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Da Caramanna a Zaia, il totonomi per il dopo Santanchè

Spuntano i nomi di Giovanni Malagò, Lucio Malan, Sandro Pappalardo. Circola, inoltre, il nome di una donna, Elena Nembrini, attuale direttore generale dell’Enit

Da Caramanna a Zaia, il totonomi per il dopo Santanchè
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Annunciate le dimissioni, è già partito il totonomi per il dopo Santanchè. Come da tradizione, le ipotesi sono scattate subito dopo la missiva d’addio ed è destinato a proseguire fino all’individuazione del successore: con ogni probabilità domani mattina, dal momento che Meloni è rientrata in serata dalla visita in Algeria e non dovrebbe presentarsi al Colle con il nome del nuovo ministro.

Tra le valutazioni in corso, secondo quanto emerge dagli ambienti di via della Scrofa, ci sarebbe l’ipotesi di un riequilibrio geografico e politico: puntare su una figura del Sud per ricostruire consenso in aree oggi più fragili, come quelle in cui ha prevalso il no alla riforma della giustizia. In alternativa, un profilo amministrativo forte e riconoscibile come quello di Luca Zaia potrebbe garantire continuità nella capacità di governo, anche se qualcuno osserva che assegnare ora una casella alla Lega rischierebbe di innescare tensioni, soprattutto con Forza Italia. Interpellato su un possibile coinvolgimento, l’ex governatore del Veneto preferisce non commentare.

Sullo sfondo, anche la figura dell'ex presidente del Coni Giovanni Malagò, ma in via della Scrofa si registra scetticismo sul suo nome per quella casella. In quota Fdi sarebbe in corsa anche Gianluca Caramanna, deputato meloniano e figura di riferimento nel settore turistico: classe 1975, nato a Flörsheim am Main, in Germania, economista del turismo e manager di lunga esperienza nel comparto alberghiero, tra cui il gruppo Hotel Domus.

Circola inoltre il nome di una donna, Elena Nembrini, attuale direttore generale dell’Enit, così come viene ipotizzato anche il profilo dell'attuale presidente Ita, Sandro Pappalardo. Ma c'è chi tira in ballo Lucio Malan, attuale presidente dei senatori di FdI, ricordando che il suo nome era circolato già in passato per una promozione in un dicastero. O, sempre in casa FdI, si parla del senatore siciliano Salvo Sallemi.

La scelta del nuovo ministro del Turismo, raccontano, non è semplice. Pesa ancora la mancata elaborazione della sconfitta dei sì al referendum. Il nodo - si osserva in ambienti parlamentari di Fdi - è quello della classe dirigente: se nei territori in cui esprimi sindaci o figure apicali finisci per perdere con margini anche superiori al 60%, significa che esiste una frattura profonda.

Quella del referendum, in questa lettura, non è soltanto una sconfitta elettorale, ma il segnale di uno scollamento: proprio dove il partito dovrebbe essere più forte, perché governa e ha visibilità, si rivela invece più debole, osserva un esponente. Il fatto di aver prevalso soltanto in tre regioni rafforza ulteriormente questa interpretazione. Da qui l’idea delle “pulizie di primavera”: una cesura netta, non solo simbolica, per aprire una nuova fase.

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