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Berlusconi sfida il governo: "Pensioni minime a mille euro"

Il Cav all'attacco: "Renzi fa cose di sinistra, alza le tasse. L'esecutivo sa solo galleggiare". Su Grillo: "Sarebbe una jattura se i nostri giovani disperati votassero per lui"

Berlusconi sfida il governo: "Pensioni minime a mille euro"

Milano - Tanto per cominciare un invito a chiudere con le sigarette, almeno per un po'. «Dovete fate tutti esercizio e resistere per molte ore senza fumare. Non potete lasciare mai le operazioni di scrutinio perché lorsignori sono bravissimi nei giochi di prestigio...» dice Silvio Berlusconi ai difensori del voto riuniti all'Unione del Commercio di Milano. In tempi di intrighi internazionali svelati da ministri e politologi, l'attenzione è rivolta anche a possibili brogli elettorali, come quelli che Forza Italia denunciò alle politiche del 2006 e che Berlusconi ricorda alla platea.

Fondamentale l'accertamento delle «manovre di altri Stati contro l'Italia» e del ruolo del Quirinale. «Noi pretendiamo si faccia luce su questa vicenda. Per questo abbiamo chiesto alla Camera una commissione d'inchiesta per sapere che cosa sia successo veramente. Vogliamo tornare a essere una democrazia». Passaggi centrali di una lunga telefonata, quarantacinque minuti che arrivano dopo un altro intervento in collegamento con un convegno di Forza Italia a Napoli.

Berlusconi parla di «una pensione da mille euro per le casalinghe», di «portare a mille euro le pensioni» che adesso sono a quota ottocento, di «eliminare le tasse sulla casa» e ridurre l'Iva dal 22 al 20 per cento». Sembrano ipotesi lontane ora che si va al voto per le Europee. Sono il segno di come il leader di Forza Italia consideri le elezioni per Strasburgo anche un'occasione per proporre una politica economica alternativa a quella del governo. «Non facciamoci incantare da Renzi - dice - È un presidente di sinistra che fa cose di sinistra. Ha alzato le tasse sulla casa e sul risparmio per fare una ridistribuzione della ricchezza a favore degli elettori di sinistra». E ancora: «Si nasconde dietro una faccia simpatica ma è la sinistra di prima e di sempre. Il pericolo dei comunisti al potere esiste ancora».

Ma il rischio principale per la democrazia, insiste, si chiama Grillo. «Una jattura» se i tanti «giovani disperati, rassegnati o incavolati» per i fallimenti economici dei governi che si sono succeduti in questi anni decideranno di votare i 5 Stelle. «Grillo e il suo movimento sono un'ipotesi terribile per il nostro Paese. Il suo disegno è di arrivare a una dittatura, distruggere il Parlamento e i partiti e avere un sistema di delegati dal web che manderebbero al governo lui e Casaleggio». Ripete che i discorsi di Hitler del 1933 sono talmente simili a quelli di Grillo da poter essere confusi e che anche «inconsciamente» il comico lascia comprendere le sue reali intenzioni. «Ha detto: se saremo il primo partito, marceremo su Roma». E invece «saremo noi» a marciare, però in modo democratico, dice Berlusconi.

Il caso Dudù non è archiviato. «Ha detto che il povero Dudù era da consegnare per la vivisezione degli animali» ricorda il leader di Forza Italia, che non considera una semplice boutade le parole di Grillo sul barboncino di casa Berlusconi. Al contrario, un'uscita crudele che tradisce una disposizione dell'animo: «Sapete come ha chiamato il suo cane? Delirio! C'è una grandissima coerenza nel suo disegno distruttivo».

Un ampio capitolo naturalmente è dedicato ai temi europei. A partire dalla moneta unica. «Bisogna svalutare l'euro» dice, sottolineando come il rapporto di forze falsato con il dollaro penalizzi le esportazioni italiane. Chiede di imitare le politiche antirecessive di Usa e Giappone, che hanno stampato moneta per sostenere l'economia e sono usciti dalla crisi. Cosa possibile solo se la Bce diverrà una vera banca centrale. Conclusione: «Se ciò non accadrà, non saremo noi a voler uscire dall'euro, ma la realtà economica a costringerci a farlo».

E poi le riforme, indispensabili ma accidentate. «La sinistra vuol trasformare il Senato in un dopolavoro per sindaci rossi» accusa. Da qui la proposta definitiva: «Abolizione totale del Senato».

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