Giovanni Falcone era a favore della separazione delle carriere. La conferma arriva dall’ex presidente della Corte Costituzionale Antonio Baldassarre, al termine di un convegno sulle ragioni del sì tenutosi oggi al Senato.
Baldassarre racconta che, nell'inverno 90-91,quando era già giudice costituzionale, in occasione di un evento voluto dalla Procura di Palermo sui profili costituzionali della riforma del codice Vassalli, Falcone annuiva mentre parlava. “Io sostenni le tesi che più o meno sostengo tuttora, e cioè, che la divisione delle carriere è la tutela della libertà del cittadino, è quello che ha voluto dalla nostra Costituzione, perché ci sono i diritti inviolabili dell'uomo, ci sono l'articolo 24, c'è il 27, il fine della rieducazione del reo e così via”, spiega Baldassarre ribadendo che Falcone di fronte alle sue parole “faceva cenni di assenso con la testa”.
E poi la sera, nel corso di una cena all'hotel dei Palmi, organizzata dal procuratore capo, Baldassarre ebbe modo di tornare sull’argomento: “Falcone mi disse perché, fatto il codice, non possiamo fare altro che separare le carriere, perché se non si separano le carriere il codice non funziona”. Insomma, “questa era una ferma convinzione di Falcone”, smentendo così quei magistrati di Palermo che sostengono il contrario e conclude ricordando che Falcone aveva persino scritto a favore della separazione.
Nella didascalia i promotori del comitato del sì, che hanno postato il video su Instagram, si sono rivolti all’attore Pif, al pm Gratteri e “e tutti quelli che continuano a dire che Falcone era contro la separazione delle carriere” per dire “Basta fake news”. Secondo i sostenitori del sì “è ora di ristabilire la verità” perché “la riforma della giustizia è una battaglia di civiltà, non una questione di destra o sinistra”.
Pif nei giorni scorsi aveva annunciato, sempre con un video su Instagram, il suo No alla riforma. “Ho capito che devo votare no ascoltando Nordio e Tajani e l'ho capito di più di quando ascolto un magistrato. Tajani, ad esempio, ha dichiarato che la maggior parte degli imputati in Italia alla fine viene assolta. Il ragionamento che faccio allora è: se un imputato alla fine viene assolto molto probabilmente è perché il pm e il giudice hanno avuto idee diverse riguardo le sorti dell'imputato". aveva detto in un video inviato al Comitato Giusto Dire No, in occasione di un’iniziativa per il no al referendum sulla riforma della giustizia svolta a Catania