Berlusconi scalda gli azzurri: "Le riforme sono le nostre"

Intervento a sorpresa a Milano alla presentazione dei candidati: l'obiettivo è il 20%. Il partito ritrova l'unità: tutti i capilista a Bari da Fitto per l'apertura della campagna

Berlusconi scalda gli azzurri: "Le riforme sono le nostre"

MilanoNovanta minuti di intervento a braccio e a tutto campo, per scuotere il management azzurro e fissare una asticella per le prossime europee: il 20%. «Vuol dire avere un santo in Paradiso», «se noi siamo davvero al 20% dobbiamo accendere un cero». Al suo primo comizio da «affidato» ai servizi sociali, Silvio Berlusconi sceglie di giocare in casa, alla presentazione dei candidati di Forza Italia. Punzecchia Matteo Renzi, attacca chi lo accusa di aver tradito l'impegno sulle riforme, aggira a colpi di perifrasi il divieto di denigrare i giudici, annuncia che sulla riforma della giustizia le battaglie in Parlamento saranno «innumerevoli e cruente». E rischia un mezzo incidente diplomatico con la Germania, perché tornando sulla polemica con Martin Schulz, l'esponente Spd che presiede il Parlamento europeo, si lascia andare che per i tedeschi «i lager non ci sono stati».

All'hotel Michelangelo, il Cavaliere arriva poco prima delle 12, spiegando di avere saputo per caso della riunione e di essersi «profondamente offeso» per non essere stato invitato (lo dice col sorriso sulle labbra, ma fino a un certo punto). Da lì un poi, un fiume in piena. Obiettivo dichiarato, la mobilitazione di Forza Italia in vista delle elezioni e anche dopo, la ricostituzione della rete che «con Mantovani avevamo creato» e che «la segreteria successiva» (Alfano non viene mai nominato) ha smantellato: una rete basata sulle «comunità per la democrazia e la libertà», circoli territoriali coordinati da persone scelte una per una, esclusi «fanigottoni e politici di professione», che si occupino di tutto, compresa l'assistenza ai bisognosi in tempo di pace, ma che sotto elezioni si battano contro i brogli «che in febbraio ci hanno tolto 25 voti per ogni seggio». E occhio, che «tra un anno, un anno e mezzo», si voterà per le politiche.

Ma per mobilitare la base e recuperare gli scettici, Berlusconi sa che serve attaccare. Non affonda mai su Renzi «nuova star, simpatico coraggioso, bravissimo comunicatore», anche se il «bel fioeu» che gli dedica echeggia cospicuamente il «bello guaglione» che Ciriaco De Mita riservò a Francesco Rutelli. Ma prende di petto quelli (in testa «i soliti giornali») che hanno travisato le sue parole a Porta a porta, i «soliti sciocchi e in malafede». La verità, dice, è che «sono fuori dalla realtà coloro che accusano Berlusconi e Forza Italia di non volere le riforme», di cui anzi rivendica la primogenitura, dal titolo V alla fine del bicameralismo perfetto: «Sono le nostre». Sostiene che il Porcellum era una buona legge e che a meritarle l'epiteto furono le modifiche imposte dal presidente Ciampi. Lo scoglio vero, conferma, è il meccanismo di nomina del Senato: «Quando ci è arrivato un progetto che riduce il Senato a dopolavoro dei sindaci, che dovrebbero lasciare l'amato paese per andare in gita turistica a Roma a fare visita al Senato e godere dei suoi strabilianti menù ci è parso che questo fosse fuori logica». «Se non si vuole fare elettivo, ci sono tante proposte, mandare quattro consiglieri regionali per ogni regione, o ancora meglio due per ogni milione di abitanti, mandiamoli che debbano appartenere metà alla maggioranza e metà all'opposizione di ogni singolo comune». Ma un modo si troverà: «Andremo a sederci a un tavolo per discutere della effettiva composizione del Senato, ma ci siamo», fermo restando che «abbiamo sommessamente suggerito al governo di non pensare che sia la velocità e non la qualità dei provvedimenti la cosa migliore di cui preoccuparsi».

Andate e combattete, dice Berlusconi ai suoi, ricordando loro che «avete già ricevuto e studiato il kit che vi consentirà di rispondere a qualunque obiezione vi venga fatta in campagna elettorale». Il tema vero, e Berlusconi lo sa bene, è anche la compattezza interna di Forza Italia. Ma proprio ieri a rasserenarlo arriva il post di Raffaele Fitto, capolista nella circoscrizione Sud che lancia la proposta agli altri quattro capolista di «aprire insieme la campagna nazionale domenica prossima, 4 maggio, a Bari», per rispondere a quelli che «ci vorrebbero divisi e litigiosi. Ci descrivono come loro vorrebbero che fossimo, e come noi non siamo». È una schiarita importante, e raccoglie immediatamente il consenso di Giovanni Toti, capolista al Nord Ovest, e di altri colonnelli di Fi. Da parte sua Berlusconi ha ormai cominciato la maratona tv in cerca della rimonta. Oggi, tra le 17 e le 17,30, sarà ospite del salotto domenicale di Barbara D'Urso, su Canale 5, all'interno della trasmissione Domenica live. Lunedì Berlusconi dovrebbe essere ospite di Piazzapulita su La7. E in settimana l'ex premier sarà intervistato a Mattino Cinque.

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