"Normalmente quando ci sono brutte notizie i politici o si nascondono o mandano avanti qualcun altro, io ho sempre preferito guardarvi negli occhi e dirvi chiaramente come stanno le cose". Antonio Decaro, in un video di 7 minuti pubblicato sui social, è costretto ad ammettere la sua prima sconfitta da presidente della Regione Puglia: il disavanzo sanitario di 349 milioni di euro lo obbliga a aumentare l’addizionale Irpef regionale.
“Aumentare le tasse è una sconfitta, sempre, indipendentemente da chi governa”, aggiunge, senza nascondere il suo disagio e l’imbarazzo per questa scelta inaspettata all’indomani della vittoria elettorale. “Ovviamente non sono contento, lo faccio con tante difficoltà, perché a pochi mesi dalle elezioni aumentare le tasse tra i primi provvedimenti onestamente non è una bella cosa”, dice Decaro, consapevole delle “difficoltà dei pugliesi che in questi giorni vedono aumentare il costo del carburante, il costo dell'energia e fanno fatica ad arrivare a fine mese”.
I numeri della Corte dei Conti, però, non lasciano scampo e, se non si provvede subito, sono destinati a peggiorare. "Il costo della sanità nel paese aumenta quattro volte più velocemente rispetto a quanto il governo rimborsa le regioni" sottolinea Decaro, elencando le numerose voci che pesano sul bilancio della Regione Puglia. L’ex sindaco di Bari ed ex europarlamentare spiega che, dopo una serie di tagli, sono già stati recuperati 107 milioni di euro, ma restano da coprire ancora 242 milioni di euro e, pertanto, “non ci sono altre possibilità, non ci sono scelte da fare. Il decreto legislativo 118 - precisa - prevede che bisogna utilizzare la leva fiscale, non è una scelta, è un obbligo di legge”. Un disavanzo ereditato da 10 anni di governo del suo mentore Michele Emiliano, l’ex presidente della Puglia che avrebbe voluto fare un terzo mandato, ma non ha potuto e, allora, pur di non tornare in magistratura, ha fatto di tutto per essere nominato consulente in Regione, ma il Csm ha posto il veto per ogni tipo di incarico.
Decaro, poi, replica ad Arianna Meloni, che durante un comizio ad Andria aveva invitato i pugliesi a "vergognarsi", ricordando che anche altre Regioni, sia di centrodestra sia di centrosinistra (come l’Emilia Romagna), hanno dei disavanzi sanitari importanti. “È come se la vergogna dipendesse dal colore politico delle regioni, una sorta di vergogna a regioni alterne”, ha detto. E, poi, ha aggiunto: “Io no, non mi vergogno. Sono dispiaciuto, molto dispiaciuto, ma non mi vergogno e credo non si debbano vergognare neanche i miei colleghi di centrodestra perché stiamo vivendo una situazione comune”. Insomma, mal comune mezzo gaudio, però, si tratta pur sempre di una disfatta.
"Posso perdere i sondaggi, posso perdere le elezioni, ma non posso perdere la faccia, perché la lealtà con voi per me è sempre stata la cosa più importante, da sindaco, da europarlamentare e oggi ancora di più da presidente della regione”, conclude Decaro che, stando alle ultime rilevazioni ha infatti perso più di 12 punti di gradimento dal giorno della sua vittoria elettorale.