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I ras delle ambulanze condannati dopo 20 anni

I fratelli Calderone, leader del trasporto malati sono stati accusati dai pm di turbativa d'asta

I ras delle ambulanze condannati dopo 20 anni
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Sigle che prendono il posto di altre sigle, ambulanze riverniciate in tutta fretta, appalti conquistati sotto mentite spoglie: e dietro sempre loro, i fratelli Antonio e Francesco Calderone, signori del trasporto malati a Milano e altrove. Che devono incassare la condanna del tribunale di Pavia per turbativa d'asta e sfruttamento di manodopera sottopagata, al termine della lunga indagine del pm Roberto Valli e di un altrettanto lungo processo. Da una parte di imputazioni i Calderone vengono assolti: dall'associazione a delinquere e dalla frode in pubbliche forniture. Ma il conto è robusto lo stesso: tre anni a Antonio, tre anni e mezzo a Francesco, due anni e mezzo alla sorella Concetta. Il conto sarebbe stato più pesante se ai fratelli Calderone non fossero state concesse - nonostante i loro precedenti - le attenuanti generiche: che per Francesco bilanciano l'aggravante di avere sfruttato i dipendenti sottoponendoli "a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti".

La comparsa delle prime ambulanze dei Calderone sulla piazza lombarda risale ormai a vent'anni fa, e ha sollevato da subito le proteste delle altre "croci" che accusavano i due fratelli di praticare offerte al ribasso grazie allo sfruttamento di finti volontari. Nonostante le polemiche e le condanne incamerate in altre città, i Calderone hanno conquistato spazi sempre maggiori, vincendo i ghiotti appalti per i trasporti interni al Policlinico di Milano e al San Matteo di Pavia, nonché gli appalti per l'Areu, l'azienda regionale di emergenza. A Milano i rivali hanno protestato a lungo per l'assegnazione alle loro ambulanze delle postazioni più remunerative. Nel frattempo l'azienda mutava denominazione in continuazione: nel capo di imputazione del processo pavese vengono citate la First Aid, la Heart Life Croce Amica, la Italy Emergenza, la Croce Maria Bambina. Sui loro mezzi, secondo il capo di imputazione, i Calderone piazzavano lettighieri pagati "in modo sproporzionato rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro prestato; i lavori sono stati costretti a prestare attività lavorativa per quasi il doppio delle ore previste senza che le ore aggiuntive venissero nemmeno retribuite", mettendo loro e i pazienti in condizioni "di grave pericolo a causa delle condizioni psicofisiche in cui versavano in conseguenza delle violazioni".

Anche in conseguenza dell'indagine del pm Valli gli spazi a disposizione dei Calderone si sono ristretti: l'appalto del

Policlinico è passato di mano, First Aid non è più nella lista delle convenzioni con Areu. E per due anni i fratelli non potranno più prendere appalti pubblici: nemmeno - specifica la sentenza - dietro lo schermo di un prestanome.

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