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Da Bonaccini a Boldrini: chi sgomita nel Pd per le elezioni europee

È lungo l'elenco di big e dirigenti che incrociano le dita per una candidatura di primo piano per le Europee del 2024: ecco chi spera di correre da capolista la prossima primavera

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Big, dirigenti, ex esponenti di rilievo: è lungo l'elenco delle personalità all'interno del Partito democratico che sperano di strappare una candidatura di primo piano in occasione delle elezioni europee che si terranno tra il 6 e il 9 giugno 2024. Certamente in politica un anno è un arco temporale assai ampio, ma nel frattempo c'è chi già sgomita per provare a correre da capolista la prossima primavera. Una lista in cui figurano nomi ormai arcinoti che daranno filo da torcere al Nazareno.

Chi sogna un posto per le Europee

In diversi hanno spostato lo sguardo da Roma verso l'Europarlamento, sintomo di come sia davvero forte la tentazione di mettersi in gioco per un posto a Strasburgo. Le motivazioni sono differenti, chi perché nei prossimi mesi vedrà cessare il proprio incarico attualmente ricoperto e chi perché si dice convinto di non riuscire a toccare palla con la gestione di Elly Schlein. E allo stesso tempo scalpita anche chi è stato da sempre al fianco del neo-segretario e auspica di essere "premiato".

A fare una serie di nomi che rientrano nel ventaglio delle ipotesi è Il Messaggero, che riferisce l'opzione di Stefano Bonaccini come capolista nel Nord-Est. Tra le varie possibilità rientrerebbe anche Laura Boldrini: la deputata dem, nonostante le smentite del caso arrivate a stretto giro, potrebbe tentare la candidatura di rilievo al Centro. Anche secondo Il Foglio è un profilo che prende sempre più forza. L'ex presidente della Camera se la potrebbe vedere con Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria, Terzo settore e Associazionismo. E non sembra essere andata via l'ombra di Nicola Zingaretti, ex governatore del Lazio.

Per la circoscrizione Sud si starebbe pensando a Sandro Ruotolo, responsabile Informazione e Cultura. Un pensiero ce lo potrebbe fare pure Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia. C'è poi tutta una flotta di sindaci che sorridono all'ipotesi di correre per uno scranno all'Eurocamera: voci di corridoio vanno da Dario Nardella (Firenze) a Matteo Ricci (primo cittadino di Pesaro) passando per Antonio Decaro (sindaco di Bari). I posti verranno occupati in breve tempo e in molti resteranno con le mani in mano.

La grana degli uscenti

C'è però un piccolo ostacolo che rischia di far inciampare Schlein nell'intricato processo decisionale: la grana degli uscenti. Il riferimento è a quegli attuali eurodeputati del Pd che non intendono fare un passo indietro e che vorrebbero pertanto ottenere la conferma. Restano in forse Elisabetta Gualmini e Camilla Laureti, mentre potrebbe scattare il semaforo verde per Brando Benifei, Pina Picierno, Alessandra Moretti e Massimiliano Smeriglio.

La rissa sui capilista donna

Nei giorni scorsi il Partito democratico si è spaccato su un'ipotesi che circola da tempo: schierare tutte donne capilista nelle cinque circoscrizioni in cui è suddivisa l'Italia. Magari dando priorità a profili esterni o a chi è rimasto fuori dalle solite correnti. Una strategia sull'onda delle quote rosa che però non ha incassato un consenso trasversale, riscontrando perplessità e contrarietà in particolar modo da chi era convinto di aspirare alla testa della lista e ora rischia di finire in seconda linea.

Gli uscenti e i cosiddetti cacicchi non sono proprio entusiasti. La stessa Elly Schlein sa benissimo che le elezioni europee saranno uno snodo cruciale non solo per l'Europa e per l'Italia, ma anche per il suo futuro alla guida del Partito democratico. In caso di esito negativo partirebbero immediatamente le spinte per le sue dimissioni, costringedola a farsi da parte per lasciare posto all'ennesimo segretario. Le liti per i capilista di certo non aiuteranno.

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