Antimafia senza urla: è morta la vedova Borsellino

In piazza a urlare, come il cognato Salvatore «papà» delle Agende rosse, non l'avreste vista mai. Così come mai è stata nemmeno sfiorata dall'idea di scendere in campo in politica, al contrario della cognata Rita, eurodeputata Pd. Perché Agnese Piraino Leto, figlia di giudice e moglie di Paolo Borsellino, magistrato trucidato nel'92, era così: riservata, allergica ai riflettori. Schiva, minuta anche fisicamente, ma pronta a trasformarsi in una iena per tutelare la sua famiglia, il suo Paolo.
Non ce l'ha fatta Agnese Borsellino. La malattia che da qualche anno l'aveva consumata inesorabile, l'ha uccisa a 71 anni, ieri mattina, nella sua casa. A rendere pubblica la notizia della sua scomparsa, con un post su Facebook, il cognato Salvatore: «È morta Agnese. È andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte». Una signora d'altri tempi, Agnese Borsellino. I primi anni dopo la strage di via D'Amelio non partecipava alle manifestazioni. Ma si era inventata, con il centro Paolo Borsellino, un appuntamento annuale per festeggiare il compleanno di Paolo, il 19 gennaio. Un convegno che portava a Palermo gli allora big della finanza, come l'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, o giuristi del calibro di Giovanni Conso. Solo più recentemente era uscita dall'ombra per parlare ai ragazzi. Quei ragazzi che ora, sui social network, piangono «mamma Agnese».
Proprio un anno fa, non potendo essere presente, aveva scritto un messaggio ai giovani per il ventennale delle stragi del '92: «Ho continuato e continuerò a credere e rispettare le istituzioni di questo Paese come mio marito sino all'ultimo ci ha insegnato. Non indietreggiando nemmeno un passo di fronte anche al solo sospetto di essere stato tradito da chi invece avrebbe dovuto fare quadrato intorno a lui». Li aveva raccontati, Agnese, i sospetti e i timori di Paolo in quella terribile estate. Nel 2009 aveva rotto il silenzio tenuto in precedenza («avevo paura per i miei figli», aveva spiegato ai pm) e aveva dichiarato che suo marito le aveva detto di aver visto «la mafia in diretta», che le aveva parlato di «contiguità tra mafia e pezzi dello Stato». La trattativa? Sì, per i pm. Ma nei processi ormai rimarranno solo i suoi verbali, due, tra l'estate del 2009 e il gennaio del 2010.
Unanime il cordoglio. Dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al premier Enrico Letta, dal presidente del Senato Pietro Grasso al ministro di Giustizia Anna Maria Cancellieri. I figli, Lucia, assessore alla Sanità di Crocetta, Manfredi, commissario di Polizia, rientrato in fretta da Bologna dove si trovava per un intervento chirurgico, e Fiammetta, hanno chiesto un momento di preghiera privata. Oggi i funerali. Nella stessa chiesa, Santa Luisa di Marillac, in cui Palermo ha detto addio a Borsellino.

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