Iata Il vulcano? Vanno risarciti gli errori degli Stati

Il 2010 è cominciato bene per il trasporto aereo mondiale, ma ci vorranno ancora due anni per poter parlare di «ripresa»: nel frattempo, le compagnie dovrebbero essere risarcite per i danni subiti dalla chiusura degli spazi aerei dopo l’eruzione vulcanica in Islanda, perché è stato un errore bloccare tutti i voli in modo indiscriminato. È l’analisi di Giovanni Bisignani, presidente della Iata, l’associazione che riunisce le 250 più importanti compagnie del mondo: quest’anno - ha detto - il settore registrerà una crescita del 7% dei passeggeri e del 18% delle attività cargo. Un andamento legato soprattutto «alla forte ripresa delle economie dell’area Asia-Pacifico». Già nei primi quattro mesi del 2010 si vedono «segnali positivi», con un traffico passeggeri in crescita del 6% e un incremento del 27% nelle merci. «Buone notizie», ha commentato il presidente, soprattutto considerato che nel 2009 «abbiamo visto il peggior calo del fatturato nella storia della Iata, pari a 80 miliardi di dollari, cioè il 15% in meno» rispetto al 2008, su un «fatturato complessivo di 475 miliardi di dollari nel 2009». Per uscire dalla crisi provocata dagli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 «abbiamo aspettato circa tre anni», ha osservato, adesso «ce ne vorranno due».
Il numero uno della Iata ha duramente criticato la decisione delle autorità di chiudere tutto lo spazio aereo europeo durante l’eruzione vulcanica in Islanda, affermando che le compagnie dovrebbero essere risarcite poiché questa misura «non era necessaria». La crisi del vulcano «non è stata gestita bene» e ha prodotto un «pasticcio non coordinato». Per le compagnie il danno è stato di 1,8 miliardi di dollari, ha detto.

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