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Beppe Sala senza vergogna, Mattarella formato “non vedo-non sento” e Minetti: quindi, oggi…

Quindi, oggi…: io cortei violenti del 25 aprile, tutta colpa della Brigata Ebraica e

Beppe Sala senza vergogna, Mattarella formato “non vedo-non sento” e Minetti: quindi, oggi…
  • “Frasi come ‘siete saponette mancate’ o ‘Hitler ha fatto male a non finire il lavoro’, urlate contro la Brigata Ebraica durante il corteo, non sono opinioni discutibili: sono violazioni della legge Mancino”, dice il direttore del Museo della Brigata Ebraica, Davide Romano, dopo il folle corteo del 25 aprile. Ora: non so se violino o meno la legge Mancino. Ma ogni volta che a Dongo quattro nostalgici fanno un minimo saluto romano, subito tutti (dico tutti: dal Pd ad Avs) i partiti della sinistra urlano allo scandalo e all’orrore delle recrudescenze neonaziste. Quando invece a evocare Hitler o i forni o cose simili sono gli “antifascisti” in piazza, nessuno dice nulla. Anzi: sento Avs e altri cercare un modo per giustificarli (tipo: la Brigata Ebraica ha provocato portando le bandiere di Israele). Ipocriti.

  • Ha ragione Daniele Nahum a sostenere che ormai l’antisemitismo sta a sinistra, non a destra. Che sia venuto fuori il 25 aprile, la data che ricorda la fine dei campi di concentramento nazisti, è poi la perfetta eterogenesi dei fini.

  • Non voglio dare la colpa a Sergio Mattarella, ma un po’ ce l’ha anche lui. Perché l’altro giorno, celebrando la Liberazione, ha urlato “Ora e sempre Resistenza”, che è il motto di queste piazze intolleranti e che infatti è stato intonato anche contro la Brigata Ebraica. Re Sergio, lo ripeto, non ha fatto altro che rilanciare quello che risulta essere il vero cancro di ogni 25 aprile: l’attualizzazione della Resistenza. La festa della Liberazione andrebbe ricordata come tutte le ricorrenze: il ricordo di qualcosa che è stato e che non tornerà più. Invece no. La sinistra, per impossessarsene, ogni volta la “attualizza”: ieri contro Berlusconi, oggi contro Meloni, contro la riforma della giustizia, Israele, i presunti “nazisti ucraini” eccetera eccetera eccetera.

  • Se imparassimo a cestinare il motto “ora e sempre Resistenza”, non avremmo più problemi. Consegneremmo la lotta partigiana alla Storia, come giusto che sia. E smetteremmo di “rispolverare” la contrapposizione “antifà buoni - fasci cattivi” per ogni singola questione politica moderna. E così non ci sarebbe alcun problema: in piazza sfilerebbero solo bandiere italiane, quelle delle associazioni combattentistiche partigiane, un paio di “Bella Ciao” e poi tutti a casa. Invece…

  • Invece finisce che al corteo si vedono gli effigi di Palestina, Hezbollah, Venezuela, Iran. Tutti giustificati da non si capisce bene quale legame con la Resistenza, peraltro visto e considerato che il Gran Muftì di Gerusalemme era alleato di Hitler.

  • Ora: io non voglio difendere Israele e la sua guerra a Gaza, non me ne frega un fico secco. Chi legge questa rubrica ne conosce la posizione (riassunto secco: in quel pezzo di mondo, il più sano ha la rabbia). Dico solo che non ha senso espellere la bandiera israeliana dal corteo del 25 aprile se permetti la presenza di quella palestinese. O tutti, o nessuno. In fondo gli israeliani hanno il diritto — vero o falso che sia — di considerare la loro esistenza una “Resistenza” contro tutti i regimi arabi che la vorrebbero distrutta.

  • Intanto nel Campo Largo, o presunto tale, c’è Silvia Salis che confessa che non voterebbe né Schlein né Conte alle eventuali primarie per la leadership. Mentre Giuseppi manda un bel “vaffa” a tutti quei gran pensatori del Pd che sperano di poter pescare dal cilindro un “papa straniero”, chiamato federatore, che possa unire tutti. Non stanno messi benissimo, eh. Io dico sempre che, purtroppo per loro, la somma dei voti non produce automaticamente un governo stabile.

  • “Le frasi antisemite e gli attacchi alla comunità ebraica sono inaccettabili e vanno condannati senza esitazioni”, ha detto Angelo Bonelli in un’intervista a La Stampa. “Esprimo solidarietà alla Brigata ebraica e a chi è stato colpito da queste aggressioni. In particolare alcune frasi sono state irricevibili e con un linguaggio inaccettabile. Ma è evidente che esporre la foto di Netanyahu e le bandiere israeliane in quel contesto è stata una provocazione che ha alimentato tensioni”. Insomma: anche a ’sto giro è colpa degli ebrei.

  • Sul caso Venezi mi vengono da dire due cose. Primo: la destra vive in un perenne stato di sottomissione alla presunta superiorità culturale della sinistra. Per dire: mentre Montanari e Saviano possono sparare scempiaggini a destra e a manca e nessuno chiede loro le dimissioni, il primo esponente culturale della destra che commette un minuscolo errore finisce impallinato. E la destra, invece di fregarsene e tirare dritto, si piega alle bordate che arrivano da sinistra. Dimostrazione che a loro è tutto concesso, a quelli di destra no. Venezi poteva evitare quella frase sul nepotismo nell’intervista? Forse. Ma non ha ucciso nessuno. E non mi pare abbastanza per revocare il contratto. Il governo l’ha abbandonata perché non è abbastanza forte, di fronte alla potenza mediatica della sinistra, di difendere a qualunque costo i suoi uomini. E così “l’egemonia culturale” non arriverà mai.

  • Poi dico anche questo: l’egemonia culturale è una minchiata. Ormai è fatta: la sinistra occupa l’arte, la scuola, il cinema e i teatri. L’unico modo per abbattere questi fortini non è provare a eleggere all’interno un nuovo sovrano perché - come dimostra il caso Fenice - alla fine i cortigiani e i generali dell’esercito restano fedeli al vecchio Re. L’unico modo è assediare il fortino, affamando la bestia. Niente più sussidi. Niente più fondi pubblici. Niente più contributi. Vediamo se dall’alto della loro superiorità morale e artistica sono in grado di restare sul mercato oppure no.

  • Mi sorprende anche una cosetta: come mai la Cgil, che di solito difende tutti quelli licenziati dal datore di lavoro, per la lavoratrice Beatrice Venezi non alza un ditino? Sbaglio o quando quella maschera della Scala urlò “Palestina libera” e venne giustamente silurata, poi la Cgil e i sindacati vari alzarono le barricate? Diceva al tempo la Slc-Cgil: “Crediamo che ogni lavoratrice e ogni lavoratore debba poter esprimere liberamente le proprie opinioni, nel pieno rispetto delle norme vigenti”. Il principio, evidentemente, vale per i lavoratori Pro Pal, non per Venezi che ha liberamente espresso la sua opinione sullo stato dell’arte dell’orchestra veneziana.

  • La grazia a Nicole Minetti diventa subito un caso. Riassumiamo. L’ex consigliera viene condannata a oltre 3 anni per peculato e favoreggiamento della prostituzione nei noti casi del passato. Bene. L’altro giorno Mattarella concede la clemenza del Quirinale perché Nicole, stando alla richiesta bollinata dal Procuratore generale di Milano e dal Ministero, dovrebbe occuparsi di un bambino gravemente malato e bisognoso di cure all’estero. Bene. Bravi. Bis. Secondo Il Fatto Quotidiano, però, gli elementi presentati nella domanda di grazia non sarebbero fondati (tutto, ovviamente, ancora da dimostrare). E così il Colle che fa? Invia ai giornali una lettera per scaricare il barile su Carlo Nordio e chiedergli di indagare meglio. Vero: il Quirinale non ha potere di indagine e si basa solo sui documenti che gli vengono indicati da magistratura e ministero. Ma davvero volete dirmi che nel caso di Nicole Minetti al Colle non hanno fatto neppure una telefonata a via Arenula per assicurarsi, più che in altri casi, che fosse tutto in regola? Davvero il Quirinale vuole scaricare eventuali (e da dimostrare) colpe tutte su chi gli ha passato le carte? Eddai…

  • A me il caso delle fatture di Crans-Montana fa pensare a una cosuccia: a quanto noi italiani siamo abituati ad avere un Servizio sanitario nazionale universale, più o meno gratis per tutti, senza renderci conto dei costi esorbitanti dello stesso. Quando ci lamentiamo per un ticket, quando urliamo per i ritardi, quando sbraitiamo per le liste di attesa, pensiamo al fatto che altrove un sistema simile non sarebbe sostenibile. E, a dirla tutta, non è finanziariamente sostenibile neppure da noi.

  • Beppe Sala sposa la linea di Avs e dice che “l’errore” sul corteo del 25 aprile è stato della Brigata Ebraica, colpevole di essersi presentata con la bandiera di Israele. Scusi, signor sindaco: siamo seri? Mi spiega che cacchio c’entra la bandiera israeliana con quelle orribili offese che abbiamo sentito? “In questa fase, solo un fatto di buonsenso: sarebbe certamente meglio che non ci fossero state, anzi non dovevano esserci”. Scusi, signor Sala: e perché non dice la stessa cosa delle bandiere palestinesi? Perché non sostiene che sarebbe stato opportuno non sfilare col vessillo sbandierato dai terroristi del 7 ottobre (e tanti altri)? Se vogliamo togliere ogni simbolo “ambiguo” alla manifestazione per la Liberazione, allora deve valere per tutti. Perché la Palestina col 25 aprile c’entra come il cavolo a merenda. Così come non c’azzeccano le accuse di “nazismo” agli ucraini, le sparate sul governo “fascista” eccetera eccetera eccetera. Se la Liberazione fosse una festa normale, e non lo è, passerebbe in cavalleria come l’Unità d’Italia: si ricorda il sacrificio di molti per la libertà, si ringraziano gli americani per l’aiuto, si depone una corona di fiori e tanti saluti. Tutto il resto, le bandiere di questa o quella rivendicazione, fanno parte di un cabaret inutile. Ma Sala non può fare figli e figliastri: se non vuole la stella di David, allora chieda di rimuovere anche il vessillo palestinese.

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