Intercettazioni: cosa ha detto Silvio al telefono

Nel fascicolo della procura di Trani le 18 intercettazioni di Berlusconi. Le "minacce" al commissario di Agcom Innocenzi? Prima si lamenta del mancato intervento su Annozero ("Fate schifo"). E poi confida all’amico i guai con Veronica. Ecco le telefonate di Silvio / di Alessandro Sallusti

Intercettazioni: cosa ha detto Silvio al telefono

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Quarantadue pagine esplosive. La richiesta al gip di chiedere alla Camera dei deputati l’utilizzazione delle telefonate del premier è firmata in calce dal pm di Trani, Michele Ruggiero. Nel documento è riassunta l’intera inchiesta sulla «card revolving» che anziché restare circoscritta a una truffa di carte di credito s’è allargata incredibilmente, telefonata dopo telefonata, fino a catturare la voce del presidente del Consiglio. Poi indagato con accuse surreali. Ecco i passi salienti del documento dove sono contenute le famose «diciotto telefonate» del capo del governo

SI RICHIEDE L’UTILIZZO DELLE TELEFONATE DEL PREMIER
«Il pubblico ministero - si legge nell’atto depositato in procura - chiede la distruzione di alcune telefonate “irrilevanti” ai fini dell’indagine in oggetto, di altre invece, segnatamente di quelle cui ha preso parte l’onorevole Silvio Berlusconi, chiede l’autorizzazione all’utilizzo». Seguono gli articoli del codice inerenti la trasmissione degli atti. Il documento della Procura, ovvero la richiesta di utilizzo delle telefonate del premier, si conclude con la postilla dell’invio degli atti sulle intercettazioni «alla Camera di appartenenza dell’onorevole Silvio Berlusconi giacché penalmente rilevanti. Quanto agli atti dei parlamentari (...) sono depositati per sette giorni dalla data di notifica, le parti poi hanno facoltà di esaminare l’ascolto delle telefonate»

DA MILLS A SPATUZZA: «INIBIRE LA MESSA IN ONDA»
Quanto alle motivazioni tecnico-giuridiche che sono alla base della richiesta di utilizzazione delle telefonate del premier con riguardo alle puntate di Annozero dedicate a Mills e Spatuzza, la procura di Trani si sofferma sull’attività del premier che «costringeva o induceva i suoi uomini ad adoperarsi per inibire la messa in onda» sia della puntata dedicata all’avvocato inglese sia di quella incentrata sulle dichiarazioni del pentito mafioso del processo Dell’Utri. Prima telefonata. Berlusconi insiste con Innocenzi: «Ma giovedì c’è ancora Spatuzza. E fanno il processo a me, non a lui, come appartenente alla mafia. Allora se voi non riuscite a fare questa roba qua, allora non lo so proprio io...».

«MASTELLA È CON ME L’ALTRO È AMICO DI FINI»
Innocenzi prova a metterci una pezza. Berlusconi è irremovibile: «Ma che cazzo state a fare tutti quanti, ma che non lo sapete che mi ha fatto un culo che non finiva più». Il membro dell’Agcom prova a spiegare. Precisa, puntualizza, dice a Berlusconi che su Spatuzza si è personalmente attivato per abbozzare un ricorso «come informativa, allora, tutti e quattro: Savarese, Mannoni io e Napoli, a parte Magri (tutti componenti dell’Agcom, ndr) siamo d’accordo, salvo che domani non mi brucino, per fare casino all’interno del Consiglio, staremo a vedere...».
Innocenzi dice di più. «Sai presidente, anche Napoli è d’accordo poiché lui aveva vissuto la vicenda di Clemente (Mastella, ndr) quindi...». Berlusconi non lo fa finire: «Napoli da dove arriva?, da Mastella?». «Sì, da lì, da Napoli» biascica Innocenzi. Berlusconi irrompe: «Mastella adesso è totalmente con me... e con Napoli avete la maggioranza senza Magris». Innocenzi finalmente sospira. E dice: «Diciamo che al momento c’è Mannoni, poi Savarese che era amico di Fini, però questa... è più amico adesso di Maurizio Gasparri...».

LE CHIAMATE ALL’AGCOM «ENTRIAMO IN GUERRA»
Una decina le telefonate intercettate sull’utenza di Innocenzi (Agcom) mentre parla con Silvio Berlusconi e con Mauro Masi, direttore generale della Rai. Il premier è arrabbiatissimo per l’andazzo a senso unico di Annozero, trasmissione calibrata per farlo a pezzi. Non ne può più di finire nel tritacarne mediatico. Per questo è durissimo con l’Agcom che a suo avviso non fa niente per interrompere questo gioco al massacro: «Fate schifo», «Siete una barzelletta», «che cazzo di organismo siete e che ci state a fare». Sempre a proposito di Annozero, Berlusconi è categorico: «Non ne posso più, davvero, fate qualcosa». «Bisogna chiudere tutto». «Quello che adesso bisogna concertare è che l’azione vostra sia un’azione che consenta... insomma... che sia da stimolo alla Rai per dire: chiudiamo tutto». Ancora Berlusconi all’indirizzo di Innocenzi: «Fai un casino della Madonna, fai dichiarazioni pubbliche, dici, tipo, “questa autorità qui fa schifo, mi vergogno di appartenere ad una autorità che non decide niente” (...). Adesso faccio una telefonata di fuoco al presidente dell’Authority...». E di seguito: «Mi raccomando perché adesso entriamo in una zona di guerra, veramente brutta». Innocenzi quasi lo interrompe: «Non è più possibile che questo qui faccia quel cazzo che gli pare veramente...». Alla fine, stanco, Innocenzi si arrende: «Al di là del rapporto di amicizia (con Silvio Berlusconi, ndr) con te, non è più possibile». Berlusconi va giù duro: «Sì, questo non è mica servizio pubblico... è l’unico servizio pubblico al mondo che fa queste cose». Nell’ennesima telefonata Innocenzi si sfoga di getto: «Il problema è Ghedini che rompe il cazzo, quell’altro, Bonaiuti, che è una roba che monta...».

«STAI ATTENTO, SECONDO ME CALABRÒ È INTERCETTATO»
In un’altra telefonata fra Berlusconi e Innocenzi, il primo esterna una sua idea, una sensazione: «Stai attento a parlare con Calabrò (Corrado, presidente dell’Agcom, ndr) perché ci sono voci, sai, non so se siano vere, che è sotto intercettazione». Innocenzi risponde che anche lui, forse, ha il telefono controllato. «Non sai che è successo a me. Ieri sera mi è arrivata una strana telefonata sul mio cellulare, arrivava da “anonimo”. Ho fatto controllare, non risulta... si tratta di un numero inesistente, è che sai, è una maniera, mi hanno detto, di chi intercetta per verificare se si sta intercettando».

MASI SU SANTORO: «SE FA LA PIPÌ FUORI DAL VASO...»
Sempre sul telefono di Innocenzi arriva una telefonata trafelata di Masi che gli dice che ha parlato con Santoro «che mi ha assicurato che farà una trasmissione equilibrata». Sempre Masi ricorda al suo interlocutore «che con la D’Addario c’era spazio e modo per potere intervenire mille volte, e non l’abbiamo fatto, non è stato fatto e ci troviamo adesso questa roba qui, l’unica cosa che può servire veramente e che se lui (Santoro, ndr) fa la pipì fuori dal vaso stasera...». Per il pm di Trani, intorno ad Annozero, si verificano in continuazione «grandi manovre con coinvolgimenti ai massimi livelli da parte del commissario Agcom che, ormai esasperato par arrivare al presidente Calabrò (che sembra resistere alle pressioni esterne) si affida alla mediazione del sottosegretario Gianni Letta il quale dal canto proprio promette ad Innocenzi di attivarsi e cercare il presidente Calabrò».

«MI HA FATTO UN CULO CHE NON FINIVA PIÙ»
In altre telefonate Innocenzi si confida con Masi: «Aho, quello (Berlusconi, ndr) mi ha fatto un culo che non finiva più». Il concetto, Innocenzi, lo ripete anche a suo figlio: «Berlusconi mi manda a fare in culo ogni tre ore». Masi, nel frattempo, studia il da farsi su Annozero: «Il problema è che Santoro... è un problema tutto particolare, non è uno così, sta lì da 20 anni». E a proposito della sua attività alla Rai, Masi rincara: «Stiamo aggiustando tutto, in Rai. Stiamo facendo tutto il possibile, abbiamo mandato via Ruffini».

L’ASSEGNO A VERONICA «SONO 45 MILIONI L’ANNO!»
A margine delle telefonate con la voce del presidente del Consiglio il Pm mette anche alcune conversazioni inerenti la situazioni personali di Berlusconi. Il riferimento è alla separazione con la moglie Veronica Lario, di cui Berlusconi fa cenno in una chiacchierata con Innocenzi che conosce personalmente da oltre trent’anni. Altro che concusso e corruttore. Berlusconi si lascia andare con quella che per i pm di Trani è la sua vittima sacrificale. È amareggiato, il premier. Si sente attaccato da tutte le parti, specie sotto il profilo patrimoniale. C’è la questione di Veronica Lario, e c’è l’incredibile sentenza del giudice Mesiano che ha condannato la Finivest a una cifra iperbolica. Berlusconi parla del mantenimento mensile da 3 milioni e 600mila euro al mese, pari a 45 milioni l’anno, «che sono 90 miliardi di lire», «e siccome l’avvocato è amico del giudice» non è certo una bella situazione.

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