Berlusconi avvisa Letta: «Sulle tasse non si scherza»

Berlusconi avvisa Letta: «Sulle tasse non si scherza»

E ra partito colomba il Cavaliere, tanto da provare a disinnescare la miccia accesa di prima mattina da Brunetta che, su Canale 5 a La telefonata, aveva definito la «restituzione dell'Imu» un «elemento dirimente rispetto alla partecipazione del Pdl al governo». Una presa di posizione piuttosto netta che finisce per surriscaldare i centralini di Arcore visto che più d'un parlamentare si preoccupa di capire se l'ex ministro sia così duro perché in realtà sottotraccia sta accadendo altro.
Non è così, almeno a sentire le rassicurazioni che Berlusconi dispensa ai diversi interlocutori con cui ha occasione di parlare. Almeno fino a sera, quando torna d'incanto falco con una durissima intervista al Tg5. «Non potremmo far parte di un governo o anche soltanto sostenerlo dall'esterno - affonda il leader Pdl - se non tenesse fede alla parola che noi abbiamo dato sull'Imu».
Un Cavaliere, insomma, ben più duro di Brunetta. Nonostante in più d'una occasione nel corso della giornata abbia predicato prudenza. «Ora - è il senso dei ragionamenti fatti nel pomeriggio - non è il momento di creare difficoltà a questo esecutivo. Diamogli il tempo di cui ha bisogno». Un Berlusconi in versione colomba, quindi. Anche se come fa notare chi il Cavaliere lo conosce bene, spesso e volentieri il leader del Pdl dosa e alterna linea dura e linea morbida a seconda che il suo interlocutore sia colomba o falco.
E forse può star qui la chiave dell'inversione di linea, confermata non solo dai resoconti di chi ha avuto occasione di sentire Berlusconi ma pure dal fatto che sull'Imu ieri nel Pdl quasi nessuno ha seguito la linea Brunetta. Un modo, forse, per lanciare un segnale ad Enrico Letta, visto che dopo aver fatto un passo indietro nella trattativa sui ministri (su 22, solo cinque del Pdl contro i nove del Pd - più tre tecnici d'area - e i quattro di Scelta civica) anche nella partita su viceministri e sottosegretari Berlusconi ha dovuto abbassare di molto le aspettative. Per questa ragione, dunque, il Cavaliere potrebbe aver deciso di mandare un messaggio chiaro al premier. E cioè che il Pdl - nonostante nell'esecutivo sieda il suo segretario Angelino Alfano nella doppia veste di vicepremier e ministro dell'Interno - non giocherà sempre di rimessa. Soprattutto non lo farà sull'Imu, che significherebbe buttare al macero i 5-6 punti percentuali guadagnati in questi due mesi. «La sua abolizione - dice il Cavaliere - non è una fissazione ma un convincimento profondo perché colpisce un bene sacro come la casa».
Un affondo su cui potrebbe pesare anche la partita che si sta giocando per presiedere la Convenzione. Ieri, infatti, Violante ha detto che non dovrebbe andare al Pdl che «già esprime il ministro delle Riforme» con Quagliariello. Non dovrebbe andare, insomma, a Berlusconi che pare ci abbia fatto un pensierino. E che sul punto è categorico. «Quirinale, presidenza del Senato e presidenza della Camera - dice in privato - sono espressione del centrosinistra. La Convenzione non può che andare al centrodestra. E sì, io sarei perfettamente in grado di presiederla».

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