«I soliti professionisti dell’antimafia»

Vittorio Sgarbi è come sempre un fiume in piena. Ma stavolta è anche terribilmente serio. «Questa è una intimidazione gravissima, contro una signora che spontaneamente e nobilmente ha manifestato il suo affetto di fronte a una città che rinasce». Una piccola città, Salemi, che ieri era per tutti la patria dei cugini Salvo, il feudo di Matteo Messina Denaro. E oggi è diventata il laboratorio creativo del sindaco «alieno», dove le case storiche si vendono a un euro, ma chi compra deve ristrutturarle. «Lo sa che la settimana scorsa è venuto a trovarci un inviato di Le Monde? Ha scritto un reportage bellissimo su Salemi».
E ora anche l’«endorsement» della vedova Borsellino. Perché i fratelli del magistrato ce l’hanno con lei?
«Perché sono dei professionisti dell’antimafia, come quelli denunciati da Sciascia tanti anni fa. La Sicilia oggi sta cambiando: in giro non si sente più quella retorica, quel vittimismo che per troppo tempo ha bloccato lo sviluppo di questa terra magnifica e ricchissima. Evidentemente a qualcuno questo non fa comodo».
Forse la mafia non esiste più?
«Cito il procuratore Piero Grasso, cito l’ultimo libro di Ayala: la mafia c’è ancora, ma oggi lo Stato è più forte. Quindici anni fa la mafia in Sicilia era il potere, oggi no. Mi chiedo se i fratelli di Paolo Borsellino siano contenti o in fondo abbiano un po’ di nostalgia».
Se la mafia ha perso il potere, il merito è proprio dello Stato. Si è pentito dei suoi attacchi ai magistrati?
«Negli ultimi anni le Procure hanno ottenuto ottimi risultati, spesso sospendendo le garanzie: giustissimo. Ma sono state condotte anche azioni contro innocenti, come Musetto e Calogero Mannino, e io sono fiero delle mie battaglie garantiste. Un magistrato che mette in carcere un innocente compie un crimine peggiore di un sequestro di persona. E questo tema in Italia è ancora molto attuale».
Come lo è la memoria di Borsellino.


«Per questo sono orgoglioso della cittadinanza onoraria a sua moglie. Da assessore a Milano, una delle mie ultime decisioni era stata quella di costruire due obelischi in memoria di Falcone e Borsellino. Spero che Rita Borsellino ora non ordini di bloccare tutto».

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