Galeazzo Bignami ha 50 anni, bolognese, avvocato, oggi è presidente del gruppo dei deputati di Fratelli d’Italia alla Camera. Ruolo di primissimo piano politico: guida in Parlamento il partito di maggioranza.
Onorevole Bignami, Fdi ha deciso di raccogliere le firme per chiedere le dimissioni di Francesca Albanese dal suo incarico all’Onu. Perché?
«Perché riteniamo che i toni che questa signora ha assunto non abbiano nulla a che fare col ruolo che oggi ricopre all’Onu, ma siano funzionali ad altro. Ci muoveremo attraverso i canali istituzionali, ma pensiamo che anche gli italiani che oggi protestano abbiano il diritto di esprimersi e di fare sentire la propria voce».
La Albanese sostiene di non avere mai detto esattamente che Israele è il nemico comune dell'umanità.
«Albanese da mesi semina odio su Israele. Inutile che provi oggi a correggere il tiro».
Le dichiarazioni della Albanese danneggiano l'immagine dell’Italia?
«Sicuramente non aiutano. Ma per fortuna non rappresentano ciò che gli italiani pensano».
Oggi Marco Rubio, segretario di Stato americano, ha ammesso che l’America ha commesso degli errori nei rapporti con l’Europa. Pensa che si riaprirà il dialogo?
«Non credo che si sia mai interrotto, e questo grazie anche alla determinazione di Giorgia Meloni nel tenere sempre aperto il colloquio tra le due sponde dell’Atlantico, secondo la loCiò che dice è sconcertante Ha ragione Barbera: le parole del procuratore sono al limite dell’eversione Con la riforma avremo una magistratura libera e indipendente Oggi il merito viene dopo l’appartenenza gica che l’Occidente deve essere unito. Per noi è centrale mantenere l’Italia in Europa e l’Europa nel campo occidentale che si fonda sul rapporto con gli Stati Uniti».
Si è riunita la direzione di Fdi. Argomento?
«Soprattutto referendum.
È importante che sia confermata la riforma della separazione delle carriere dei magistrati. Noi vogliamo che la battaglia referendaria resti sul merito della riforma. Perciò è importante smontare le fake news del No».
Quali?
«Per esempio quella che la riforma porrebbe il Pm sotto il controllo del governo. Falso. Forse qualcuno in realtà ha paura si scardini il rapporto che esiste da anni tra una parte della magistratura e la sinistra».
Come giudica le parole del Procuratore Gratteri sul referendum?
«Sono evidentemente sconcertanti, anzi riprendendo le dichiarazioni di Augusto Barbera, ex giudice costituzionale e prima ancora deputato comunista, quindi non certo un esponente di destra, sono parole ai limiti dell’eversione. Ma ho trovato non meno sconcertante che invece di chiedere scusa il Procuratore abbia addossato la responsabilità sui giornalisti e su chi ha evidenziato la gravità di quelle parole. Dice che non è stato capito?
Me la sono andata a rivedere tutta l’intervista e mi sembra che non ci sia nessuno spazio per ambiguità».
Perché è importante che si vada a votare?
«Perché deve esserci la certezza che il giudice è imparziale. Oggi esiste la possibilità che l’arbitro fischi un rigore e domani metta la maglietta della squadra per la quale ha fischiato il rigore...»
Non va bene...
«No. Noi vogliamo un arbitro vero. E la riforma afferma questo principio basilare. E poi vogliamo una magistratura libera e indipendente. Mentre oggi è oppressa soprattutto dai condizionamenti interni. Oggi il merito viene dopo l’appartenenza».
Il voto del Parlamento europeo su migranti e paesi sicuri è un successo dell’Italia?
«Sì, se pensiamo che a dicembre del ‘22, al primo consiglio europeo al quale ha partecipato la presidente Meloni, il tema migrazione non era neanche iscritto all’ordine del giorno, e che a sinistra si diceva che Meloni si illudeva se pensava di cambiare le politiche migratorie dell’Unione Europea. Beh, direi che Meloni ha dimostrato nei fatti come non ci si deve arrendere, perché le cose possono cambiare se ci si impegna.
Questo cambio radicale delle strategie europee, con la decisione di difendere i confini esterni, è fondamentale per le politiche di contrasto all’immigrazione illegale come da sempre Fratelli d’Italia sostiene».
L’opposizione dice che il nuovo pacchetto sicurezza è liberticida.
«Lo dicevano anche del precedente pacchetto. Per certa sinistra le libertà da garantire sono quelle di aggredire le forze dell’ordine, devastare le città, occupare le case, truffare gli anziani, sfruttare i minori. Tra l’altro sorprende che oggi, a differenza da quello che avveniva negli anni 70, le sinistre non abbiano allestito un minimo di servizio d’ordine per isolare i violenti.
Non so se è incapacità o volontà».
Il pacchetto sicurezza migliorerà la situazione nelle nostre città?
«Sì, fermo restando che ci deve essere sempre la volontà da parte di chi deve garantire l’attuazione delle leggi di attuarle davvero.
Leggere che uno dei fermati per le violenze a Torino è già fuori e dovrà solo firmare in questura in base alle sue esigenze personali, quando poi abbiamo un poliziotto indagato per omicidio volontario per essersi difeso e avere difeso tutti noi a Milano... ci lascia perplessi. E ci fa capire che questi obiettivi, che il buonsenso vorrebbe condivisi, in realtà sono messi in discussione da qualcuno, anche nelle istituzioni».