la scalata di Enel su Suez era stata raccontata per filo e per segno ai due governi. I francesi di Veolia, che sarebbero stati partner degli italiani nell’operazione francese, vanno a raccontarla al loro ministro dell’Economia, Breton, il 15 di gennaio. Mentre Conti si presenta da Tremonti il nove di febbraio. In queste settimane a Parigi si forma un fronte governativo anti Enel. Che porterà all’ipotesi di fusione tra Gdf e Suez di cui si è parlato, che spiazza gli italiani. Anche se questi ultimi potrebbero già oggi lanciare un’Opa, intorno ai 30 euro, convincendo così molti azionisti privati della public company belga, ma quotata a Parigi.
Ma ai fini della partita bancaria lo stop all’Enel in terra francese, e la bagarre che ne sta seguendo, blocca le mire dell’Agricole e i progetti di Intesa in Capitalia.
Si guardi altrove.

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