Interni

Bari, la Meloni difende Piantedosi: "Nessuna forzatura, accuse vergognose"

Il premier rispedisce al mittente le critiche mosse dall'opposizione sull'operato del Viminale riguardo alla città guidata da Decaro: " La stessa misura sarebbe stata utilizzata nei confronti di qualsiasi altro Comune"

Bari, Meloni difende Piantedosi: "Nessuna forzatura, accuse vergognose"

Ascolta ora: "Bari, Meloni difende Piantedosi: "Nessuna forzatura, accuse vergognose""

Bari, Meloni difende Piantedosi: "Nessuna forzatura, accuse vergognose"

00:00 / 00:00
100 %

Le accuse rivolte a Matteo Piantedosi? "Vergognose". Giorgia Meloni risponde così alle domande dei cronisti che le chiedevano un commento sulla vicenda che ha riguardato il Comune di Bari e le successive parole del sindaco Antonio Decaro e del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. La premier ritiene totalmente infondate le critiche dell'opposizione espresse nei confronti del ministro dell'Interno, aggiungendo che il responsabile del Viminale "abbia agito correttamente".

A margine della cerimonia per la firma dell'accordo per lo sviluppo e la coesione tra il governo nazionale e la Regione Molise si ha di nuovo modo a tornare su quello che è successo sei giorni fa, ovvero la nomina una commissione di accesso agli atti comunali da parte di Piantedosi per verificare l'ipotesi di scioglimento della Giunta e del consiglio del capoluogo pugliese. Un'analisi nata come esito ad un primo monitoraggio disposto dal dicastero degli Affari interni circa i fatti emersi a seguito dell'indagine giudiziaria che ha portato a più di 100 arresti nel capoluogo pugliese "e alla nomina, da parte del Tribunale, ai sensi dell'articolo 34 del codice antimafia, di un amministratore giudiziario per l'azienda Mobilità e Trasporti Bari spa, interamente partecipata dallo stesso Comune".

L'azione si è esercitata nell'ambito dell'inchiesta della Dda barese (ribattezzata "Codice interno") che ha svelato un presunto intreccio mafia-politica, con voto di scambio alle Comunali del 2019. Da lì è partita una sfuriata di Decaro e il ministro è diventato improvvisamente il bersaglio preferenziale del sindaco e della sinistra che hanno inveito come se andare a fondo sulle infiltrazioni mafiose fosse un atto di "lesa maestà". Il pasticcio di dichiarazioni e smentite varie, aggravate dalla foto del primo cittadino barese con la sorella del boss, ha fatto il resto.

Meloni mette a tacere l'opposizione e chiarisce: "Non abbiamo fatto alcuna forzatura, avremmo fatto una forzatura se non avessimo disposto un accesso ispettivo che sarebbe stato disposto nella stessa condizione per qualsiasi comune italiano", precisa il presidente del Consiglio. "L'accesso ispettivo che è stato disposto" per il Comune di Bari "dal ministero dell'Interno non è pregiudizialmente finalizzato allo scioglimento - ha ricordato -.

È una verifica che va fatta ed è esattamente la stessa misura che sarebbe stata utilizzata nei confronti di qualsiasi altro Comune. Quindi le accuse di utilizzare politicamente questi strumenti le rinvio al mittente", ha sottolineato nuovamente Meloni.

Commenti