Gli anarchici sfilano a Venezia, allarme infiltrazioni e scontri

Sarà una manifestazione senza preavviso. Alcuni individualismi "senza casa" potranno organizzarsi puntando anche a frange no vax

Gli anarchici sfilano a Venezia, allarme infiltrazioni e scontri

Sabato 25 marzo a Venezia sfileranno gli anarchici. Una notizia di per sé già nota; meno noto, invece, è il contesto in cui si svolgerà l’iniziativa. E, altrettanto meno noti, sono i reali motivi. Sarà una manifestazione senza preavviso, il che presuppone misure completamente differenti da quelle che di norma vengono attuate quando i cortei sono preceduti da un preavviso. Ovverosia, quando una manifestazione è annunciata si conoscono dettagli e organizzatori. Al contrario, oltre alla violazione dell’articolo 18 del TULPS, non si sa nulla di quello che potrà accadere.

Nel primo caso il questore può concordare delle prescrizioni per fare in modo che il corteo possa svolgersi in totale sicurezza, anche nell’eventualità rischi di incrociare altre analoghe iniziative di natura politica opposta o avversaria. Nella seconda tutto ciò è praticamente impossibile. Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha subito firmato una ordinanza a tutela della sicurezza urbana e dell’incolumità pubblica, che prevede anche la rimozione dei plateatici per scoraggiare i manifestanti da un uso "improprio" di sedie e tavolini. Ma non sarà di certo la sua ordinanza a evitare che il peggio possa, eventualmente, verificarsi nella città conosciuta al mondo come il luogo più alto sotto l’aspetto architettonico e culturale. E nella sua odierna dichiarazione fa un appello agli anarchici: "Rimanete a casa, noi a Venezia non sopportiamo la violenza".

La gestione dell’ordine pubblico di norma cerca sempre di evitare conseguenze di alto impatto sociale, che alla fine si ripercuotono principalmente in termini politici. In buona sostanza, quando una questione politica non trova soluzione si trasforma inevitabilmente in un problema di ordine pubblico. Infatti, sono proprio queste le situazioni in cui c’è da temere il cosiddetto fattore incalcolabile, soprattutto se l’antagonismo viene praticato da chi predilige l’azione quale strumento individuale di protesta, anziché la ricerca di un più ampio consenso, utile al dibattito sui contenuti, in questo caso il 41bis, regime di detenzione a cui è sottoposto Alfredo Cospito.

E su questo punto, Tommaso Cacciari, noto leader veneziano dei Centri Sociali del Nordest, tiene a sottolineare: "È chiaro che il 41bis è una follia generale, una cosa barbarica che riguarda il concetto di carcere in Italia. Ma proprio per questo meriterebbe uno schieramento più ampio per affrontare questo e altri temi. È anche vero - prosegue Tommaso - che noi abbiamo espresso spesse volte la radicalità, ma in una vocazione che possa rendere più forte il concetto, pertanto, l’isolamento non è il nostro schema. E da qui, appunto, la totale incompatibilità genetica, strutturale, politica, tra noi e loro". E non nasconde il fatto che tali scelte non possono che offrire grandi assist e spazio a chi fa leva su una eventuale gestione dell’ordine pubblico, prima ancora di affrontare il problema sotto un aspetto politico e sociale. Il riferimento sembra essere indirizzato anche a Brugnaro per la sua immediata posizione.

Dunque, è proprio da questo principale presupposto che a Venezia andrà in scena un pot-pourri tendente a dare la possibilità a una serie di individualismi "senza casa", di organizzarsi, puntando anche a frange cosiddette no vax. Anche loro, senza alcuna ufficialità, hanno espresso di non aderire a "forme di protesta violente mirate solo al recupero del consenso". La chiamata alla mobilitazione degli anarchici, quindi, tocca anche altri temi legati in qualche modo alla rivolta contro l'autorità, facendo riferimento in particolare alla retorica sulla gestione della pandemia: "L’emergenza Covid - scrivono gli organizzatori - è stata una vasta ginnastica di obbedienza e di retorica bellica", mentre "lo scontro aperto tra la Nato e la Federazione Russa spinge i governi a militarizzare gli spiriti, il linguaggio, la società".

Qualsiasi previsione, pertanto, sarebbe più che azzardata. Gli unici deputati alla gestione dell’ordine pubblico sono, come sempre, questore e prefetto. E spetta proprio a loro decidere la strategia migliore affinché eventuali danni alla struttura della città possano essere minimi o, meglio ancora, azzerati. In queste ore e nei giorni scorsi, l’attività informativa della Digos veneziana farà in modo che tutto possa svolgersi senza nessuna ripercussione, anche se la tensione di certo non manca, proprio per via del fatto che non ci sono interlocuzioni. Ovverosia, proprio in quanto la manifestazione non è stata preavvisata.

Un dato, però, fa sperare nella buona tenuta dell’ordine pubblico. I recenti fatti di Torino avrebbero spaccato il sodalizio al suo interno. Una parte sembrerebbe non essere allineata sulle modalità di intervento in quanto, anziché attirare il necessario o sperato consenso sui contenuti, contribuirebbe a relegare le reali intenzioni a meri atti di matrice violenta. Probabile, quindi, che in un eventuale dibattito interno, sia prevalsa una linea che non includa la devastazione dei luoghi quale forma di dissenso.

Tuttavia, tra le principali motivazioni della manifestazione (senza preavviso) quella che prevale maggiormente è l’apertura del processo di appello previsto per il prossimo 28 marzo nell’aula bunker di Mestre, nei confronti del cittadino spagnolo Juan Antonio Sorroche Fernand, ritenuto dalla Corte d’Assise "colpevole di attentato a fini terroristici ed eversivi e di fabbricazione e porto di ordigni esplosivi". In buona sostanza nell’agosto del 2018 avrebbe collocato due ordigni esplosivi nella sede della Lega di Villorba (Treviso). L’obiettivo sarebbe stato quello di attirare l’attenzione della Polizia con un primo innesco. E, l’eventuale deflagrazione della seconda bomba, all’arrivo del personale operante. Fortunatamente l’esca non funzionò. La polizia non arrivò. La bomba esplose e il tutto ebbe inizio dalle rivendicazioni.

Poi, la vicenda dell’anarchico Alfredo Cospito, condannato all’ergastolo, sottoposto al regime previsto dal 41 bis. Ma chi è Alfredo Cospito? Il 7 maggio 2012 Cospito e il suo complice, Nicola Gai, si recarono in motocicletta di fronte alla casa di Roberto Adinolfi, dirigente dell’azienda metalmeccanica italiana Ansaldo Nucleare. I due gli spararono tre volte alle gambe, fratturandogli il ginocchio, una tattica usata in precedenza in Italia dalle Brigate Rosse. Una lettera inviata al Corriere della Sera rivendicò l'attentato per conto del Nucleo Olga della Federazione anarchica informale (FAI). Nelle prime ore del mattino del 14 settembre 2012 Cospito fu arrestato con Gai a Torino; i due apparentemente si preparavano a lasciare il Paese.

Cospito all'udienza preliminare del rito abbreviato si rifiutò, verbalmente e di fatto, di alzarsi all'ingresso della corte e immediatamente dopo cercò di leggere in aula un documento autografo nel cui testo, poi messo agli atti, rivendica l’attentato a Roberto Adinolfi e racconta nei dettagli l’organizzazione dell’attentato stesso motivando tale azione attraverso un’analisi economico-politica, che mette al centro la "società tecnologica", spiegando che sparare ad Adinolfi fu una "gioia", un "godimento". Su richiesta del giudice viene interrotto e allontanato dall’aula dalla polizia penitenziaria. "In una splendida mattina di maggio ho agito ed in quelle poche ore ho goduto a pieno della vita. Per una volta mi sono lasciato alle spalle paura e autogiustificazioni e ho sfidato l'ignoto. In un'Europa costellata di centrali nucleari, uno dei maggiori responsabili del disastro nucleare che verrà è caduto ai miei piedi".

Mentre scontava la pena, Cospito venne accusato, insieme alla compagna Anna Beniamino, dell’attentato del 2 giugno 2006 alla scuola allievi carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo. L'attentato, rivendicato con la sigla Rivolta Animale e Tremenda/Federazione Anarchica Informale (RAT/FAI), fu condotto, secondo la ricostruzione della corte, con una tecnica "a trappola": due ordigni esplosivi, uno minore come richiamo, e il secondo ad alto potenziale, temporizzato, per fare vittime. Solo per casualità non vi furono morti o feriti. Cospito dichiarò che si trattava di "due attentati dimostrativi in piena notte, in luoghi deserti, che non dovevano e non potevano ferire o uccidere nessuno". Tuttavia, l’analogia con l’attentato alla sede della Lega trevigiana, c’è tutta.

Cospito venne condannato a vent'anni di reclusione ai sensi dell'articolo 422 del codice penale (reato di strage), successivamente la Corte di Cassazione, su richiesta della Procura, riqualificò il reato in base all'articolo 285 del codice penale come atto terroristico "diretto ad attentare alla sicurezza dello Stato". La nuova stagione di azioni attribuite agli anarchici ebbe inizio nel 2003, quando due ordigni esplosivi distrussero i cassonetti dell'immondizia a Bologna, vicino all’abitazione di Romano Prodi. Da quel giorno l’escalation con pacchi bomba, proiettili recapitati a politici e giornalisti, sabotaggi, scritte sui muri per rivendicare atti dimostrativi, restituirono agli anarchici una connotazione specifica.

Insomma, sabato pomeriggio a Venezia sfileranno gli anarchici. Da soli. Nessuno in città sosterrà questo genere di iniziativa.

Loro e le forze dell’ordine, che cercheranno di tenere sotto controllo qualsiasi genere di situazione per evitare un danno alla città. Del resto gli anarchici lo sanno bene. Mettere a ferro e fuoco Venezia li porterebbe a un definitivo isolamento, anche da tutta la classe politica, generale.

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