«I veri colpevoli non sono eroi romantici»

da Roma

Rispettoso, ma anche molto critico: Paolo Bolognesi - presidente dell’associazione vittime di Bologna - commenta con interesse Romanzo criminale, ma è netto nel dire quel che non gli piace nelle ricostruzioni della strage: «Non voglio che si facciano operazioni di innocentismo romantico nei confronti dei colpevoli».
Presidente Bolognesi, lei sta dicendo che la storia della strage non può essere ricostruita in modo diverso dalle sentenze?
«Questo sicuramente. Le sentenze ci sono, una verità già c’è. Ma devo premettere due cose: la prima è che non ho visto tutto il film, ma solo le scene sul 2 agosto, nell’anteprima di Controcorrente. Per il resto quello che succede nel film me lo hanno raccontato, quindi mi riservo un giudizio più completo».
La seconda?
«È che alcune delle cose che ho visto sono fatte molto bene. Se non altro perché sono state usate delle immagini di repertorio, anche sconvolgenti, che non sono nemmeno negli archivi Rai. Però proprio per questo...».
C’è qualcosa che non la convince?
«Sì. La prima: mancano aspetti importantissimi nel processo. L’intervento della P2, ad esempio. E poi: manca la partecipazione della Mambro e di Fioravanti, o di personaggi che li rappresentino, il giorno della strage».
Gli sceneggiatori dicono: noi non stiamo facendo un documentario basato sugli atti, raccontiamo un romanzo criminale che mischia realtà e finzione...
«Ho sentito cosa dice Petraglia, peraltro in modo civilissimo. Però non mi convince se gli elementi di realtà e finzione si confondono agli occhi dello spettatore in modo ambiguo».
Perché?
«Il rischio è che passi un messaggio fuorviante: ho visto il vero orologio, ho visto l’esplosione, ora so come sono andate le cose. È la forza del cinema, ma anche il suo inganno».
Lei protesta anche per il film tratto da A mano armata, prima che si giri. Perché?
«Il punto di vista di noi vittime non c’è mai. Chi scrive un film su fatti come questi dovrebbe sentire, prima, la verità delle famiglie».

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